L’AQUILA – Domani va in discussione in seconda commissione il provvedimento di riforma del Servizio Idrico Integrato (S.I.I.).
L’Italia dei Valori nel corso del 2010 ha raccolto centinaia di migliaia di firme di cittadini in tutta Italia, tra le quali oltre 20 mila in Abruzzo per il Referendum sull’acqua, la cui gestione non può essere sottomessa alle regole del mercato, né far parte del mondo dello scambio commerciale.
“L’acqua è un bene comune che deve essere assoggettato al controllo democratico delle popolazioni locali – afferma Lucrezio Paolini dell’Idv – un controllo basato sulla solidarietà, sull’equa distribuzione, sull’accesso all’acqua per tutti.
“A tal proposito l’IdV da molti mesi – si legge nella nota – ha chiesto con una formale proposta di legge di inserire nello statuto regionale il principio come diritto umano e bene comune dell’acqua, ma la maggioranza fa orecchie da mercante.
In Abruzzo la gestione dell’acqua ha avuto tratti di malagestione pubblica mai condivisa dall’Italia dei Valori. Basterebbe richiamare le battaglie sulla trasparenza avviate alcun anni or sono da Carlo Costantini che purtroppo hanno avuti riscontri nell’azione della magistratura”.
“La gestione, spesso solo clientelare, di molti Ato e gestori – prosegue la nota – nel corso degli ultimi anni ha determinato notevoli perdite d’esercizio, accumulazione di debiti, mancati investimenti. Ciò però non autorizza Chiodi a buttare il bambino con l’acqua sporca. Oggi la situazione che abbiamo di fronte è chiara. L’industria dell’acqua in Abruzzo è in mano pubblica, con 1.500 addetti, con ricavi inferiori a quelli programmati, con investimenti nel prossimo decennio coperti da tariffa superiori a 1 miliardo di euro, con tariffe medie che non superano 1,40 mc. Ma il quadro degli ultimi anni non è soddisfacente. Gli investimenti sono stati carenti rispetto ai piani che erano stati predisposti ed oggi abbiamo molte reti fatiscenti e perdite nella distribuzione dell’acqua superiori al 50%. I costi operativi sono altissimi con un costo del personale tra i più alti d’Italia”.
“L’IdV ritiene che in questa fase, politica ed istituzione – conclude Paolini – sia più opportuno costituire quattro enti provinciali (ex Ato) e affidare a quattro società in house o consorzi la gestione pubblica dell’acqua, certamente non ripercorrendo le antiche strade della clientela e dello sperpero, ma attivando i dovuti controlli sia per le gare sia per la gestione e in primo luogo del personale che va attinto a mezzo procedure di evidenza pubblica”.






