L’AQUILA – “Dall’Euro, una moneta dannosa, si dovrà uscire, è inevitabile. A meno che non si cominci ad agire con il finanziamento in disavanzo degli investimenti, soprattutto pubblici, per agganciare la ripresa, per riprenderci e uscire dai guai, dalla disoccupazione che ci sta ammazzando. Anche L’Aquila può salvarsi, con dei progetti seri e motivati, ma può salvarsi. La moneta c’è e non costa nulla. Non è vero quello che si dice a Bruxelles”.
Nino Galloni, economista, docente e scrittore italiano, con un passato importante nei ministeri dell’Economia e del Lavoro, ‘screma’ le strade che portano alla salvezza di una parte consistente dell’Europa dell’Unione, oggi abbrutita dalla crisi, che lo stesso Galloni chiama “sindrome figlia del liberismo, o globalizzazione, un sistema già superato e fallito che costringe i Paesi a esportare di più rispetto alla produzione interna”.
E lo fa all’indomani del “me ne frego” di Bruxelles alle istanze della politica aquilana e abruzzese sul post-sisma, uscite con le ossa rotte da un incontro che non poteva non essere impari.
AbruzzoWeb intervistò Galloni nel 2012, quando parlò, come oggi, della salvezza dell’Aquila attraverso l’emissione di moneta, in occasione di una importante tre giorni di economia a Rimini organizzata dal giornalista Paolo Barnard nel corso della quale l’economista raccontò un episodio importantissimo della storia italiana, i cui drammatici effetti si sentono a distanza di tanto tempo.
L’ex direttore generale del ministero del Bilancio (oggi ministero dell’Economia) e del Lavoro del governo di Beniamino Andreatta, disse di una vicenda in un periodo decisivo, negli anni ’80, per l’ingresso dell’Italia nel sistema Euro volto a distruggere l’economia italiana che nel 2013 non può garantire la ricostruzione di una città e di un territorio distrutti da un terremoto.
“Giulio Andreotti – il racconto di Galloni ad AbruzzoWeb – mi chiamò per chiedermi se volessi contribuire a cambiare l’economia italiana, poi si fece vivo Paolo Cirino Pomicino, che mi mise a capo della struttura tecnica del ministero del Bilancio. Io volevo rallentare il processo che avrebbe portato all’Euro. Volevo un percorso diverso per entrare nell’Europa unita, serviva una condizione di sviluppo economico, non depressiva, per non perdere posti di lavoro ma per crearli. Successe il cataclisma, la Fondazione Agnelli e Confindustria si schierarono contro. L’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl chiamò al telefono l’ex ministro del Tesoro Guido Carli. Pomicino mi fece capire che non c’era più spazio per quel mio tentativo. Dovetti scrivergli su un pezzettino di carta che poi gettai: c’erano i microfoni, mi intimò di non parlare. Gli chiesi in quel modo se la telefonata fosse arrivata oppure no, Pomicino fece segno di sì con la testa. Ancora oggi si vedono i segni lasciati da quella telefonata arrivata dalla Germania, in quel momento ho capito che l’Italia era stata condannata definitivamente”.
“Una parte della Democrazia cristiana – aggiunse – mi incaricò, negli anni ’80, di prendere contatti con una parte del Partito comunista – ha detto ancora Galloni – per vedere se fosse possibile una linea di politica economica e monetaria differente da quella accettata dall’establishemt della stessa sinistra democristriana e capire se nel Pci se qualcuno fosse d’accordo. Feci alcuni seminari, venivano persone molto modeste come Mario Draghi e Giulio Tremonti, gente che poi ha fatto carriera”.
“A quel punto un certo Carlo Azeglio Ciampi chiamò Enrico Berlinguer e gli disse che, se si fosse andati avanti con il discorso sulla moneta, tutti i figli della nomenklatura comunista che stavano negli uffici e negli studi delle banche sarebbero andati a casa”, svelò Galloni.
