L’AQUILA – La politica che pensa e spende in grande si accapiglia anche in Abruzzo solo davanti alle grandi infrastrutture viarie, tra varianti all’autostrada in Valle Peligna e Val Vomano, e nuovi collegamenti veloci lungo la statale 17 e l’altopiano dei Navelli, per accorciare le distanze tra il mare e le montagne. La viabilità minore, invece, ossia quella che viene utilizzata quotidianamente dai cittadini, è spesso dimenticata, sconnessa e insicura.
Un piccolo, ma significativo esempio proprio nella valle del Tirino, a Ofena (L’Aquila), dove insiste proprio il progetto di potenziamento della statale 17 tra Bussi (Pescara) e L’Aquila.
C’è, infatti, un tratto di strada comunale interpoderale, via Murata in contrada di Colonia Frasca, dichiarata insicura all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009 e bisognosa di opere di consolidamento. E da allora rimasta chiusa.
Solo da pochi giorni è comparso un cartello che annuncia l’avvio del lavoro ,ma non è riportata la data di avvio del cantiere né quella di conclusione.
Da allora, i residenti, i clienti e i gestori di un agriturismo ma soprattutto i tanti agricoltori per i quali quella strada è necessaria per arrivare ai campi e agli oliveti devono percorrere una strada alternativa, molto più lunga, e soprattutto in forte pendenza e pericolosa per i trattori e i mezzi agricoli.
L’ennesimo appello, raccolto da AbruzzoWeb, arriva da Alessio Di Battista, dell’agriturismo “Sapori di campagna”, una struttura anch’essa penalizzata dalla strada chiusa.
“Abbiamo sollecitato il Comune più volte, ma la risposta è sempre la stessa, ci dicono che non ci sono soldi”, sbotta.
“Capisco che ci siano altre priorità in Abruzzo, ma quello che chiediamo da anni non è un intervento così costoso – prosegue – e va ricordato che quella strada, comoda e pianeggiante, è importante per raggiungere stalle, oliveti, e campi coltivati. La strada che ora devono percorrere i trattori è molto pericolosa, troppo scoscesa, oltre che molto più lunga”.
Alcuni residenti dubitano, poi, che la strada sia così insicura, e ignorano gli esatti motivi che hanno spinto il Comune a emanare l’ordinanza di divieto di accesso, e la collocazione di una transenna a metà del percorso.
“Ci chiediamo che cosa le paghiamo a fare tutte queste tasse se poi, soprattutto in questi paesi di montagna anche rendere nuovamente percorribile una strada di appena un chilometro diventa una grande opera, manco fosse il ponte sullo Stretto”, conclude un residente.





