L’AQUILA – Il ricorso di Salvatore Parolisi, arrestato con l’accusa di avere ucciso la moglie Melania Rea, “non merita accoglimento” perché “i gravi indizi di colpevolezza emergono con chiarezza dagli atti processuali”, osserva il Tribunale del Riesame, evidenziando come “nella fase attuale il criterio di valutazione degli elementi emersi sia non quello della colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, ma quello relativo alla elevata probabilità di responsabilità”. Cioé: in questa sede non interessa tanto se sia l’assassino, quanto se vi siano elevate possibilità che lo sia. Per questo Parolisi deve restare in carcere.
In 23 pagine i tre magistrati del riesame, Giuseppe Romano Gargarella (presidente), Bianca Maria Serafini e Anna Maria Tracanna, spiegano perché non vanno accolte le istanze della difesa e le dichiarazioni spontanee rese ieri in udienza dal caporalmaggiore, soffermandosi anche sulle ipotesi dei moventi: quella sentimentale – per la relazione extraconiugale con Federica – e quella legata alla necessità di “evitare che (Melania – ndr) potesse fare rivelazioni pericolosissime per sé e per altri” in relazione agli “inconfessabili segreti” riguardanti la caserma.
“Seppure manchi una prova diretta che comprovi la responsabilita dell’indagato – sostiene il Tribunale – dall’insieme degli elementi emersi nelle indagini preliminari emerge un quadro che indica necessariamente Parolisi come autore dell’omicidio della moglie”. Per questo, esaminando gli atti del procedimento, “non può negarsi la sussistenza allo stato di un quadro indiziario, di sufficiente gravità ai fini dell’applicazione di una misura cautelare”.
I giudici non credono alla versione di Parolisi sulla scomparsa di Melania a Colle San Marco il 18 aprile: ciò che ha riferito – scrivono – “é stato smentito dalle complete indagini dalla polizia giudiziaria”; vengono ritenute attendibili le testimonianze e le foto prodotte dall’accusa per dimostrare l’assenza di Salvatore, Melania e della figlia Valentina sul pianoro, come emergerebbe anche dallo studio dei tabulati telefonici. Non ha giocato a favore di Parolisi neppure l’aver detto di avere visto il luogo del delitto in una foto scattata dal suo amico Raffaele Paciolla con il cellulare, cosa smentita dallo stesso Paciolla. Anche i giudici parlano di “contraddizioni e falsità in cui è incorso Parolisi” e, a loro giudizio, pur specificando che “nella fase attuale” non è necessario prendere posizione su un movente sentimentale oppure su quello di sopprimere la Rea prima che rivelasse inconfessabili segreti relativi alla caserma”, “non si può negare che ‘un plausibile e ben probabile movente sia da ravvisarsi nella relazione sentimentale che il Parolisi aveva con la sua ex allieva Ludovica, e nella situazione conseguente che si era venuta a creare”.
Il Tribunale dedica un discreto spazio all’analisi di questa relazione – ricordando anche i numerosi contatti tra i due anche dopo la scoperta del corpo di Melania – e ritiene che essa abbia determinato uno “stato di tensione interna che sarebbe deflagrato nell’episodio delittuoso” perché Parolisi si è trovato in “una situazione in cui non intravedeva una razionale via d’uscita”. Questo “stato psicologico avrebbe potuto indurlo all’omicidio, che sarebbe potuto essere o di carattere inconsulto ed estemporaneo, o caratterizzato invece da un minimo di premeditazione nell’agire (il collegio propende per la prima ipotesi)”.
“E’ pur vero, come evidenzia il Gip – si afferma ancora nel dispositivo – che vi sono elementi che potrebbero far pensare a una situazione sottesa alla caserma, che potrebbero avere indotto il Parolisi stesso a sopprimere la moglie per evitare che potesse fare rivelazioni pericolosissime per sé e per altri”.
Nel confutare le argomentazioni della difesa, i giudici affermano che le tracce di Dna trovate sul corpo di Melania sono una prova contro Parolisi”, e propendono a credere che altri Dna o peli trovati sul corpo facciano parte di un’azione di depistaggio delle indagini. “Sempre a livello indiziario – scrivono – si deve però rilevare come tutta la dinamica sembra sempre fare riferimento come autore a un soggetto non estraneo alla Rea: l’omicida la colpisce numerosissime volte, e ciò è tipico di chi è stato legato da un rapporto amore-odio”.
ACCERTAMENTI PATRIMONIALI SU SALVATORE
La Procura della Repubblica di Teramo ha disposto una serie di accertamenti patrimoniali su Salvatore Parolisi, unico accusato dell’omicidio della moglie, Carmela “Melania” Rea.
