L’AQUILA – È stata denominata ‘Adriatico’, dall’area costiera abruzzese dove il sodalizio agiva, l’operazione che ha condotto all’esecuzione di 31 ordinanze di custodia cautelare (18 in carcere, 11 ai domiciliari, due con obbligo di dimora nel comune di residenza) firmate dal gip del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, dopo una complessa attività di indagine del raggruppamento Operativo speciale dei Carabinieri, con i carabinieri del comando provinciale di Chieti.

Sono state eseguite, oltre che a Chieti, nelle province di Napoli, Salerno, Foggia, Latina e Ascoli Piceno.

L’operazione, come illustrato in una conferenza stampa dove erano presenti anche il procuratore distrettuale Antimafia dell’Aquila, Fausto Cardella e i sostituti procuratori Antonietta Picardi e David Mancini, ha sgominato un insediamento camorristico attivo sul litorale chietino facente capo a Lorenzo Cozzolino, considerato ‘elemento apicale’ di una fazione scissionista del clan Vollaro di Portici, trasferitosi in Abruzzo anche a causa di violente contrapposizioni all’interno del clan.

Proprio qui ha trovato terreno fertile in una realtà territoriale tradizionalmente estranea a forme stanziali di criminalità organizzata. La collaborazione di Cozzolino, e della moglie, con la giustizia, con dichiarazioni alle Dda dell’Aquila e Napoli, a partire dal 2012, ha consentito di collegare episodi inizialmente apparsi isolati – atti di intimidazione, tentati omicidi e incendi di autovetture e immobili – finalizzate al controllo sia del narcotraffico in quella zona, sia delle piazze dello spaccio, in particolare nell’area di Francavilla, Vasto, San Slvo a altri centri chietini.

Presenti in conferenza stampa anche il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il comandante nazionale del Ros, Mario Parente, il comandante regionale dei Carabinieri, generale Claudio Quarta.

TUTTI I NOMI

Le persone indagate nell’inchiesta sono complessivamente 84, comprese le 31 per le quali sono state emesse le ordinanze di custodia cautelare.

Tra queste ultime, numerosi personaggi della provincia di Napoli residenti in Abruzzo ma anche abruzzesi, in particolare di Gissi, in provincia di Chieti.

I 18 ordini di custodia cautelare in carcere riguardano: Carmine Bevilacqua, 40 anni, di Vasto; Giovanna Cozzolino (26), di Cercola (Napoli); Loredana Cozzolino (45), di Cercola (Napoli) ma residente a Francavilla al Mare (Chieti); Carlo Croce (65), di Pescara ma residente a Gissi (Chieti); Lino Croce (46), di Pescara, residente a Gissi (Chieti); Rosario Di Bello (46), di Napoli; Antonio Fiore, 35, di Torre del Greco (Napoli) residente a Francavilla al Mare; Simone Forlini (29), di Vasto, residente a San Buono (Chieti); Angelika Koidl (51), nata in Germania, residente a Gissi (Chieti); Rodrigo Mariano Lalla (59), di San Buono (Chieti); Marco Mango (38), di Napoli, residente a Monte Faito (Napoli); Fabio Martusciello (32), di Napoli, residente a Gissi (Chieti); Luigi (“Gigiotto”) Muro (36), di Napoli, residente a Francavilla al mare (Chieti); Vincenzo Piccirillo (25), di Massa di Somma (Napoli), residente a Napoli; Rodolphe Pinto (52), nato in Francia, residente a San Salvo (Chieti); Giovanni Silvestro (49), nato in Svizzera, residente a Fara Filiorum Petri (Chieti); Enrico Tumini (49), di Atessa (Chieti), residente a Gissi (Chieti); Lucia Sauchella (38), di Mondragone (Napoli), residente a Vasto (Chieti).

