L’AQUILA – Sarà una Pasqua povera, quella che trascorreranno in tutto l’Abruzzo centinaia di persone che, di fronte a tanto cibo e tanto sfarzo, sono costrette a rimanere a guardare.
È la Pasqua dei senza tetto e dei disoccupati, di tutte quelle persone che hanno perso il lavoro e non riescono neanche più a pagarsi l’affitto, per le quali l’acquisto dell’uovo di cioccolato diventa l’ultimo dei problemi. Da un paio di anni a questa parte il loro numero è quasi raddoppiato, e si rivolgono alle Caritas diocesane per chiedere una mano a pagare le bollette, l’affitto o per fare la spesa.
Ed è proprio per loro che le mense di tutte le città stanno organizzando dei pasti all’altezza della tradizione “con l’agnello, il caffè e il dolce – spiega ad AbruzzoWeb suor Vincenza, superiora dell’istituto San Camillo che custodisce all’interno il centro Santa Luisa della mensa, di Chieti – Vogliamo dare anche ai meno fortunati la possibilità di trascorrere le feste con dignità”.
La Caritas diocesana di Chieti in questi giorni è chiusa a causa di un problema al tetto, e complici le feste, hanno deciso di portare avanti i lavori di manutenzione proprio in questo periodo. Ma il loro dovere l’hanno svolto, nonostante tutto, aiutando prima le persone con donazioni economiche e di viveri.
Il giorno di Pasqua, poi, la mensa di Chieti Scalo e quella delle suore vincenziane accoglieranno i bisognosi per il pranzo, ed è proprio la madre superiora dell’istituto a spiegare che “Il numero di persone che si rivolgono a noi è cresciuto rispetto all’anno scorso. Prima preparavamo circa 17 pasti, adesso oltre 40, da aggiungere ai 6 che mandiamo a casa delle famiglie con bambini”.
“Noi non chiudiamo la porta in faccia ai poveri – continua – loro bussano e noi apriamo. Per sabato santo avremo a pranzo anche l’arcivescovo monsignor Bruno Forte. Domenica, invece, mangeremo l’agnello come un vero pranzo di festa”.
Fino a qualche anno fa si rivolgevano a loro solo barboni ed extracomunitari, adesso arrivano anche gli italiani. “Qui trovano un ambiente riservato ma non si sentono giudicati – sottolinea suor Vincenza – qualcuno inizialmente fa resistenza, si vergognano, ma poi vedono che l’ambiente è accogliente e tornano”.
Tra le stanze dell’istituto c’è anche il servizio doccia e distribuzione indumenti, “In casi in cui vengono da noi famiglie diamo loro dei pacchi con una spesa di caffè, zucchero, riso, olio, scatolame vario e una colomba”.
Ma alla Caritas diocesana la crisi si sente poco, forse perché si è sempre sentita, o forse perché gli abruzzesi sono caritatevoli anche nei periodi di difficoltà “Più dai e più la provvidenza torna – commenta la suora – Da noi portano cibo le pasticcerie nell’ora di chiusura, i forni, gli alimentari, fin quando riusciamo ad andare avanti non ci fermiamo di fronte a niente”.
A qualche chilometro da Chieti c’è la Caritas diocesana di Pescara, con il referente area comunicazione, Corrado De Dominicis, che rivela che l’aumento vertiginoso di richieste d’aiuto non si concentra nei giorni di festa, ma durante tutto l’anno, “In media si rivolgono a noi 45, 50 persone al giorno, con picchi anche di 60”.
“Oltre alle classiche necessità economiche, accogliamo richieste di lavoro di persone tra i 45 e i 55 anni che hanno perso l’occupazione e fanno fatica a ricollocarsi”, continua De Dominicis.
Don Marco, direttore della Caritas Pescara-Penne e delegato regionale Caritas Abruzzo e Molise, dichiara che “la situazione è sempre la stessa e la cosa che si prova a fare in periodi importanti come la Pasqua è offrire un pasto diverso per far vivere alle persone che non hanno altre possibilità, le feste in un modo diverse rispetto agli altri giorni”.
“Nella mensa in va Bardet prepariamo circa 250 pasti al giornata, 150 solo la sera e purtroppo non registriamo alcuna diminuzione di richieste – continua – Per Pasqua tutte le Caritas parrocchiali si sono preoccupate di preparare dei pacchi e fare donazioni maggiori rispetto al solito, per stare attenti all’importanza della giornata”.
“La crisi un po’ ci tocca, stiamo registrando qualche calo nelle donazioni ma c’è ancora la voglia di essere solidali”, conclude il referente.
Dello stesso registro anche la Caritas Diocesana di Teramo, “I giorni di festa cerchiamo di avere un occhio di riguardo nel menu, proviamo a fare un timballo o le mazzarelle, qualche piatto della tradizione”, spiega Carlo, un collaboratore.
Nel 2012 a Teramo è stato aperto l’emporio della solidarietà, alle persone viene data una scheda prepagata in euro virtuali attraverso la quale si può andare al negozio e attingere ciò di cui si ha bisogno, per dare la possibilità anche ai meno fortunati di fare la la spesa in maniera più dignitosa.
“C’è molta affluenza – puntualizza Carlo – arrivano una ventina di persone al giorno, sono sempre gli stessi volti e per fortuna non c’è un aumento evidente di richieste”.
L’emporio sta cercando di migliorare la qualità dei prodotti, la gran parte li ottiene grazie alle donazioni, altri li devono comprare, e la quantità di persone che gli si rivolgono è ingente, “abbiamo rilasciato già 200 schede tra famiglie e pensionati”, conclude.
In totale controtendenza, con una flessione negativa delle donazioni alle parrocchie, è L’Aquila, che vede ridotte la questua e i contributi alla chiesa di quasi tre quarti.
“Gli aiuti delle parrocchie sono scesi di almeno il 70 per cento – spiega ad AbruzzoWeb Paolo Montesanti, direttore della Caritas L’Aquila – e sono gli stessi i parroci in evidente difficoltà”.
“I dati che abbiamo ricavato nell’ultimo periodo sono terribili – dichiara Montesanti – In tanti anni di lavoro non avevo mai visto una simile situazione, è sconcertante. Solo nell’ultimo anno sono entrati oltre 2.000 nuovi accompagnamenti, sono numeri mai visti. Le famiglie aquilane si vergognano di venire a chiedere direttamente aiuto a noi, arrivano alla Caritas grazie ai parroci”.
“Per la Pasqua noi siamo aperti come con i tre appartamenti dell’accoglienza, dove distribuiamo anche viveri e vestiario, non facciamo mensa per non disperdere i contributi pubblici, in città c’è la mensa celestiniana ed è giusto che se ne occupi chi ci lavora, il loro aiuto è prezioso – continua il direttore – Ogni anni accogliamo oltre 600 ragazzi che si appoggiano nei nostri appartamenti per sostenere gli esami ma non hanno la possibilità di affittare una casa o una camera, neanche per un giorno”.
“L’emporio della solidarietà ancora non c’è – puntualizza – purtroppo ci mancano gli spazi ma è un’iniziativa bellissima e la prima delle nostre priorità. Ma sopperiamo con gli aiuti economici”.
“Ogni anni l’arcivescovo monsignor Giuseppe Molinari ci mette a disposizione oltre 200 mila euro solo per gli aiuti economici di base”, conclude.






