CHIETI – Risolvere subito l’annosa emergenza rappresentata dall’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, dove due padiglioni sono insicuri a causa di pilastri realizzati con cemento “impoverito”, e a rischio crollo in caso di terremoto. E una delle soluzioni potrebbe essere quella di realizzare direttamente nuovi edifici  e battere parti di un nosocomio vecchio di cinquantanni.

Questo lo scenario emerso a seguito della riunione tecnica che sabato cui hanno preso parte il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, il manager della Asl di Chieti-Lanciano-Vasto Francesco Zavattaro e i tecnici della Asl e della Regione.

I due plessi sotto esame, sono composti da due stabili di 10 piani e misurano 14 mila metri quadrati in totale, un quarto dell’intera cittadella ospedaliera che ha un’estensione di oltre 53 mila metri quadrati.

A seguito delle relazioni di Camillo Nuti, della Stin, la società che ha effettuato i sondaggi sui pilastri mal costruiti e degli ingegneri Filippo Manci della Asl di Chieti, e di altri tecnici, si è deciso di istituire un gruppo di lavoro per individuare la soluzione più razionale da punto di vista economico e logistico entro, possibilmente, il primo dicembre, allorchè il responsabile della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli, sarà in Abruzzo per verificare la situazione di alcuni siti critici, e tra questi ci sarà anche l’ospedale teatino.

Una soluzione sul tavolo dei decisori politici già c’è: è quella proposta a maggio dalla società Finanza e progetti spa, Nocivelli spa e Studio Altieri e del gruppo Maltauro.

E prevede la costruzione di un nuovo edificio da 8 livelli per un totale di 400 posti letto, sale operatorie al ambulatori ed il laboratorio analisi servizi amministrativi e con 1500 parcheggi coperti.
Mentre l’ala pericolante del vecchio nosocomio dovrebbe essere abbattuta e al suo posto realizzato un parco urbano. Altri padiglioni del vecchio ospedale adibiti ad altre funzioni.

L’investimento previsto è di  200 milioni di euro più iva in project financing, a carico cioè del privato con rientro dell’investimento previsto in 30 anni, attraverso la gestione dei servizi di riscaldamento, lavanderie e parcheggi, ed un canone a carico della Asl di 4 milioni annui.

Nella riunione però sono state prefigurati anche altri scenari di intervento pubblico, visto che ha sottolineato D’Alfonso, ci sono a disposizione 250 milioni di euro per l’edilizia sanitaria, ed anche il decreto Sblocca Italia libererà ulteriori risorse  per il consolidamento anti-sismico degli edifici pubblici.