Il settore del gioco in Italia sta entrando in una fase decisiva nel 2025, sotto la spinta della nuova legge di bilancio e delle modifiche regolatorie introdotte dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Gli operatori si trovano ora davanti a un contesto segnato da una maggiore pressione fiscale, costi di concessione molto più elevati e scadenze rigide per mantenere la loro attività sul mercato.

 

La legge di bilancio 2025 ha aumentato l’imposta sul margine lordo (GGR) per casinò online, bingo e poker dal 25% al 25,5%. Anche se l’incremento appare minimo, indica la volontà dello Stato di ottenere maggiori entrate da questo comparto. Parallelamente, la tassa di concessione per gli operatori è stata fissata a 7 milioni di euro per nove anni, in forte rialzo rispetto ai circa 200.000 euro previsti in passato.

 

Settembre 2025 sarà un banco di prova per il settore. Le licenze di gioco online scadono ufficialmente il 17 settembre, anche se l’ADM ha concesso una proroga fino al 30 settembre per completare le pratiche amministrative. Entro quella data, le società dovranno presentare la documentazione necessaria, versare una parte consistente della quota di concessione e fornire solide garanzie finanziarie e tecniche.

 

La riforma ha già ridotto il numero di operatori attivi. Un recente bando dell’ADM ha selezionato 46 candidati idonei, contro più di 80 del passato. Diverse piattaforme internazionali hanno attirato giocatori italiani con un’offerta più ampia di giochi, sistemi di pagamento e bonus (fonte: milanofoodweek.com). L’apertura del mercato agli operatori esteri risponde a questa tendenza.

 

Secondo gli analisti, entro la fine dell’anno rimarranno soltanto 30-35 operatori. Le realtà più piccole rischiano di uscire, non potendo sostenere i costi di adeguamento. Le società più grandi, nazionali e straniere, avranno invece modo di consolidare la propria posizione. Per il governo questo processo rappresenta un passo verso un mercato più stabile e trasparente.

 

Per i giocatori non cambia nulla: le vincite continuano a essere tassate al 20% sul netto, indipendentemente dagli obblighi fiscali delle società. Non sono previsti nuovi provvedimenti per il 2025 in merito alla tassazione delle vincite individuali.

 

Le scadenze di settembre coincidono con altri impegni fiscali ordinari, tra cui IVA e acconti delle imposte societarie. Chi non rispetta i criteri di concessione rischia di perdere l’accesso al mercato, con gravi conseguenze economiche e di immagine.

 

Per evitare interruzioni improvvise, l’ADM ha previsto una fase di transizione fino a marzo 2026. In questo periodo, le vecchie piattaforme continueranno a funzionare mentre le aziende completano i lavori tecnici necessari per collegarsi ai sistemi di monitoraggio e sicurezza dell’agenzia.

 

I requisiti di conformità sono molto stringenti. Gli operatori devono versare 4 milioni di euro subito, con ulteriori 3,7 milioni di garanzie. Le piattaforme dovranno collegarsi al sistema nazionale di monitoraggio e rispettare standard più rigorosi in materia di sicurezza digitale e protezione dei dati. La trasparenza viene rafforzata: i consorzi temporanei devono trasformarsi in società a responsabilità limitata prima di sottoscrivere nuove convenzioni. Inoltre, diventa obbligatoria la rendicontazione settimanale dei conti attivi, con sospensioni immediate in caso di irregolarità.

 

Un’altra novità rilevante è la fine delle licenze multi-dominio. In passato un’unica licenza poteva coprire più siti. Con il nuovo regime ogni operatore avrà diritto a un solo dominio. Di conseguenza, i siti di gioco online attivi scenderanno da oltre 400 a circa 50, permettendo controlli più diretti sull’attività del settore.

 

Lo Stato punta a incassare circa 350 milioni di euro solo dalle concessioni. Le autorità sostengono che i costi più alti e le nuove regole rafforzeranno il controllo, miglioreranno la stabilità finanziaria e ridurranno le occasioni per operatori irregolari.

 

Anche i conti dei giocatori sono sotto stretta sorveglianza. Le società che abbandonano il mercato dovranno restituire i fondi ai clienti o trasferirli a operatori autorizzati, con l’ADM incaricata di vigilare sul processo.

 

Settembre 2025 segna quindi un momento decisivo. Gli operatori affrontano tasse più alte sui ricavi, concessioni onerose e condizioni che ridisegneranno il mercato. Se per i giocatori l’imposizione resta invariata, le società dovranno muoversi in fretta per salvaguardare la licenza e la propria presenza. La fase transitoria fino a marzo 2026 offre una finestra di adattamento, ma la direzione è chiara: meno operatori, controlli più severi e maggiori entrate per lo Stato.