Professor Galloni, l’Euro è nato morto, lei spera che chi ha in mano le chiavi dell’economia europea si svegli e cominci a spendere, l’austerità, che dell’Euro e della Unione Europea è uno strumento, sta polverizzando un Continente. Il quadro è terribile.
Il modello nuovo che potrebbe venir fuori da questo disastro deve necessariamente partire dallo sviluppo interno di ciascun Paese, di ciascuna realtà, di ciascuna regione, territorio o area, all’interno dei quali ci si sgancia dalla moneta internazionale e si produce tutto ciò che è possibile produrre. Se poi si è così bravi a produrre di più di ciò che serve, si esporterà a un prezzo arbitrario che si formerà sul mercato internazionale. Questo per chiarire meglio gli errori del modello, folle, a cui abbiamo aderito. Sull’Euro non ho mai avuto dubbi. Non è nato come una moneta, ma come un insieme di regole e già questo basterebbe per capirne la dannosità. Poi è stato gestito come se fosse oro, o una merce preziosa, ed è stato reso artificiosamente scarso fino a risultare ingestibile.
A quel punto ci si è messa la finanza speculativa a rovinare il resto.
Qualche anno fa il sistema è cambiato, di fronte all’esigenza di liquidità delle banche, che derivavano dalle attività speculative e non di credito, questo sia chiaro, è venuto fuori il ‘quantitative easing’, cioè tutte le banche centrali, ha aderito anche la Bce, autorizzano mezzi monetari illimitati a favore di queste banche che continuano a fare operazioni finanziarie insostenibili, anche se per migliorare le cose basterebbe reintrodurre la legge Glass-Steagall, che impone la netta separazione tra soggetti che fanno attività speculative e quelli che devono fare credito all’economia. Questo è stato il secondo, dannosissimo passaggio in cui le banche centrali sono entrate pesantemente, direttamente o indirettamente, nel mercato dei titoli del debito sovrano, dei debiti pubblici, sia nel mercato secondario, quello di chi li vuole venderli anticipatamente dopo averli comprati, di qui il famoso spread. Soprattutto attraverso banche pubbliche l’Italia ha fatto qualcosa del genere, anche se in modo un po’ surrettizio, vedi la Cassa depositi e prestiti con risparmio postale, che però ci ha salvato perché ha tenuto più bassi gli spread e i tassi di interesse. Attraverso queste banche pubbliche, si comprano i titoli a bassi tassi di interesse, vengono tenuti bassi, un passo indietro rispetto al famoso divorzio tra banche centrali e governi. In quest’ottica, se chi comanda in Europa si impegnerà per favorire la ripresa con i disavanzi, le cose cambieranno. Altrimenti, l’Euro verrà abbandonato.
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, uomo Usa nell’Europa del dominio Germania-Francia, non sembra disposto a fare ciò che secondo lei è vitale.
Draghi è più vicino alle posizioni Usa, più espansive di quelle europee, ma fa parte di una cordata che vuole andare a sottomettere anche le banche, di cui l’aspetto pericoloso è il bailing-in, cioè mettere le mani sui depositi, un modo certo per far saltare le banche e a mio avviso un segnale di poca lucidità. Ripeto, o si fanno gli investimenti pubblici in disavanzo, o si andrà sempre peggio.
In soldoni cosa potrebbe accadere?
Due sono gli scenari, ma sempre nello schema del ritorno a una sovranità monetaria: o i popoli lo fanno, oppure vengono sottomessi. Io credo che si ritornerà alla sovranità monetaria, anzi, ne sono convinto.
Il professor Giulio Sapelli a questo giornale ha affermato che in passato, purtroppo, certi problemi si risolvevano con la guerra.
La guerra, purtroppo, è una possibilità, ha ragione Sapelli, o meglio non ha torto.
Qualcuno si aggrappa alla speranza di creare un euro del Mediterraneo.
