PESCARA – “È un pò di tempo che va avanti questa storia purtroppo nel calcio quando i risultati non arrivano le colpe sono sempre di chi gestisce di chi porta la macchina, da un certo punto di vista giustamente le prendiamo noi, ma la critica è una cosa, arrivare a certi gesti è un’altra”.

Così Daniele Sebastiani, presidente del Pescara Calcio, ai microfoni di Radio 24, commenta l’episodio doloso dei giorni scorsi in cui gli sono state incendiate due auto.

Secondo Sebastiani “il presidente non debba dare la mano a nessuno, debba collaborare come è giusto che sia per la convivenza e la collaborazione. In tanti anni a Pescara penso che sia stato fatto un ottimo lavoro anche da parte della società, delle forze dell’ordine e della tifoseria che è sempre stata corretta, è evidente che quando i risultati non arrivano ci sia l’amarezza dei tifosi. Però tutto deve sempre rimanere circoscritto lì”.

Alla domanda se abbia ricevuto telefonate da qualche capo ultrà per solidarietà risponde deciso. “Io non ho ricevuto telefonate da parte di nessuno se non da parte di tutto il mondo del calcio e da tutta Pescara per dimostrare vicinanza e solidarietà”.

“Adesso il problema non è quello – aggiunge – perché poi quando succedono queste cose c’è sempre qualcuno che trama sotto, perché se poi io apro il giornale dove vedo scritto che Sebastiani lascia e un altro subentra, però subentra senza parlare con me evidentemente è qualche cosa di strano”.

“Se io voglio comprare una cosa, vado a comprare in un negozio un abito, chiedo quant’è, pago e me ne vado. Se poi per comperare l’abito metto fuoco al negozio questa è un estorsione non un acquisto, poi però per queste cose poi ci sono le forze dell’ordine e la magistratura”. Così risponde a chi gli domanda se dietro a questo episodio ci sia qualcuno che vuole comprare la squadra per pochi soldi.

E al giornalista che incalza chiedendo se pensa che ci possa essere sotto un estorsione risponde, “no, secondo me qualcuno, che probabilmente ha qualche interesse, deve venire da me, non deve andare sicuramente dai tifosi, né può fare in maniera tale che il sottoscritto magari per paura lasci strada libera a chi arriva, un qualcosa che proprio non rientra nel mio dna”.

E sull’ipotesi che tifosi vicini ad ambienti delinquenziali siano stati sobillati da chi vuole prendersi il Pescara per due lire afferma che “io sto cercando di dire che se uno vuole fare un offerta deve venire da me, non deve andare da altre parti”.

“Siccome ho sempre dato disponibilità e apertura ad eventuali possibili vendite – aggiunge ancora – se poi alle vendite si deve arrivare perché io devo scappare dalla mia città non l’accetto”.

Quindi non lascia, insiste Spetia e lui aggiunge: “io posso lasciare, ma siccome sono legato a Pescara, in caso lascio a chi è meglio di me, perchè se devo mettere tutto in mano a dei delinquenti ci metto un minuto”.

“Lo sapete bene – tuona – cosa succede nel calcio, soprattutto su piazze che non sono importantissime e non sono piazze come Torino, Milano, Roma Bologna, che hanno qualcosina in più dal punto di vista calcistico”.

“Chi viene a Pescara o lo fa perché innamorato del Pescara o magari ha altri interessi, altri discorsi da fare. Io non mi sento di lasciare il Pescara nelle mani di qualcuno che dopo sei mesi riporta le carte in tribunale”.

“Io ho detto solamente – sottolinea ancora ai microfoni di Radio 24 – che se qualcuno vuole comprare il Pescara deve venire da me, non deve andare a fare altre strade e deve venire da me e fare un’offerta”.