L’AQUILA – La girandola dei commenti è appena cominciata. E la rabbia di molti cittadini aquilani si trasforma subito in una reazione contro la popolazione straniera del capoluogo abruzzese.

Fa già molto discutere il duplice omicidio di oggi nel parcheggio del centro commerciale Md, nella zona industriale di Bazzano (L’Aquila).

Le vittime si chiamavano Hrjeta Boshti, albanese 36enne e il suo compagno o amante Shpetin Hana, anch’egli di nazionalità albanese, uccisi dal connazionale Burhan Kapplani, 48 anni, ex marito della donna. Delitto passionale, dicono gli inquirenti. E sembrano molto sicuri.

Eppure, la natura dell’omicidio è mal digerita da molti automobilisti che si chiedono perché la strada statale 17 sia in preda a un traffico addirittura eccessivo per una città già caotica come L’Aquila del dopo terremoto.

“Questi stranieri stanno rovinando la città”, sbotta il primo automobilista mentre le forze dell’ordine lavorano senza sosta. Ed è solo il primo di una serie di opinioni dal taglio netto e chiaro che viene scagliato dai finestrini contro loro, i “diversi”, i “barbari”, i “delinquenti che vengono qui per rubarci i mariti, spacciare la droga e ammazzare la povera gente”.

Il gelo aquilano del pomeriggio che lascia spazio alla sera perde nettamente il confronto con la freddezza negli occhi e nelle voci dei cittadini.

Pochi, pochissimi fanno notare il delitto passionale, sul quale purtroppo da tempo aleggia una confusione religiosa: se a uccidere una donna è un musulmano, l’omicidio viene generalmente etichettato come tipico prodotto del fondamentalismo islamico.

Chi invece non abbraccia Maometto è semplicemente preda della gelosia e quindi punisce la ‘sua’ donna per ‘passione’ e non certo per un retaggio culturale terribile che ancora oggi autorizza parecchi maschi a considerare l’altro sesso un accessorio di proprietà. Senza contare che in questo caso gli ammazzati sono un uomo e una donna.

Tornando all’Aquila, lo scetticismo razziale che potrebbe col tempo diventare un vero e proprio vento, si sente a pelle.

In una città sfiancata da un terremoto ma soprattutto da quasi quattro anni di occasioni perse per evitare di sprofondare nell’incertezza, nella nuova povertà, nell’assoluta mancanza di controlli nella ricostruzione post-sisma che, a singhiozzi e con le istituzioni locali e nazionali completamente inefficienti, hanno reso una città vivibilissima e in certi momenti pure noiosa uno strazio metropolitano destinato a peggiorare.

Un esempio su tutti: i tagli del governo nazionale alle forze dell’ordine che, se si guarda solo all’Aquila, sono rimaste con una manciata di mezzi e di uomini a disposizione per gestire un territorio enorme, completamente cambiato nel giro di 22 secondi, quelli della notte del 6 aprile 2009.

Fermo restando un delitto terribile che, comunque, nulla ha a che vedere con la criminalità. 

Qualcuno con la bava alla bocca non vedeva l’ora di sbandierare un’indignazione reazionaria sempre freschissima, ma dovrà attendere i prossimi sviluppi.

Il sospetto, però, è che disoccupazione dilagante e una crisi economica omicida che polverizza ogni tipo di sicurezza sociale forniranno parecchi assist a chi è convinto che lo straniero sia pericoloso proprio perché straniero.