Gli 11 ordini di custodia cautelare ai domiciliari sono per Michele (detto Masaniello) Barra (42), di San Severo (Foggia); Enzo Claudio Cerella (48), nato a Palmoli (Chieti), residente a San Salvo (Chieti); Lorenza Cozzolino (45), di Cercola (Napoli), residente a Gissi (Chieti); Luciano Michele De Stasio (24), San Severo (Foggia); Joseph Martella (56), di Strasburgo (Francia) residente a Vasto; Fabio Sordillo (39), di San Severo (Foggia); Ergys Dashi (24), nato in Albania residente a Porto Sant’Elpidio (Ascoli Piceno); Rocco De Nicolis (58), di San Salvo (Chieti); Giuseppe Di Donato (36), di Vasto (Chieti); Carlo Leone (29), di Cittiglio (Varese), residente a Gissi (Chieti); German Manuel Ochstadt (26), nato in Argentina, residente a Gissi (Chieti).

Le due persone con obbligo di domora nel comune di residenza sono Elenio Di Filippo, (52), di Gissi (Chieti), e Andrea Ferri (33), di Guardiagrele (Chieti).

INDAGATE 84 PERSONE

Complessivamente gli indagati dell’operazione “Adriatico” dei Ros dell’Aquila, sono 84, di cui soltanto per 15 viene contestato il grave reato dell’associazione per delinquere di tipo mafioso.

Arresti e perquisizioni oltre che nella provincia di Chieti (tra cui Gissi, Guardiagrele, Ortona, San Buono e Rapino) sono stati eseguiti a Napoli, Campobasso, Bari, Foggia, Salerno, Ascoli Piceno, Latina e Teramo.

IL CLAN STORICO DEI VOLLARO

Le indagini dei carabinieri del Ros hanno portato a sgominare un pericoloso sodalizio di matrice camorristica diretto da esponenti di storici clan campani, come quello dei Vollaro.

Si tratta di un clan camorristico operante nella zona est di Napoli, più precisamente nell’area del Comune di Portici, zona completamente messa a tappeto dalle estorsioni, l’organizzazione è stata definita dalle autorità competenti clan di accattoni, infatti per la venalità dei suoi affiliati non vengono risparmiati alla richiesta di pizzo anche modesti ambulanti che in prevalenza sono cittadini extracomunitari.

Uno dei primi clan a schierarsi con Carmine Alfieri ora pentito, nella lotta alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo ed è all’interno della Nuova Famiglia, che i Vollaro stringono le proprie alleanze.

PROCURATORE NAZIONALE ROBERTI: “ABRUZZO SANO MA TENTATIVI DI INFILTRAZIONI PER QUESTO”

“L’Abruzzo è una regione ancora immune dalle infiltrazioni di criminalità organizzata ma questa vicenda dimostra come in una regione sana i mafiosi tentino di insediarsi trovando facilitazioni nella mancanza di concorrenza della malavita locale, di attenzione delle istituzioni e di controllo sociale perché non c’è esperienza a tale proposito”.

Così il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha commentato l’operazione “Adriatico”.

Nel sottolineare che l’Abruzzo è appetibile alle mafie anche per la ricostruzione post-terremoto nel territorio dell’aquilano, il Roberti ha spiegato che “nella provincia di Chieti si sono insediati soggetti affiliati alla Camorra che hanno lasciato i loro territori anche per sfuggire dalle cruenti faide interne ai clan”.

“In un territorio sostanzialmente sano – ha detto – dove le mafie non ci sono, creando un’organizzazione che operava come una vera e propria cosca mafiosa di un certo livello”.

“È stato grazie ai carabinieri e alle istituzioni collegate che questo insediamento è stato sgominato con un intervento concreto e tempestivo” ha detto ancora il procuratore.

Infine, ha sottolineato il rapporto di collaborazione tra le istituzioni e anche la vicinanza e la solidarietà tra la Procura nazionale Antimafia e quella Distrettuale abruzzese “impegnata sul territorio non solamente sul fronte del contrasto alle infiltrazioni ma su molti altri”.

