L’AQUILA – Il maestro Leonardo De Amicis, direttore artistico da 9 anni della Perdonanza celestiniana, lascerà l’incarico al termine della edizione di quest’anno.

Lo ha annunciato in una intervista al quotidiano il Centro in vista della cerimonia inaugurale che per la prima volta sarà trasmessa in diretta dall’Aquila, il 23 agosto, su Rai Uno.

Lascia l’incarico ma afferma di restare a disposizione della città rimanendo, per esempio, come consulente. Confida, inoltre, che la diretta Rai potrà esserci anche nei prossimi anni.

“Rai 1 ha ricevuto il mio progetto editoriale”, ha raccontato De Amicis,  “e, con alcuni accorgimenti, è diventato un evento in diretta. Una sorta di coedizione: un programma Rai in diretta dall’Aquila”.

“È stato un percorso lungo e articolato, se ne parlava già da due o tre anni. Ma alla fine devi portare un progetto: se non vuoi che la serata diventi il ‘marchettificio’ estivo, devi mettere sul tavolo del prime time contenuti, ospiti e identità. È il risultato di un percorso che ha richiesto unione di forze e una forte condivisione di intenti. Accanto al mio lavoro artistico, è stato determinante l’impegno istituzionale del sindaco Pierluigi Biondi, presidente del Comitato Perdonanza e del vicesindaco Raffaele Daniele, coordinatore di tutte le edizioni che ho avuto l’onore di dirigere».

Ha poi spiegato perché è importante la diretta: “Potevano anche registrarla e trasmetterla dopo, ma non l’avrei accettato. Se porti in televisione una Perdonanza che ha più di sette secoli devi poter dire: ‘In diretta dall’Aquila’. È questo che ha un effetto dirompente”.

“Significa innanzitutto spiegare la Perdonanza. Noi aquilani la conosciamo, ma chi accende il televisore a Vigevano o a Catania deve capire in quattro o cinque minuti cosa sta accadendo all’Aquila. Il primo effetto dirompente è entrare nelle case della gente senza chiedere permesso  Sì. La Perdonanza diventa un brand nazionale, non più soltanto dell’Aquila o dell’Abruzzo. Si è parlato tanto di diffonderla: questo è il metodo più potente. Per me è un risultato straordinario: francamente, un sogno”.

Si è poi soffermato sui criteri di designazione degli artisti: “Ho scelto anche artisti che hanno incontrato e conosciuto la Perdonanza, che l’hanno ‘sentita’. Qualcuno all’Aquila potrà dire: ‘Questo l’ho già visto’, ma dobbiamo raccontare la Perdonanza all’Italia”.

“Ci saranno Morandi, Ranieri, Sal Da Vinci, Masini, Cristicchi, Sayf. È un palinsesto da Rai 1, ma deve rispettare esattamente la Perdonanza. Parleremo del perdono e dell’Aquila con un linguaggio semplice, comprensibile a tutti. Deve essere una serata televisiva, ma dentro la Perdonanza”.

Si è poi soffermato sulla difficoltà di adattamento del format ai tempi della trasmissione che a suo dire sono state limitate.

“Bisogna concentrare alcune cose: in televisione non puoi permetterti numeri lunghi quindici minuti. Ma non modifico il contenuto autoriale. Voglio parlare del perdono in maniera moderna. Sayf, per esempio, rappresenta i giovani: il suo apporto non sarà soltanto artistico, ma anche di opinione”.

Nella serata inaugurale ci sarà spazio anche per San Francesco e ha spiegato il perché: “È l’ottocentenario della morte e voglio fare un parallelo. Sono due figure illuminate. Percorsi diversi, ma alla fine il messaggio di fondo arriva allo stesso punto. Il parallelo è stato al centro anche di un confronto con il ministro Gianmarco Mazzi, che desidero ringraziare per l’attenzione e la sensibilità con cui ha accolto il progetto. Da quel confronto è nato infatti un dialogo con il Ministero del Turismo, che proprio in questo anno così significativo sta sostenendo e valorizzando il turismo religioso, con l’obiettivo di contribuire alla realizzazione del nostro programma e di dare ancora maggiore forza a un racconto che mette in relazione spiritualità, cultura, storia e territorio”.

Poi il rapporto della manifestazione con la politica: “L’arte e la cultura sono un’autostrada che non può viaggiare sullo stesso livello della politica. La politica non la deve sfiorare: la deve aiutare, da qualsiasi parte provenga”.

E sui Cantieri dell’Immaginario, anche qui nel suo ruolo di direttore artistivo, ha sottolineato: “Non li ha inventati questa amministrazione. Ma perché avrei dovuto cambiare un nome straordinario e un’intuizione così bella? Se vogliamo rispettare la città, le cose che funzionano vanno rispettate. Questa amministrazione non mi ha mai imposto una linea. Ho fatto questa cosa per diversi anni pro bono, ma l’ho detto dall’inizio: se avessi visto la mia persona strumentalizzata per un fine politico, avrei smesso”.

Infine una valutazione sul  confronto politico sui temi culturali: “Sì, c’è molta aggressività e francamente non la amo. Se pensi di avere ragione politicamente scrivi il tuo progetto e fai capire alla gente perché è migliore”.