L’AQUILA – “La miglior forma di diniego è la procrastinazione” , recita il Bignami della prassi politica. Ed è quello che oramai sembra accadere per la fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, in una unica grande città metropolitana, entro il 1 gennaio 2027.

Se ne è avuta forse conferma nell’ultimo consiglio regionale, dove è stata bocciata una risoluzione della pescarese Erika Alessandrini del Movimento 5 stelle, che impegnava il Consiglio a far rispettare i termini della fusione previsti dalla norma del 2023, che già aveva concesso una proroga, istituendo una cabina di regia e dando tutto il supporto possibile.

Il presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, anche lui pescarese, nella sua replica, da firmatario della legge del 2023, e che ci ha dunque “messo la faccia”,  ha ribadito che la fusione si farà, ma non è il caso di approvare la risoluzione, perché in sintesi, “l’importante è farla bene”, e un mese in più o in meno non cambia nulla.  Specificando poi sia in aula che in una successivo comunicato stampa, che “ci sono delle difficoltà oggettive, che non possiamo ignorare” e il tema non è se occorrerà un mese in più o in meno, ma piuttosto far sì che si costruisca una nuova comunità che agevoli la qualità della vita dei cittadini, fermo restando che non si rischia di perdere alcun finanziamento”. Ricordando che “la Regione è pronta a intervenire con i poteri sostitutivi se i Comuni non rispetteranno gli obblighi”.

Entrambi sono però consapevoli che l’opposizione alla fusione è trasversale ed anche crescente, sia nel centrodestra che nel centrosinistra: Spoltore, del sindaco di centrosinistra Chiara Trulli, e Montesilvano, del sindaco Ottavio De Martinis della lega, temono la fagocitazione, e anche a Pescara, dove a prevalere è il sì, a cominciare da quello del sindaco Carlo Masci, di Forza Italia, oltre che quello pesante dell0 stesso Sospiri e del deputato Luciano D’Alfonso del Pd, ex sindaco ed ex presidente di Regione, in tanti nei partiti e nel sottobosco politico non vogliono certo rinunciare in prospettiva, tra appena due anni, alle poltrone da svariate migliaia di euro al mese, quelle del sindaco e degli assessori, a quelle nei cda delle partecipate, ai tanti posti di lavoro seppure a termine negli staff, che saranno ridotti drasticamente con la fusione di tre giunte, tre consigli e tre macchine amministrative. C’è però il tema che i tre comuni stanno già riscuotendo i 10 milioni di euro l’anno per 10 anni di incentivi, previsti dalla norma nazionale per le fusioni, che si aggiungono ai 5 milioni di euro che sono stati già stanziati dalla Regione nel 2023. Senza fusone andrebbero restituiti.

E si ripete così sempre più spesso che l’unificazione al 1 gennaio 2027 è tecnicamente impossibile, e si vorrebbe spostare il termine ultimo ancora più in avanti, addirittura al 2029.

Ad uscire alla scoperto è stato in tal senso il presidente del Consiglio comunale di Spoltore, Lucio Matricciani,  annunciando la proposta di un pronunciamento dell’assise che richieda l’annullamento del progetto, per ripensarlo completamente. spiegando pure che se si andrà avanti con il processo di fusione si otterrà “un vero disastro e lo pagheranno tutti i cittadini delle tre comunità”, tenuto conto che “è una idea nata 15 anni fa e votata 11 anni fa al referendum”, ed oggi “circa il 20% di chi aveva votato nel 2014 non è più in vita”.

Altrettanto chiaro è stato il sindaco De Martinis: “La città non vuole assolutamente la Nuova Pescara e i cittadini che incontro quotidianamente me lo confermano. A differenza di quanto accaduto con il referendum del 2014, fatto in periodi diversi e con logiche elettorali completamente sbagliate, oggi c’è una consapevolezza: l’allargamento dei confini, così come pensati, sarebbe deleterio per la nostra città, che rischierebbe di tornare ad essere una periferia dormitorio come lo è stata per anni”.

In questo scenario è arrivata dunque la risoluzione di Alessandrini.