Intanto, nell’ambito delle indagini, ieri i sostituti Greta Aloiosi e Davide Rosati hanno ascoltato per oltre sei ore Gennaro e Michele Rea, padre e fratello di Melania, un cugino e uno zio.
Secondo quanto si è appreso, sarebbero stati “focalizzati” anche alcuni particolari del comportamento di Parolisi (per esempio: si chiudeva in bagno con il computer), alcuni dei quali già emersi dalle precedenti indagini e ora “rivisti” da un’altra prospettiva, e altri inediti.
La situazione economica del caporalmaggiore potrebbe offrire spunti interessanti alle indagini, anche alla luce di quanto contenuto nelle intercettazioni e nelle comunicazioni attraverso Facebook tra Parolisi e l’amante Ludovica, con il primo che cercava di giustificare il fatto di non avere ancora deciso di separarsi perché vi erano problemi legati agli alimenti da dare a Melania.
Questo particolare è riportato anche nell’ordinanza del Tribunale del Riesame dell’Aquila che ieri ha respinto la richiesta di Parolisi di annullare l’ordinanza di arresto firmata dal Gip di Teramo.
“È vero – affermano i giudici – che tra l’uxoricidio e la separazione la seconda scelta appare di gran lunga la più ragionevole, se non per scrupolo morale, quantomeno per un’analisi costi-benefici. Ma non si deve neppure trascurare che, in una situazione come quella del Parolisi, con uno stipendio da sottufficiale dell’esercito, la separazione dalla moglie casalinga, senza attività lavorativa e con una figlia piccola da mantenere, avrebbe comportato per lui una situazione economica difficile”.
“Anche qui – proseguono i giudici – non si vuole certo affermare che la prospettiva di versare un assegno di mantenimento alla moglie costituisca da solo un valido incentivo all’uxoricidio: si vuole solo rilevare come anche tale prospettiva abbia influito nell’acuire lo stato di tensione interna del Parolisi, stato di tensione che sarebbe deflagrato nell’episodio delittuoso poi dallo stesso posto in essere, trovandosi in una situazione in cui non intravedeva una razionale via di uscita”.
“Se la Procura vuole andare a processo con delle foto scattate da ragazzini, foto che non dimostrano niente perché non si vede niente di rilevante, noi siamo pronti”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb uno degli avvocati difensori di Salvatore Parolisi, Valter Biscotti, dopo la ‘sfida’ con il tribunale del Riesame dell’Aquila che ha respinto l’istanza di scarcerazione del marito di Carmela Melania Rea, accusato dell’omicidio della moglie.
“Ieri, come già detto, per quel che ci riguarda è mancato il coraggio da parte del giudice Giuseppe Romano Gargarella – continua Biscotti – inoltre, ci sorprendono le motivazioni, è come se ci si fosse appiattiti sulle argomentazioni del pm. Sui nostri spunti, certo più consistenti, si è preferito sorvolare. Siamo comunque già al lavoro per il ricorso in Cassazione”. Intenzione già dichiarata dall’altro difensore, Nicodemo Gentile.
Biscotti ritiene “esagerata” la conferma di custodia cautelare per Parolisi, “perché la reiterazione del reato è improponibile secondo noi. Salvatore – afferma – ha passato diverso tempo con la famiglia Rea e con sua figlia in questi mesi, oggi però deve restare in carcere. Ribadisco, per noi è un’ordinanza esagerata”.
Anche sul ruolo dei media nella vicenda Biscotti ha voluto dire la sua.
“L’opinione pubblica era stata preparata a dovere – spiega – c’era già un colpevole sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali, su Internet e sulle tv, ma non è colpa dei media, non c’è dolo in quello che fanno. Se a un giornale arrivano certe notizie, è evidente che poi queste vengano pubblicate, come, per esempio, nel caso delle macchie di sangue nel garage: noi avevamo chiesto di fare attenzione, visto che quel garage non era mai stato posto sotto sequestro. Per giorni ci si è concentrati sul caso, salvo poi capire che non c’era assolutamente nulla, come previsto. Ma sul fatto che fosse un caso irrilevante, nessuno ha dato notizia”.
“Noi difensori di Parolisi – conclude Biscotti – andiamo avanti per la nostra strada. Nella mia carriera mi sono occupato e mi occupo di vicende molto complesse. Questa non è certo una di quelle. Anzi, posso dire che è molto facile. Basta leggere le carte per rendersi conto che contro Salvatore ci sono solo ipotesi e nessuna prova”.






