PESCARA – “Pino De Dominicis non è degno di ricoprire il ruolo da commissario del Parco della Costa teatina perché è il responsabile politico di un danno erariale di 1,5 milioni di euro, causati quando era presidente della Provincia di Pescara”.

Netta e durissima l’accusa di Leandro Bracco, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, a seguito dell’approdo dell’esponente del Partito democratico sulla poltrona dell’area protetta, che vale 4 mila euro al mese, a seguito della nomina del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio.  De Domicis, sottolinea Bracco, “sta svolgendo una consulenza anche per il vicepresidente di Giunta Giovanni Lolli”.

Nomina salutata dalla senatrice Stefania Pezzopane come “una sterzata necessaria alla composizione di un sistema di aree protette”, e dal neo assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca come un’ottima scelta in virtù “della sua storia, la sua tradizione politica, l’impegno portato avanti da De Dominicis, a favore dello sviluppo sostenibile”.

Ma Bracco la pensa diversamente, e torna alla carica, prpmettendo anche di rivolgersi alla Corte dei Conti, dopo un’interrogazione in Consiglio regionale, contro questa nomina, tirando fuori quello che definisce un grave vulnus nel curriculum politico di De Dominicis, risalente al 2000, relativo alla vicenda della poco fortunata nomina a direttore generale dell’ente del friulano Edoardo Barusso.

“L’allora presidente di provincia De Dominicis – ricorda Bracco ad AbruzzoWeb – assunse Barusso come direttore generale perché molto vicino a Massimo D’Alema. Un incarico d’oro, il suo, da 150 mila euro l’anno e una lunga serie di benefit, tra cui il rimborso di tutte le spese di qualunque natura per la partecipazione a corsi, un appartamento arredato con tutte le utenze a carico della Provincia, telefono cellulare, pc portatile sempre a carico della Provincia e ogni altra risorsa che avrebbe ritenuto idonea allo svolgimento delle funzioni, un compenso del 20 per cento di tutte le sponsorizzazioni che lui avrebbe promosso, nessun vincolo di  orari e presenze”.

“In Consiglio provinciale – prosegue Bracco – si scatenò un putiferio, anche nei banchi di centrosinistra, e De Dominicis tentò un goffo dietro front,  revocando il compenso. Ma Barusso fece ricorso in tribunale per ottenere un risarcimento milionario, come suo diritto, in base al contratto sottoscritto, vincendo la causa nei tre gradi di giudizio”.

Risultato insomma è che le già esangui casse della Provincia ad aprile 2014 sono state ulteriormente alleggerite dagli assegni staccati a favore di Barusso per un ammontare record che sarà di 1,5 milioni di euro.

Bracco nei prossimi giorni a recarsi presso la Procura della Corte dei Conti a L’Aquila  per depositare la sentenza di Cassazione e quindi chiedere che venga aperto un fascicolo per il reato di danno erariale ai danni dell’amministrazione Provinciale dell’epoca in modo  che siano i diretti responsabili a pagare anziché la collettività.

“Non basta avere la fedina penale pulita, l’incapacità di De Dominicis in questa occasione è stata clamorosa – tuona Bracco – e in un Paese normale mai e poi mai, un simile amministrativa sarebbe stato scelto per ricoprire altri incarichi in cui viene gestito il denaro pubblico”.

Strali da Bracco anche contro quello che rischia di diventare il costituendo Parco della Costa teatina, “un poltronificio, dove invece di tutelare gli ambiento, si tutelano i privilegi di una casta di politici screditati e che dovrebbero aver fatto il loro tempo. Un parco non dovrebbe essere diretto  da  commissari, né presidenti né consiglieri di amministrazione, ma solo da cittadini che amano l’ambiente che se prendono cura”. Filippo Tronca