LANCIANO – Olio dalla qualità discreta ma decisamente basso il quantitativo. Questa la fotografia scattata dalla maggior parte dei frantoi abruzzesi che, da ormai almeno un paio di settimane, hanno cominciato a lavorare a pieno ritmo, cercando di sfruttare al meglio le tregue concesse dal maltempo.

A ridurre in modo drastico la produzione è stata in parte la mosca olearia, che ha compromesso fino al 50 per cento delle olive, in parte le condizioni meteorologiche avverse che hanno contribuito ulteriormente a peggiorare la situazione. Di fatto, in Abruzzo si stima che verrà raccolto un quantitativo di olive che va dal 25 al 30 per cento appena. Dati che non si discostano dalla media nazionale, come spiega ad Abruzzoweb, Mario Nasuti, del frantoio Nasuti Srl di contrada Madonna del Carmine, a Lanciano (Chieti). 

E l’offerta, come ogni anno, non riuscirà a soddisfare la richiesta:  “niente di nuovo, visto che in Italia la produzione riesce a soddisfare solo la metà delle richieste anche quando le raccolte vanno bene”, spiega Alberto Amoroso, presidente dell’Associazione Frantoiani abruzzesi.

“Fino a qualche mese fa – spiega Nasuti – alcune regioni sembrava avessero scongiurato il pericolo perché hanno disposto trattamenti particolarmente accurati per le piante. Invece oggi, a livello nazionale, possiamo dire di essere tutti alle prese con gli stessi problemi, con la produzione ridotta a un terzo”. Ma sulla qualità precisa, “l’olio nuovo è buono, però in molti casi non parliamo di un extravergine ma di un olio vergine”.

Si tratta di una differente percentuale di acidità: per l’olio extravergine il limite è fissato a 0,8 grammi per 100 grammi, per l’olio vergine invece il tetto massimo è di 2 grammi per 100 grammi. Ci sono poi particolari differenze tra i prodotti che dipendono da diversi fattori, a cominciare dai macchinari fino ad arrivare alla temperatura e tante altre varianti.

Un ruolo fondamentale è riservato alla varietà delle olive. “Nell’entroterra – spiega ancora Nasuti – dove la varietà principale è quella ‘gentile’, le olive hanno maggiori possibilità di resistere alle intemperie mentre lungo la costa, dove la varietà principale è il ‘leccino’, è più facile risentire degli effetti del maltempo”.

Per quanto riguarda i prezzi, per quest’anno, nonostante la produzione ridotta, sembrano essere relativamente contenuti. “In generale parliamo di circa 7 euro a litro dalle nostre zone – aggiunge Nasuti – ma i prezzi ovviamente possono variare per tanti motivi”. E va aggiunto un altro aspetto, che non deve essere considerato un paradosso, per quei frantoi o quei piccoli produttori che conservano ancora l’olio dell’anno scorso: l’olio vecchio può arrivare a costare fino a 9 euro. Almeno due euro in più, quindi, rispetto a quello nuovo. 

I frantoi, secondo le previsioni della mole di lavoro, resteranno aperti circa un mese, quindi probabilmente ancora due settimane. “E in questo lasso di tempo – conclude Nasuti – si cercherà di sfruttare al meglio le risorse di cui disponiamo, tentando di limitare al massimo il rischio che la produzione venga compromessa ulteriormente”.

Sarà ancora più difficile quest’anno, quindi, soddisfare le richieste. “In media in Italia si arriva a produrre circa il 50 per cento del prodotto richiesto – spiega Alberto Amoroso -, da questo punto di vista, i danni economici per quest’anno sono senz’altro considerevoli. La causa è da imputare nella maggior parte dei casi al maltempo che, oltretutto, ha agevolato la proliferazione della mosca olearia”.

“Si tratta però di un problema che riguarda la sola quantità e non la qualità dell’olio – conclude Amoroso -, perché chi ha lavorato bene è riuscito comunque a garantire un buon prodotto”.