PESCARA – “Più luce nel quartiere”.
Questo vogliono gli esercenti e i commercianti dei dintorni di piazza Santa Caterina da Siena, vicina alla zona di Pescara nella quale la settimana scorsa ha avuto luogo l’omicidio di Italo Ceci, di cui oggi pomeriggio si sono celebrati i funerali. L’uomo era un ex membro e pentito della banda Battestini, che imperversò negli anni ‘80 a Pescara con una serie di efferati delitti.
“Questa è una zona in cui manca l’illuminazione pubblica”, sottolinea subito Roberta Pierucci, titolare de “La Belle Époque”, un bar situato a ridosso della piazza, su corso Vittorio Emanuele II, una strada parallela.
“In più – spiega Pierucci – qui i negozi di riferimento della zona e gli esercizi commerciali sono lasciati all’abbandono, degradando così la zona. Il parcheggio che si trova qui davanti, per esempio, è buio, e di sera andarci dà una certa agitazione”.
“Da me – sottolinea ancora la barista – vengono molti clienti di altre nazionalità e con loro non ho problemi, in quanto il problema risiede appunto nel fatto che la zona sia stata lasciata a se stessa. Io sono qui da un anno e mezzo e i problemi, casomai, li ho avuti dagli italiani”.
Ma la Pierucci oltre per una maggiore illuminazione, per la riqualificazione del quartiere ha anche un’altra ricetta.
“I marciapiedi – accusa – sono sporchi e disastrati. Si faccia come a Francavilla al Mare, lì si sono obbligati i proprietari delle villette a restaurarle, qui a Pescara si faccia in modo di indurre i proprietari dei negozi a migliorare i propri locali”.
“Si tratta di una zona come le altre”, aggiunge invece Oksana Erneste, di origine ucraina, e moglie del titolare del bar ‘Di Tizio’, in via Quarto dei Mille, la via che congiunge corso Vittorio Emanuele II a piazza Santa Caterina da Siena.
“Una zona normale – prosegue – ce ne sono di migliori, ma anche di peggiori. Ci sono stranieri, ma il quartiere è un quartiere normale. C’è anche il poliziotto di quartiere. Solo ci vorrebbe più luce”.
“Qui all’angolo della piazza – spiega poi – la sera ci sono molti ubriachi e dunque ho un po’ di paura ad andarvi. E perciò, per evitarli, sono costretta a fare un giro più lungo. Inoltre in questa zona mancano le telecamere, che neanche la banca qui davanti ha”.
“Questa è una zona disastrata, piena di sporcizia”, rimarca Giocondo Plevano, titolare della rivendita di materiale elettrico in via Quarto dei Mille, dall’altro lato del bar “Di Tizio”.
“Il fatto è – fa notare Plevano – e io non abito qui, che i residenti del quartiere non si recano nei giardini della piazza poiché hanno paura. Che i giardini siano stati recintati, inoltre, non ha prodotto poi il risultato di una riqualificazione di essi”.
“Ultimamente – afferma infine un avventore del negozio di materiale elettrico – hanno bruciato anche i bagni chimici”.
IL COGNATO AI FUNERALI: “E’ NATO E MORTO DUE VOLTE”
“Italo è stato un uomo fortunato. È nato ed è morto due volte”.
Sono queste le parole pronunciate oggi pomeriggio durante i funerali di Italo Ceci, l’uomo di 58 anni ex componente della banda Battestini ucciso venerdì sera a colpi di pistola in via de Amicis, a Pescara.
A parlare così di Ceci in chiesa, al termine della cerimonia, è stato il cognato dell’ex malvivente, Claudio, che ha ricordato gli “errori di gioventù” commessi da Italo Ceci “che ha pagato amaramente e completamente e poi voluto far morire quella persona per dar spazio a una migliore”, ha detto sempre il cognato.
Ceci, per il cognato, ha affrontato per “trent’anni fatica e umiliazione, superando tante difficoltà, e si era costruito una vita nuova”, ha proseguito il parente, con cui lavorava nel negozio Color Quando.
“L’affetto dimostrato in questi giorni a Italo da chi lo conosceva testimonia che la sua sfida l’aveva vinta”.
Dicendo che Ceci “è stato fortunato, perché è nato e morto due volte”, il cognato ha commentato che “questa volta non ha voluto la morte. Chi l’ha conosciuto e apprezzato – ha concluso – saprà conservare il ricordo di una bella persona”.
A queste parole è seguito un applauso, nella chiesa di Gesù Buon Pastore di viale Bovio, gremita di gente.
Durante l’omelia don Luca ha messo in evidenza la “misericordia del Signore” che è “buono, amorevole e perdona e apre la sua casa a tutti”.




