L’AQUILA – “Io a Tokyo 2020? Adesso vediamo, mancano ancora 4 anni…”.
Ha soprattutto voglia di staccare e giustamente godersi il risultato raggiunto, Maria Enrica Spacca, la trentenne atleta nata all’Aquila e cresciuta nel Reatino che ha portato alti i colori del capoluogo alle Olimpiadi di Rio che si concludono oggi.
Eppure una terza Olimpiade non la esclude affatto a priori, anzi, nelle battute scambiate ancora a caldo in esclusiva con AbruzzoWeb direttamente dal Brasile, dove la Spacca ha migliorato nettamente il bottino rispetto a Londra 2012, i suoi primi Giochi.
Qualificazione alla finale con record italiano della staffetta 4×400 metri con le sue colleghe, Libania Grenot, Ayomide Folorunso e Mariabenedicta Chiboglu, sesto posto finale il lusinghiero risultato raggiunto, come successo in passato una sola volta nella storia, a Los Angeles nel 1984.
Grande soddisfazione per Maria Enrica e le sue compagne, anche se a un certo punto qualcuno ha pensato che forse si potesse perfino azzardare qualcosina in più: un leggendario podio che avrebbe portato a tre le medaglie abruzzesi dopo l’argento nel beach volley dell’ortonese Paolo Nicolai e il bronzo nella pallanuoto del pescarese Francesco Di Fulvio.
“Ci abbiamo creduto fino alla fine e anche quando siamo entrate eravamo carichissime!”, conferma l’atleta azzurra, che era anche la portabandiera della “coreografia” di ingresso all’impianto messa in scena assieme alle sue sorridenti colleghe.
“C’è un po’ di amaro – ammette poi – ma siamo contente perché una finale olimpica, il record italiano e il sesto posto finali non sono certo da poco!”.
Sfuma di un soffio il sogno della medaglia per l’aquilana Maria Enrica Spacca all’ultimo giorno delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. “Avevamo assaporato la medaglia, non è arrivata ma non ci possiamo rimproverare niente, ogni tanto bisogna anche accontentarsi”, ha detto ai microfoni Rai.
Gli Stati Uniti hanno vinto la medaglia d’oro nella finale della staffetta 4×400 ai Giochi Olimpici. Con il crono di 3’19″06, le americane hanno superato la Giamaica, argento in 3’20″34, e la Gran Bretagna, bronzo in 3’25″88.
Sesto posto, in 3’27″05, per l’Italia (Chigbolu, Spacca, Folorunso e Grenot).
“Siamo state tutte bravissime, abbiamo lottato fino alla fine senza lasciare niente. Ieri siamo andate forte e oggi nelle gambe lo abbiamo sentito ma fra record italiano e finale olimpica abbiamo fatto la storia”. Libania Grenot rivendica con orgoglio quanto fatto dalla 4X400 azzurra, che ha chiuso al sesto posto la finale olimpica di Rio.
“Ci abbiamo provato – aggiunge ai microfoni Rai Ayomide Folorunso – Abbiamo peggiorato il tempo di ieri ma eravamo anche un po’ stanche. Abbiamo tutto, la prossima volta vediamo cosa succede”.
“Ci dobbiamo ritenere soddisfatte del sesto posto – sono invece le parole di Mariabenedicta Chiboglu – Volevamo dare di piu’, il podio non era lontano ma e’ andata cosi’ e va bene”.
Oggi intanto la cerimonia di chiusura dei Giochi e l’arrivederci a Tokyo 2020.
Il teatro per congedarsi è lo stesso della cerimonia di chiusura, il mitico Maracanã. Come si suol dire in Brasile, finirà in samba.
Letteralmente, con musiche da Carnevale. E non mancherà nemmeno un po’ di nudità.
La cerimonia, secondo le previsioni, dovrebbe durare circa 2 ore e 20 minuti a partire dalle 20 ore locali (1 di notte di lunedì in Italia). Al contrario dalla cerimonia di apertura quando la delegazione di ogni Paese entrava separatamente, alla chiusura gli atleti delle varie nazioni si mescolano nella sfilata per celebrare l’unione dei popoli.
E così come per l’inaugurazione, anche per la chiusura sarà un’azienda aquilana al 100% a gestire la delicatissima macchina delle immagini e dei suoni alla spettacolosa cerimonia.
È una nuova tappa a cinque cerchi quella della Agora Luci dei fratelli Wolfango e Vittorio De Amicis, in 26 anni dal 1990 a partire dal capoluogo abruzzese divenuti nomi leader nel “service” di impianti audio, video e luci per qualsiasi tipo di evento, come gli effetti speciali dell’Albero della vita di Expo 2015.






