L’AQUILA – Giovanni Lolli no, Stefania Pezzopane no, Massimo Cialente chissà, ma magari no. E così spunta il “quarto uomo” del Partito democratico.
Per motivi diversi, stanno infatti cadendo uno dopo l’altro i tre assi tra cui il Pd pensava di pescare il suo candidato alle primarie di coalizione e verosimilmente alla poltrona di sindaco dell’Aquila per le elezioni del 2012.
Di qui la mossa, caldeggiata direttamente dalla direzione nazionale del partito, per uscire dall’impasse: fare piazza pulita di ostruzioni e veti incrociati. Anno nuovo, faccia nuova: estranea alla line-up di potere che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo della sinistra nel capoluogo.
Tra chi si è chiamato fuori da solo e chi è stato preso di mira dal resto della coalizione, d’altronde oggi i tre big sembrano tutti incandidabili.
Lolli sembrava l’uomo ideale per riunificare lo schieramento di centrosinistra senza rischiare la fronda da parte di Rifondazione, Italia dei valori e gli altri fratellini che, in caso di discesa in campo di “Zizzetto”, avrebbero potuto perfino pensare a non fare le primarie.
Ma l’ex sottosegretario allo Sport non è convinto, veramente non lo è mai sembrato fin dall’inizio, di lanciarsi nella politica cittadina dopo anni e anni di servizio in Parlamento. Non è per snobismo, piuttosto Lolli è davvero certo di poter essere più utile da Roma, facendo da “sentinella” come accaduto in passato per questioni come quelle della proroga della restituzione delle tasse, della calendarizzazione della proposta di legge sulla ricostruzione e così via.
Fuori uno, anche se sulla ricandidatura di Lolli a Montecitorio ci sarà da discutere a lungo visto che ha già collezionato mandati e il Pd preme per un ricambio.
Anche la Pezzopane sindaco sarebbe stata ben vista da molti all’interno del centrosinistra. Sia perché da assessore della Giunta Cialente sta gestendo deleghe molto pesanti, Cultura e Sociale, tanto da farla apparire quasi come un vice sindaco-bis. Sia perché alla guida della Provincia, pur non riconfermata al termine del mandato, ha dimostrato di poter governare con pugno di ferro in guanto di velluto, dote apprezzata dalla sinistra, che non gli avrebbe messo troppi bastoni tra le ruote.
Ma anche lei, interpellata in tempi non sospetti, pur non escludendola, si è sempre dimostrata prudentissima all’ipotesi di una sua candidatura a subentrare all’”amico Massimo”. Pure l’assessore sembra puntare al Parlamento e, visto che in questo caso sarebbe l’esordio, e considerato anche il suo ruolo di responsabile nazionale Pd per la ricostruzione, potrebbe avere chance in più di Lolli.
Fuori due, e come argomento a sostegno bisogna anche aggiungere che ci sarebbe tutto un anno per preparare la campagna elettorale.
Infine, Cialente, che, va ricordato, fino a prova contraria a oggi è il candidato ufficiale del Pd, investitura auto-ottenuta sfruttando un codicillo dei regolamenti del partito che consente la ricandidatura de plano agli uscenti che si dichiarano intenzionati a proseguire.
Una riconferma che, però, proprio perché imposta da se stesso e non discussa, sta sul groppone a molti. Alla sinistra innanzitutto, che si è smarcata subito invocando primarie “vere” con un candidato di valore per rompere le uova nel paniere al sindaco uscente, vedi i sondaggi compiuti da e verso Vittorio Festuccia, ex capogruppo dei Democratici di sinistra.
Ci si aggiungano le polemiche seguite alla discussa testimonianza del sindaco al processo alla commissione Grandi rischi, che per quanto lo riguarda ha scagionato gli esperti accusati di aver rassicurato gli aquilani: una vicenda che da qualcuno è stata usata (poco elegantemente) come grimaldello politico per tentare di togliere di mezzo il sindaco dalla sua corsa verso la riconferma.
E con questo il quadro è completo. Forse ancora presto per dire “fuori tre”, ma il rischio c’è.
Di qui l’ipotesi, una rivoluzione se si concretizzasse, di un quarto nome. Un “homo novus” del Pd capace di scompaginare lo scenario, fare piazza pulita delle incertezze, spiazzare i bellicosi alleati, e in prospettiva mandare gambe all’aria i ritardatari avversari.
Nomi al momento non ne circolano, il che la dice lunga su quanto sia difficile far digerire ai piani alti del centrosinistra anche solo l’idea che il prossimo candidato sindaco democrat non sia uno dei “tre tenori”.
Ecco perché si paventa l’ipotesi di un tutore che venga da Roma a dipanare l’intricata matassa. Non certo un commissario del partito, che ha già vissuto una difficile stagione congressuale, quanto piuttosto un affiancamento ai vertici decisionali per avere una più nitida ed efficace “visione” della persona giusta.
Anche perché fino a oggi tanto il segretario regionale, Silvio Paolucci, quanto quello provinciale, Mario Mazzetti, hanno mantenuto posizioni estremamente caute, evitando di schierarsi apertamente dalla parte di Cialente e lasciando aperti tutti gli scenari.
Anche quello del “quarto uomo”.






