L’AQUILA – “Gli assessori competenti in Regione devono fare chiarezza sull’ipotesi paventata secondo la quale, nei Parchi Abruzzesi i confini delle siti di interesse comunitario, i Sic, a massima tutela, sono stati riportati in modo difforme nelle cartografie, o addirittura sono magicamente spariti, permettendo così la realizzazione di opere impattanti, con valutazioni ambientali attenuate e ”.

La debordante richiesta è di Luca Ricciuti, ex consigliere regionale di Forza Italia, con l’importante carica di presidente della seconda commissione Territorio, per poi passare per un breve periodo in Fratelli d’Italia, con cui si è candidato alla Regione Abruzzo, mancando l’elezioni,  per poi uscirne.

L’invito di Ricciuti è segnatamente al vice presidente della Regione, l’assessore Emanuele Imprudente, che ha delega ai Parchi, e all’assessore Nicola Campitelli, con delega all’Urbanistica, entrambi della Lega.

Tutto parte dalle denunce circostanziate avanzate dall’associazione di allevatori e cinghiali Cospa, per voce del suo battagliero portavoce Dino Rossi. A dire di Rossi, si è verificato in Abruzzo “un’incredibile” e “opaco” “ballo dei Sic”, i siti di interesse comunitario dove vigono vincoli molto stringenti. All’interno nel parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, nel comprensorio dell’alto Sangro, sarebbe addirittura “sparito” dalle cartografie ufficiali il Sic denominato “Parco Nazionale D’Abruzzo, “non riportato” nella Carta delle Aree Protette della Giunta Regionale.

E questo avrebbe favorito un iter di autorizzazione attentato e meno ricorso la realizzazione di opere divario genere, tra cui impianti di ricettività turistica e  sciistici”, e non sarebbe chiaro se ci sia stata o meno l’autorizzazione prevista dalla normativa relativa alla Valutazione di impatto ambientale (Via), e alla Valutazione ambientale strategica (Vas), imposta dalla presenza di un Sic, oppure una più snella e semplice autorizzazione del Comune.

Seconda vicenda denunciata dal Cospa riguarderebbe il Parco regionale Sirente-Velino e il comune di Ovindoli, dove è sindaco il consigliere regionale della Lega, Simone Angelosante.

Qui sarebbe accaduto che quando la Regione ha dovuto tracciare i confini dei Sic nelle cartografie ufficiali, ha fatto riferimento a quelli riportati da un libro, uscito nel 1996 ed edito dalla stessa Regione, in collaborazione con il Wwf e Legambiente, dal titolo “Abruzzo, guida ai Parchi e Riserve Naturali”, nel quale, questa l’accusa, “risulta falsificato il confine della Riserva orientata naturale Monte Velino nella porzione ove è presente una delle due aree di riserva semi-integrale, guarda caso proprio dove oggi è prevista la costruzione dei nuovi impianti sciistici della stazione invernale Monte Magnola”.

Commenta dunque Ricciuti: “ci troviamo davanti a gravi ipotesi, quella della mancata definizione congruente  dei confini dei sic in alcune aree vincolate dell’Abruzzo a massima valenza ambientale. Tutto ciò merita di essere verificato con una istruttoria rigorosa, convocando i vari dirigenti delle aree protette interessate e della Regione, che hanno avuto un ruolo nei vari iter”.

Per quanto riguarda il Sic del Parco Sirente Velino,  prosegue Ricciuti, “nel 1987 è stata istituita la Riserva naturale orientata dello Stato denominata Monte Velino, due anni prima dell’istituzione del Parco, nel 1989. Sono due entità amministrative differenti ed autonome, l’una fa capo alla regione, l’altra Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. La perimetrazione successiva dell’area Sic, calata  all’interno del territorio sarebbe però non perfettamente combaciante con l’area della riserva naturale orientata, che la logica vorrebbe che fosse stata interamente ricompresa.  Questo perchè ci si sarebbe basati sulla cartografia riportata nel testo ‘Abruzzo guida ai parchi e riserve naturali’, che risulterebbe però difforme, tagliando la riserva di parecchie centinaia di ettari, rispetto alle sue effettive dimensioni, riportate nella cartina allegata al decreto ministeriale istitutivo. E incredibilmente nessuno, a cominciare dalle associazioni ambientaliste, si sarebbe mai accorto di nulla.

“Nell’alto Sangro – prosegue dunque Ricciuti –   qualcuno addirittura si sarebbe dimenticato di  riportare un intero Sic sulla cartografia ufficiale delle aree protette della Regione. E in entrambi i casi sarebbero rimaste ‘scoperte’ dalla definizione dei confini dei Sic territori ad elevatissimo valore ambientale, con la possibilità di approvare opere infrastrutturali a vincoli attenuati, con iter molto più semplici. Capite bene che non è una questione di poco conto, è una vicenda opaca, con grandi stranezze, su chi va fatta immediata chiarezza”.

Per Ricciuti infine la vicenda altro non è che la conseguenza di una gestione giudicata “fallimentare” delle aree protette in Abruzzo, e più in generale delle politiche ambientali.

“Cominciamo con l’osservare che in quei territori dove i  sic sono ‘spariti’, o si sono ‘ristretti’, sono stati finanziati dall’Europa progetti Life , per svariati milioni di euro. Verrebbe da citare a tal proposito i progetti Life a tutela dell’orso. Che risultati hanno ottenuto? C’è uno studio scientificamente vagliato che parlava anni fa di 120 orsi all’interno dell’area del parco nazionale d’Abruzzo, oggi  sono stati contati, anche qui scientificamente in maniera provata 40-50 esemplari. In Trentino da 9 orsi  oggi ne hanno 90. Il corpo dei Carabinieri  forestali  denuncia che paradossalmente  la biodiversità sta scomparendo, a cominciare dai territori protetti.  Le campagne sono abbandonate, le montagne si spopolano,  e non c’è stato  nessun dialogo e coinvolgimento  delle le popolazioni locali”.

“Il covid-19 questa estate ha aiutato parecchio, in termini di presenze turistiche nelle aree interne e nei parchi. Ma non c’è molto da esultare: migliaia e migliaia di persone hanno preso d’assalto il Gran Sasso salendo con le macchine fino a Campo Imperatore, per poi andare in giro in scarpette da ginnastica sopra le montagne, lasciando rifiuti dappertutto, portandosi pure il panino da casa, e lasciando sul territorio pochi spiccioli. E’ evidente che ci sia qualcosa che non funziona. Ho l’impressione questa politica dei Parchi, un certo ambientalismo,  sta portando solo alla rovina dell’ambiente”, conclude Ricciuti.