L’AQUILA – Questo il saluto dell’assessore regionale alla Protezione civile, Gianfranco Giuliante, in occasione della cerimonia di apertura dell’annuale Giubileo aquilano, in cui per il secondo anno di fila ha rappresentato la Regione Abruzzo.
Tra i temi toccati, la necessità di trasmettere la storia e le tradizioni alle prossime generazioni.
IL TESTO INTEGRALE
La Perdonanza ci fa venire in mente sentimenti, ricordi e tradizioni che ci accompagnano nella nostra storia, che ci spingono a far conoscere meglio le nostre origini e ci stimolano a costruire e vivere nel migliore dei modi il nostro domani.
La nostra non è dunque una semplice tradizione da rispettare e tramandare di generazione in generazione.
La nostra è una esigenza a cui sentiamo di dover aderire con consapevolezza, passione, fede e lungimiranza, e che ogni anno siamo orgogliosi di rinnovare.
Sono tanti gli aspetti che caratterizzano i solenni festeggiamenti, quello religioso sicuramente importantissimo ma che da sempre si coniuga con l’orgoglio civico.
Siamo riuniti qui per accendere il tripode della pace. Il fuoco, simbolo per Celestino V di valori importanti come la riconciliazione, il perdono e la pace.
In questa occasione cerchiamo di fare tesoro dell’insegnamento di Celestino, per ben sperare nell’avvenire. Un avvenire che assume un significato più vero e profondo nel sottolineare la forza e la determinazione di un popolo che non si arrende e trova nell’orgoglio del passato lo slancio verso il futuro.
In un momento difficile per la città dell’Aquila ancora ferita e per l’Italia intera, l’attualità del messaggio che Pietro da Morrone ci ha donato, con l’istituzione della prima indulgenza plenaria della storia del Cristianesimo, oltre che essere attuale rappresenta un punto di riferimento ineludibile per la rinascita della Città.
Non ci sono grosse differenze tra un paese lacerato da divisioni, guerre e povertà qual era l’Europa del XIII secolo e la condizione europea attuale dove le divisioni sono ancora evidenti, lo spettro della povertà torna ad aleggiare e dove le borse sono divenute le nuove trincee.
In questo contesto già difficile, L’Aquila, la Città che Celestino V ha scelto e dove ha voluto edificare la Basilica di Collemaggio, ha vissuto e ancora vive un ulteriore dramma. Il 6 aprile 2009, la forza della natura ha inferto un duro colpo non solo alla Città intesa in senso materiale di insieme di luoghi e attività, abitazioni, sapori e ricordi ma anche e soprattutto nel suo senso più ampio di civitas cioè di comunità di cittadini.
Le case, le vie, le piazze, i negozi senza il senso di appartenenza ad una comunità, quella aquilana, non possono né debbono restare a lungo vuoti simulacri a testimonianza di un passato importante ma senza prospettiva futura.
Ricostruire una città significa ricostruire la comunità dei cittadini che la abitano e questa rappresenta la vera sfida oltre che il senso profondo del messaggio di Celestino V.
Questa piazza ancora ferita ci ricorda, a distanza di tre anni, che molto c’è ancora da fare ma allo stesso tempo la vostra presenza testimonia che la volontà di tornare a vivere è ancora forte. Molte volte L’Aquila è caduta e molte volte si è rialzata grazie alla forza di tutti i cittadini che quotidianamente tengono viva con la loro operosità e con azioni la speranza di un futuro possibile nonostante le difficoltà di questi tempi.
La speranza anche se forte e radicata ha però bisogno di concretezza per essere continuamente alimentata ed è per questo che tutte le forze vive di questa città devono attivarsi in questo senso. In questi tre anni sono stati commessi sicuramente degli errori, si poteva fare meglio e di più ma il senso del messaggio del Papa del Perdono è proprio quello di abbandonarsi alla facile critica di non scegliere e di non scadere nella dietrologia di ritorno perché bisogna guardare oltre, e gettare la basi, con umiltà e duro lavoro, ad una rinascita possibile.
Ritrovare il senso di comunità, significa riconciliarsi con l’altro, superare differenze e interessi particolari per rivedere, il prima possibile, questi vicoli e queste piazze brulicare di vita, respirarne gli odori, ascoltarne le voci e ammirarne i colori.
Celestino, concedendo soprattutto agli umili la possibilità di redimersi dagli errori (fino ad allora le indulgenze erano riservate a pochi e abbienti), ha voluto donare al mondo un messaggio di riconciliazione vero e profondo in grado di superare le differenze e le disuguaglianze.
Quest’ultime pur presenti non possono e non devono per nessun motivo pregiudicare il raggiungimento del nostro obiettivo, la ricostruzione dell’Aquila!
Solo se riusciamo ad essere veri interpreti dell’esempio celestiniano ed incarnarne i valori universali potremo guardare al futuro con maggiore fiducia e speranza!
Ancora una volta L’Aquila potrà rialzarsi! Il rigore, la semplicità e l’universalità della Perdonanza vanno interpretati come segnali autentici da amplificare.
Da ultimo, ma non ultimo, il nostro pensiero corre ai tanti in difficoltà tanto agli anziani affinché in queste giornate di festa possano godere i momenti di gioia e solidarietà che la Perdonanza è in grado di regalare, quanto ai giovani affinché non disperdano questo importante patrimonio di fede e tradizione così gelosamente tramandato dai nostri padri.
Del resto, il futuro di una città passa inevitabilmente per la capacità di preservare la memoria storica e questa è la fiaccola che la Città trasmette di generazione in generazione!



