CHIETI – Colpo di scena nella vicenda sempre più intricata del project financing per la realizzazione del nuovo ospedale di Chieti, presentato dal gruppo Icm, che fa capo al colosso veneto delle costruzioni Maltauro.

Spunta infatti un nuovo documento, una lettera del 2 febbraio dell’Agenzia delle entrate di Vicenza, non ancora resa pubblica dalla Asl, in cui si assicura che “non sussistono carichi pendenti di natura fiscale in capo alla società Centrale Mazzoni Srl, incorporata al gruppo Maltauro”.

La nota evidenzia che tale posizione di regolarità è stata riscontrata già il 2 novembre 2016, ovvero prima della presentazione del progetto di finanza emendato a seguito dell’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti.

Anche la direzione regionale del Veneto ha confermato la non sussistenza di carichi pendenti, in data 6 luglio, dunque precedentemente anche della prima presentazione del project.

Una lettera inviata alla Asl chietina, all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e alla procura della Repubblica di Chieti che, sulla vicenda del project, ha aperto un’inchiesta in seguito all’invio della documentazione da parte della Asl.

Un documento che in sostanza contraddirebbe quanto invece sostenuto dalla relazione di Filippo Manci, responsabile unico del procedimento, e dal parere di Stefano Spadano, dell’ufficio legale della Asl Lanciano-Chieti-Vasto.

Per loro il mancato pagamento di una delle due cartelle, da oltre 17 mila euro, costituirebbe una “violazione grave” delle disposizioni di legge, e l’irregolarità fiscale in carico all’impresa, impedisce “la proposta di finanza di progetto presentata il 19 luglio 2016”, che “non può essere accolta “in quanto contrastante con le previsioni di legge”. Irregolarità si precisa anche che non può essere “sanata a posteriori”.

Documenti esibiti in un’infuocata conferenza stampa dal consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, teatino, e da lui considerati come la pietra tombale sul project finacing di Maltauro spa, Finanza e Progetti spa e A.B.C. Nocivelli spa dal valore di 225 milioni, per realizzare un nuovo grande policlinico destinato a sostituire il vecchio l’ospedale Santissima Annunziata.

La vecchia struttura ha gravi problemi di sicurezza sismica e due padiglioni sono già in via di svuotamento, evacuati a seguito delle scosse di terremoto del 18 gennaio. Nessuna menzione della lettera invece pervenuta nella stessa giornata della conferenza stampa.

Al centro della vicenda c’è la Asl diretta da Pasquale Flacco, che entro il 21 febbraio dovrà esprimersi sul “pubblico interesse” dell’opera, un atto propedeutico all’avvio dell’iter di gara europea, in merito alla quale la proponente Maltauro avrà sì un diritto di prelazione, ma dovrà competere con altri colossi delle costruzioni pronti a scendere in campo.

L’impressione è che la Asl, a differenza del presidente D’Alfonso e dell’assessore al ramo Silvio Paolucci, il project non lo voglia, ma da quanto si apprende il gruppo Maltauro aspetta al varco l’azienda sanitaria, pronto a chiedere risarcimenti milionari se l’operazione dovesse andare in fumo.

A mutare radicalmente lo scenario potrebbe ora essere proprio la precisazione scritta dell’Agenzia delle entrate di Vicenza, a firma di Francesco Simeone, funzionario delegato dal direttore Provinciale Egon Sanin.

In essa si scrive a chiare lettere che l’Icm spa, in data 31 ottobre 2016, ha tempestivamente ottemperato al pagamento di entrambe le cartelle esattoriali non onorate, e si evidenzia la non sussistenza di carichi pendenti.

Prima dunque della presentazione del project financing avvenuta ai primi di novembre, quando Maltauro ha depositato il progetto già presentato nel luglio 2016, modificandolo con l’adeguamento alle nuove norme sugli appalti.

“In data 19 luglio 2016 il legale rappresentante della Icm Spa, tenuto conto della comunicazione ricevuta dalla competente direzione regionale del Veneto, ha presentato una dichiarazione sostitutiva, con cui ha rilevato la propria regolarità fiscale – si legge nella lettera – In particolare, ai sensi dell’articolo 10, comma 1, della legge 212 del 2000, Statuto del Contribuente, rubricato ‘Tutela dell’affidamento e della buona fede’, la società Icm spa si è conformata alle indicazioni contenute nello specifico atto dell’amministrazione finanziaria”.

E si aggiunge che “a seguire e in linea con il contenuto dell’atto del 6 luglio 2016, la direzione regionale del Veneto, su ulteriore richiesta dalla società Icm Spa, ha confermato la non sussistenza di carichi pendenti. In ordine alle cartelle di intestate alla società Centrale Mazzoni Srl, incorporata per atto di fusione con la società Maltauro immobiliare, lo scrivente ufficio, a integrazione di quanto precedentemente comunicato, precisa che, alla data del 2 novembre 2016, l’agente della riscossione delle Province del Veneto ha informato l’amministrazione finanziaria che, per quanto rilevato dal sistema informatico, non risultavano carichi pendenti in essere per la ditta in oggetto”.

Un motivo in più, per il governatore D’Alfonso, per spingere l’acceleratore sul project. Come aveva già fatto in una riunione del 29 dicembre 2016 alla presenza anche dei rappresentanti di Maltauro.

In quella sede, come risulta dal verbale, riferendosi alle presunte irregolarità fiscali dell’impresa proponente, D’Alfonso ha “invitato a scavalcare questo aspetto, che non preclude alla pubblica amministrazione di andare avanti” e ha esortato a “un obbligo di correttezza reciproca perché esiste un ordinamento che stabilisce doveri e una condotta di totale neutralità e tecnicità e non di facilitazioni”.

Il presidente ha anche annunciato la sua intenzione di andare a “parlare alla procura e all’Anac per avere il loro punto di vista” e ha invitato l’impresa a fare lo stesso “per una memoria integrativa”.

Il responsabile unico del procedimento Manci e l’avvocatura della Asl non hanno, come impedimento al project financing, posto solo la vicenda dell’irregolarità fiscale, ma anche della contraddizione tra il project financing con il progetto di un Hub di secondo livello organizzato “secondo logiche di connessione funzionale al presidio ospedaliero di Pescara”, contenuto nel nuovo piano sanitario.

Ovvero: come si fa a dimensionare l’ospedale e quantificare il relativo investimento prima di determinarne con esattezza i reparti e le funzioni? E anche carenze relative “alla regolare cauzione a garanzia dell’offerta e di documentazione idrogeologica e sismica”.

Ma secondo quando si è appreso, sul tipo di ospedale la proponente sarebbe disponibile a costruire alle stesse condizioni sia un hub di primo sia di secondo livello, a patto che l’azienda chiarisca le intenzioni.

Se questi motivi ritenuti ostativi comunque saranno sufficienti alla Asl per bocciare il project, il rischio, reale, è che la vicenda si trasferirà nelle aule dei tribunali.