CARDELLA: “TENERE ALTA LA GUARDIA”

“La presenza sul litorale chietino di un sodalizio con tutti i caratteri della criminalità organizzata non vuol dire che l’Abruzzo è terra di camorra. Vuol dire però che gli avvertimenti di infiltrazione erano fondati quindi è necessario un alto livello di attenzione e collaborazione istituzionale”.

Così il procuratore distrettuale antimafia dell’Abruzzo, Fausto Cardella, sull’operazione “Adriatico”.

Quindi, Cardella ha sottolineato la sinergia tra le varie procure e le forze dell’ordine e “il rapporto stretto e proficuo con la procura nazionale antimafia”.

Sul litorale chietino, come detto dal procuratore, operava una cosca di natura camorristica. “Rilevante – ha detto – il fatto che sia stata sgominata”.

Il pm David Mancini, che con il pm Antonietta Picardi ha coordinato le indagini del Ros, ha spiegato che l’inchiesta ha preso avvio dall’arresto dei coniugi Cozzolino “con i quali si è aperta una possibilità di collaborazione che ha avuto subito dei riscontri consentendo di ricostruire episodi delittuosi degli ultimi 10 anni che erano stati visti in maniera parcellizzata: tentati omicidi, violenze e decine e decine di altri atti criminosi, poi ricondotti alla presenza di una unica organizzazione camorristica trapiantata sul litorale chietino, in una zona immune da infiltrazioni e, per questo, terreno più facile”.

Gli stessi coniugi Cozzolino, ha detto il pm Mancini, parlando del fatto che le organizzazioni mafiose in territori sani lavorano meglio, spiegarono che “un tentato omicidio in Abruzzo vale come una strage in altri posti”.

PARENTE (ROS): “CREATO CLAN IN UN’AREA SANA”

“Non bisogna confondere la presenza di questa infiltrazione camorristica come allarme sicurezza”.

Così il comandante nazionale dei carabinieri del Ros, Mario Parente, sull’operazione denominata “Adriatico” che ha portato all’arresto di 29 persone, più due con l’obbligo di dimora, con l’accusa di associazione di tipo mafioso, estorsione, e traffico di sostanze stupefacenti che facevano parte di una organizzazione camorristica che agiva nel litorale chietino.

“Abbiamo messo in campo un’attività molto concreta che ha portato a scoprire e debellare la ricostituzione di un modello organizzativo simile a quello di origine creato da soggetti che volevano sfuggire alle guerre di camorra e che per questo si sono spostati dalla Campania – ha detto ancora Parente – Sono venuti sulla costa chietina e nel tempo hanno creato un’aggregazione che ha costituito un clan in un’area sana”.

QUARTA (CARABINIERI): “RISULTATO DI PREGIO”

Per il comandante abruzzese dei carabinieri, generale Claudio Quarta, “abbiamo messo in campo pazienza, metodo e determinazione non fermandoci al risultato investigativo ma guardando con la lente di ingrandimento la situazione e mettendo a sistema le varie attività”.

“Abbiamo portato a casa un risultato di pregio – ha continuato – dobbiamo mantenere la guardia alta non sottovalutando nulla sulle dinamiche sul territorio, si tratta di una operazione realizzata e conclusa con successo al cento per cento con un rilevante slogamento di forze. Questo è un Paese che ha bisogno di sinergie e questo mostrato con l’operazione Adriatico è un perfetto esempio”.

Alla conferenza stampa sono intervenuti tra gli altri anche il sostituto della direzione nazionale antimafia Diana Di Martino.

DECISIVE RIVELAZIONI COLLABORATORI

L’inchiesta “Adriatico” che ha portato a sgominare il primo clan camorristico sul litorale chietino, con l’arresto di 29 persone, si basa su rivelazioni dei coniugi Lorenzo Cozzolino, 44 anni, originario della provincia napoletana, e della moglie, Italia Belsole (30) anch’essa dell’hinterland napoletano, che hanno deciso di collaborare con le direzioni distrettuali Antimafia dell’Aquila e di Napoli dopo essere stati arrestati nel febbraio 2012 nell’ambito dell’operazione dei carabinieri di Chieti “Tramonto”, con 63 indagati accusati, tra l’altre, di traffico di droga e detenzione di armi.

