PESCARA – “La sede dell’Avis comunale di Pescara è in pericolo: un contenzioso aperto con l’Asl rischia di chiudere una storica unità di raccolta sangue, dove oggi transita buona parte del sangue raccolto nella regione, nonché il primo centro di trasfusione a nascere in Abruzzo più di 50 anni fa”.

Ad affermarlo in una nota, una volontaria dell’Associazione olontari italiani sangue, Cristina Mosca, che afferma che “la sede di corso Vittorio Emanuele II 10 non è di proprietà dell’associazione, bensì concessa in comodato d’uso dall’Azienda sanitaria locale, come da accordo con l’Asl risalente al 1998 e il suo vero proprietario, il ministero dell’Economia e delle Finanze, nel febbraio 2009 lo ha ceduto a Ligestra Due Srl, gruppo Fintecna, che ha chiesto di esercitarne i diritti”.

Quando nell’aprile 2010 un rappresentante di Ligestra Due è andato a valutare l’appartamento, l’allora presidente dell’Avis comunale Cristian Pollio rese noto all’Asl che la questione doveva essere risolta e da allora è nato un lungo inseguimento dei referenti dell’azienda sanitaria da parte dell’associazione di volontariato per un chiarimento”.

La nuova società proprietaria ha infatti stabilito una quota di affitto mensile per l’occupazione dell’appartamento che dall’agosto 2009 ad oggi si è accumulata superando i trentamia euro.

In più di una riunione informale, Ligestra Due ha confermato la piena disponibilità a chiudere la questione, prevedendo anche la possibilità di acquistare l’immobile, con agevolazioni sugli arretrati e la disponibilità a trattare il prezzo di locazione ma la Asl continua a temporeggiare.

Il 23 novembre l’Avis e la Asl hanno anche ricevuto una citazione in giudizio dalla Ligestra per occupazione sena titolo dell’immobile con udienza fissata per marzo.

“Naturalmente noi abbiamo occupato l’immobile in buona fede – ha ribadito Marco Cozza, attuale presidente dell’Avis comunale di Pescara – L’Avis è un’associazione di volontariato e senza scopi di lucro, non potrà mai pagare l’affitto né tantomeno acquistare l’immobile. Esigiamo una risposta: la Asl deve farsi carico del problema e mantenere l’impegno”.