L’AQUILA – Sarebbe bastata una piccola scintilla, è arrivato invece un devastante incendio, quello divampato a Fonte Vetica nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga il 5 agosto, a rendere ancora più incandescente e conflittuale il rapporto tra l‘avvocato teramano Tommaso Navarra, presidente dell’ente Parco, e il suo direttore, il campano Domenico Nicoletti.
Un dirigente statale di lungo corso, Nicoletti, già direttore del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nominato a direttore del Gran Sasso-Laga dal ministero dell’Ambiente nell’autunno del 2015, dopo una lunga vacatio.
Nicoletti guadagna ora la bella cifra di circa 5.600 euro netti al mese, e ricopre altri vari incarichi in giro per l’Italia, tanto che nella sede di Assergi, assicurano fonti interne rigorosamente anonime, si materializza fisicamente sì e no una settimana al mese.
Inutili, a tal proposito, sempre da quanto appreso, sono state più di dieci lettere e richiami a firma dell’impotente presidente Navarra, per invitare il suo super direttore a una maggiore presenza in sede e produttività, e a essere più collaborativo con la linea politica dell’ente. Tutto inutile, visto che il presidente alla fine non ha poteri, come richiamato in alcune repliche dello stesso direttore.
Un dualismo insanabile, dunque, quello che agita le acque nell’ente Parco, in un momento per di più molto delicato alla luce dell’approvazione del Piano del Parco, atteso da decenni, da parte della Regione Abruzzo, anche se per l’attuazione, che renderebbe più puntuali e razionali i vicoli sull’area protetta, ci vuole il via libera anche di Regione Marche e Regione Lazio.
Un direttore, Nicoletti, finito anche lui nell’occhio del ciclone a seguito dell’incendio che è divampato nel cuore dell’area protetta, a Fonte Vetica partito da un barbecue, acceso da una comitiva di ragazzi del Pescarese, ora sotto inchiesta, e che, sospinto dal vento, ha mandato in fumo ettari di prateria e pineta.
Un innesco colposo che si è verificato a poca distanza dalla Fiera ovina organizzata dalla Camera di commercio, a cui hanno partecipato la bellezza di 30 mila persone, senza che fossero state predisposte misure di sicurezza, limitazioni al traffico e al parcheggio senza regole, senza la presenza di servizi d’ordine, cartelli di divieti e delimitazioni al barbecue selvaggio, e soprattutto senza mezzi antincendio in loco pronti a intervenire.
Nicoletti in quei giorni cruciali era per di più in ferie, ad agosto, quando si suppone l’attività del Parco dovrebbe essere intensa e assidua, ed è tornato in sede, senza eccessiva fretta, solo dopo l’incendio, su richiesta esplicita del presidente Navarra, che ha colto l’occasione, in un’intervista a caldo, all’Ansa, di annunciare “una verifica amministrativa, per accertare eventuali errori, anche da parte del Parco”.
Un riferimento, è lecito ipotizzare, proprio all’operato di Nicoletti, che ha firmato l’autorizzazione per la Rassegna ovina il 5 luglio, assieme al responsabile d’area del Parco, Alfonso Calzolaio.
Autorizzazione che ha provocato, poi, una valanga di polemiche, vista l’evidente non sostenibilità ambientale di un evento di tale portata nel tanto celebrato ‘piccolo Tibet’.
Tornato in servizio, Nicoletti si è difeso facendo notare che il via libera è stato da lui accordato solo dopo che la Camera di Commercio si era impegnata a rispettare alcune prescrizioni, tra cui la delimitazione, il controllo e la sorveglianza dell’area interessata all’evento, attraverso, aveva assicurato la Camera di Commercio, l’affidamento del compito a “una associazione di comprovata esperienza”, e che tutti i luoghi interessati alla manifestazione sarebbero stati “delimitati con paletti, fettucce e corde e con idonea segnaletica”.
Prescrizioni che non sono state, però, rispettate, senza che il Parco abbia controllato e abbia avuto nulla da obiettare, a detta delle associazioni che già si preparano ad andare per le vie legali.
E dunque ancor di più sono finiti sulla graticola non solo il presidente della Camera di commercio, Lorenzo Santilli, che come al solito si è chiuso nel più rigoroso silenzio, ed è irraggiungibile da giorni telefonicamente, ma anche l’ente Parco.
A chiedere infatti la testa di Navarra e Nicoletti sono non solo le associazioni ambientaliste, che da tempo denunciano il far west che si verifica ogni domenica e festa comandata sulle praterie di Campo Imperatore, per la cui tutela il Parco ha per di più speso 1,6 milioni di fondi europei.
Ma anche centinaia e centinaia di cittadini che hanno inondato di commenti il profilo facebook del Parco, definito generalmente un “inutile baraccone”, un “costosissimo stipendificio fine a se stesso”, che pone divieti sentiti come vessatori dalle popolazioni locali, e che ingessano il territorio, ma poi ci mette decenni per approvare il Piano del Parco, e fallisce di fatto nella sua unica vera mission, tutelare l’integrità ambientale dell’area protetta che amministra.