Nell’ambito di questo blitz i due figurano tra gli indagati proprio per la collaborazione con la giustizia: marito e moglie erano a capo del clan camorristico infiltratosi in provincia di Chieti, Lorenzo è figura apicale di una fazione scissionista del clan Vollaro di Portici (Napoli), sua moglie è figlia del defunto Attilio Belsole, altro esponente di spicco dello stesso clan.

Con le loro dichiarazioni, secondo i magistrati verificate, hanno permesso a inquirenti e investigatori di “operare una rilettura di numerosi fascicoli processuali, trattati precedentemente dalle procure ordinarie per reati minori, consentendo una più ampia visione del fenomeno criminale”, arrivando a collegare l’attività criminosa degli ultimi dieci anni e stabilire la presenza nella provincia di Chieti di un’organizzazione camorristica.

Una realtà criminale che si comportava come un vero e proprio clan mafioso, fatta di abruzzesi e personaggi della provincia napoletana affiliati alla camorra che sono fuggiti dalle pericolose faide interne nel territorio d’origine.

In provincia di Chieti in dieci anni hanno conquistato le piazze più importanti per lo spaccio degli stupefacenti “con modalità tipicamente mafiose di affermazione sul territorio, attraverso il sistematico ricorso alla violenza, ad attentati dinamitardi, conflitti a fuoco, pestaggi e altre forme di intimidazione, perpetrate sia all’interno del sodalizio, per consolidare le gerarchie interne, sia all’esterno per estendere la propria supremazia”.

Come nelle vere organizzazioni, secondo quanto si è appreso dalle carte dell’inchiesta coordinata dalla Dda dell’Aquila, il clan provvedeva al “sostentamento degli affiliati detenuti e dei loro familiari, di cui l’organizzazione si faceva carico disponendo alternativamente la cosiddetta ‘settimana’ o cancellando eventuali debiti contratti”.

Importante anche la disponibilità di “armi da fuoco a volte utilizzate con estrema disinvoltura anche in luoghi pubblici molto frequentati, con i conseguenti rischi per l’incolumità dei passanti”.

A tale proposito, nel corso delle indagini, a riscontro delle affermazioni dei coniugi Cozzolino, sono stati trovati, nascosti in un casolare di proprietà di un appartenente all’organizzazione, alcuni silenziatori di fabbricazione artigianale, giubbotti anti-proiettile, lampeggiatori del tipo in dotazione alla forze dell’ordine e manette prive di matricola.

Per quanto riguarda la droga, venivano utilizzati diversi canali, sia nazionali sia esteri, di approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, con “contatti mantenuti dal Cozzolino con referenti calabresi e con noti narcotrafficanti di cocaina stanziali in Olanda e Germania”.

LEGNINI: “PLAUSO A CARABINIERI E PROCURA”

“Esprimo un plauso ai carabinieri del Ros e alla procura Antimafia per l’operazione che ha portato all’arresto di 31 persone indagate per associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti”.

Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Giovanni Legnini, in merito all’operazione ‘Adriatico’.

“Grazie al loro approfondito lavoro di indagine è stato scoperto e assicurato alla giustizia un sodalizio di tipo camorristico che si era insediato in Abruzzo”.

Legnini ha poi aggiunto: “L’importante lavoro di lotta alla criminalità organizzata, svolto con costanza e professionalità in ambito nazionale sotto l’impulso della procura nazionale Antimafia, è ancora più prezioso in una regione come l’Abruzzo dove non sono insediate associazioni di stampo mafioso ma che diventa spesso approdo delle loro attività. Occorre continuare a vigilare per preservare la società e l’economia regionali da rischi di ulteriori infiltrazioni”.