L’AQUILA – Presso la Chiesa di San Pio X è in corso, in programma alla 716^ Perdonanza Celestiniana, una mostra di pittura finalizzata ad un concreto atto di beneficenza.

Con il titolo “L’altroieri – atto d’Amore” la pittrice Sara Chiaranzelli ha voluto focalizzarel’attenzione sulla dimensione di ricordo più bella che riguarda L’Aquila, città devastata dal terribile sisma del 6 aprile.

Come specifica l’autrice, il vero intervento artistico non risiede nel quadro fine a se stesso, ma nell’atto del dare: tutto il ricavatoCdella vendita dei quadri esposti verrà interamente devoluto per il restauro di un’opera d’arte danneggiata dal sisma, nello specifico trattasi del Battesimo di Costantino di Baccio Ciarpi, un dipinto ad olio su tela del1612 recuperato dalla Chiesa di San Silvestro di L’Aquila.

Le emozioni suscitate dai ricordi di questa città sono ancora molto forti e molto sentite, di seguito è riportato un testo scritto da Walter Cavalieri.

“Quella notte maledetta si è portata via molte vite innocenti, molti progetti di vita e ingenti patrimoni materiali. Ma tra le altre cose, ha attentato alla nostra memoria, alla nostra storia, trasformando i cari “luoghi” del nostro vivere in tanti “spazi” anonimi. Abbiamo tutti scoperto che altra cosa è abitare una casa qualsivoglia, altra cosa è vivere, lavorare, intrattenere relazioni sociali. La nostra sofferenza di “animali metafisici” , quella che oggi l’Italia sembra non capire, riguarda la salvaguardia della nostra identità, del nostro più profondo sentirci cittadini. E’ in gioco un patrimonio morale enorme del quale le prossime generazioni ci chiederanno conto: chi di noi vuole assumersi la responsabilità di aver abbandonato a se stessa questa meravigliosa Città d’arte?

Per questo tutti coloro che amano L’Aquila si sforzano nel loro campo (la poesia, la storia, la fotografia, la letteratura) di evocare i luoghi della memoria, rifiutando l’idea di una città ridotta a spazio indifferenziato!

E per questo una giovane artista come Sara Chiaranzelli compie il suo personale “atto d’amore” usando il linguaggio a lei più consono. Se è vero come diceva Marcel Duchamp che un quadro non è mai la realtà, le immagini di Sara rinviano ad una realtà che potrebbe non essere più, posta com’è a cavallo tra il prima e il dopo, “luoghi” della memoria prima che della materia. Eppure capaci di evocare suoni, odori e sentimenti mai morti, ma anzi amplificati dal dolore della nostalgia e dalla forza della speranza”.