“Troppo spesso la Nuova Pescara viene trattata come un fastidio, invece che come una riforma storica: la legge del 2023 dice che va fatta entro il primo gennaio 2027, ma da quella data, il dibattito pubblico si è ridotto ad una sola parola che è ‘rinvio’ – ha esordito la pentastellata -. Si dice ‘non siamo pronti’, ‘non siamo capaci’, ‘non abbiamo avuto abbastanza tempo’, da un referendum che è svolto nel 2014. Mentre ci si dimentica di dibattere, analizzare, proporre  e valutare su quello che la fusione prevede, ovvero un’unica pianificazione urbanistica e strategica, una unica mobilità sostenibile e capillare, di un’unica gestione dei rifiuti e dell’ambiente, del welfare ,di servizi digitalizzati, della sicurezza, della razionalizzazione della spesa, dell’efficienza e della forza politica che avrà la nuova città metropolitane”.

Da qui l’appello all’aula: “quello che vi chiedo con questa risoluzione è che il primo gennaio 2027 sia un impegno, ratificato dal Consiglio regionale, non una opzione. Vi chiedo di riaffermare un principio di serietà e l’istituzione di una cabina di regia interdipartimentale per supportare e monitorare le attività in maniera costante e che si possa riferire periodicamente al Consiglio sullo stato di avanzamento. Il rispetto dei tempi non è solo una questione politica ma profondamente economica, perché si continua a parlare come se il tempo fosse una variabile neutra. Colleghi dalla fusione dipendono oltre 100 milioni di euro,  di 10 milioni l’anno per i 10 anni oltre la fusione, più i 5 milioni che sono stati già stanziati nel 2023”.

A quel punto è intervenuto il presidente Sospiri, che ha spiegato in aula: “La fusione non è in discussione, il voto democratico va comunque rispettato, anche se ci sono tanti problemi a raggiungere questo obiettivo. Tantissimi problemi. Ascolti i sindaci, ascolti i direttori generali dei comuni, i dirigenti, i funzionari, li convochi in commissione. È un tema che questo progetto così bello, così importante che noi abbiamo voluto non deve rimanere un’idea fantastica ma una concreta soluzione per il miglioramento della vita dei cittadini. Quindi non facciamoci la testa se ci vuole un mese di più, due mesi di più. La domanda è ‘si fa o non si fa la fusione? E la risposta è che si farà, perché nessuno di noi firmerà mai in quest’aula un provvedimento che interromperà il processo di fusione. Non accadrà mai o non accadrà fin quando ci sono io. Dovrei smentire me stesso, il primo a perdere la faccia sarei io,  visto che la legge porta la mia firma”.

Ha dunque replicato Alessandrini: “Lei dice di ascoltare i sindaci ma non ha ascoltato me: non ho  detto che mai si possa andare indietro rispetto al processo di fusione  che è in corso. La mia risoluzione dice si deve fare nella data che è stata già prevista, il primo gennaio 2027, perché l’unica cosa che si sente dire oggi è ‘rifacciamo il referendum’, ‘i cittadini che rappresento non vogliono la fusione’, ‘c’è bisogno di un rinvio’. e nessuno sta davvero lavorando al nuovo assetto. Per questo la Regione dovrebbe prendere posizione, politica e istituzionale”.

Nella nota ha poi ribadito Sospiri: se al 31 dicembre qualcuno non arriva con la relazione delle fusioni si attueranno i poteri sostitutivi. Ha ragione il consigliere Alessandrini, quando si suggerisce alla Regione di fare di più, possiamo pensare alla costituzione di uno specifico ufficio pluridipartimentale che sia da stimolo intermedio, verificando, ad esempio, il funzionamento del Suap, già aggregato, se ha prodotto in questa fase miglioramenti all’apertura di un’azienda o rallentamenti. Purtroppo ci sono stati dei rallentamenti, ma è inevitabile, oggi sono spine, ma domani saranno rose. Quello che conta è fare la città, fondarla, un processo che dobbiamo costruire e seguire insieme, centrodestra e centrosinistra. È sterile e inutile – conclude Sospiri – polemizzare su un mese prima o un mese dopo”.

Fatto sta che la risoluzione che poteva rafforzare questa determinazione a rendere realtà nel più breve tempo possibile la fusione è stata bocciata.