PESCARA – La città di Pescara, con, in particolare, il mercatino dell’area di risulta era la capitale del commercio abusivo, un vero e proprio polo logistico per lo smistamento delle merci contraffatte.
È quanto emerso dagli interrogatori dei 12 arrestati nell’ambito dell’operazione “Bazar” condotta dal comando provinciale della Guardia di finanza.
Un’inchiesta della direzione distrettuale antimafia dell’Aquila e della procura della Repubblica pescarese che, come spiega il quotidiano Il Messaggero, ha portato a sgominare la banda delle false griffe, un’organizzazione criminale composta da italiani, per lo più napoletani, senegalesi e da un marocchino, specializzata nel mercato del falso con basi operative a Pescara, nell’area di risulta, e molto attiva in Abruzzo e in molte regioni del centro Italia.
I finanzieri hanno accertato che anche quando il mercatino è stato smantellato, i senegalesi implicati insieme alla criminalità campana hanno proseguito con le loro attività illecite in zona, spostandosi solo di qualche metro.
Sotto i tunnel della stazione e nel parcheggio dell’area di risulta hanno continuato a ricevere merce, a vendere di nascosto, a stoccare e a smistare. Insomma, a fare affari.