Così la Germania diventa meno forte, ma se la Germania avesse voluto aiutarci, lo avrebbe fatto pure con l’euro, ma siccome ha i magazzini pieni di macchine e merci, temo che alla fine svaluterebbe la propria moneta, quindi ci troveremmo in difficoltà ancora più grandi.
In Italia ci si è ridotti a lasciare una città terremotata come L’Aquila senza investimenti, cercando soluzioni che non disturbino il gigante tedesco, padrone dell’Europa.
Da una parte c’è un grande problema di sovranità monetaria, dall’altra di comprensione della differenza fra competenza sullo stanziamento dei fondi e la cassa sulla quale si dice che mancano i soldi, il che equivale a dichiarare che mancano i chilometri per costruire le strade. Una stupidaggine, perché la moneta non costa nulla.
Gli amministratori locali aquilani, al netto delle loro responsabilità, ormai sono allo stremo. Non si investe nulla causa limite debito/pil al 3 per cento, ma questo significa condannare a morte una città, o un Paese se si allarga il discorso.
L’Aquila va vista nell’ottica del buon investimento e io che sono il paladino dei buoni investimenti mi domando: qual è il progetto di ricostruzione e recupero dell’Aquila? Non so se è stato fatto un progetto in questo senso, lo stesso discorso posso applicarlo a Messina per il ponte sullo Stretto, o alla Tav. Dobbiamo chiederci cosa serve in realtà. Il pareggio di bilancio c’è, ma va spiegato come si fanno le spese in disavanzo. Gli Stati nazionali possono fare il pareggio di bilancio solo se l’Europa si impegna a spendere in disavanzo, in proporzione alla disoccupazione e alle risorse reali da investire a seconda dei parametri reali di ogni Paese. Le faccio un esempio: negli enti pubblici non avevamo mai visto una cosa del genere, un sindacato di base qualche tempo fa ha occupato la sala riunioni di un collegio sindacale dell’Inps, bloccando di fatto la riunione, in modo civile nonostante i toni molto accesi. È una forma nuova di tensione, il segnale più chiaro sulla precipitazione degli eventi.
Chi la spunterà allora fra la politica poco lucida di Draghi e quella del cancelliere tedesco Angela Merkel, che vuole tenere tutti sotto scacco?
La Merkel ha dalla sua parte la più potente economia europea e l’arma, tramite disinformazione, dello spauracchio con cui aizzare il popolo tedesco contro i mediterranei. Draghi ha dalla sua una logica migliore, ma la soluzione americana del quantitative easing non è buona per noi, come dimostra l’esperienza giapponese. Anche se veniamo da un periodo di scarsità monetaria, un male enorme, non è che risolviamo tutto stampando moneta così come viene. La moneta va investita al meglio, solo che qui da noi non esiste, è assente, è sparita. Ritroviamo la moneta, che c’è e non costa nulla, poi pensiamo a cercare l’equilibrio, una via che sia adeguata alle capacità e alle esigenze dei popoli europei.
Quando ripensa alla vicenda Kohl cosa prova?
Spero sia la fine di quell’incubo e spero non ce ne sia uno peggiore. Saremmo stati meglio senza, ma alcuni errori erano stati commessi 10 anni prima, vedi G7, che ha accollato i riequilibri delle bilance dei pagamenti ai Paesi deboli, vedi divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia, vedi flessibilizzazione selvaggia del mercato del lavoro, vedi mercato economico che premiava il produttore peggiore, cioè quello che pagava di meno la manodopera, faceva lavorare i bambini, distruggeva le condizioni del lavoro e dell’ambiente. Poi si è andati alla deriva in nome del mercato, che pure sarebbe una istituzione utile se fosse onesta e regolata come si deve, si è andati verso lo scaricamento dei pesi maggiori sui più deboli. La politica keynesiana è l’unica via per riprenderci. Spendiamo, bene, la moneta, che non è un problema perché viene creata dal nulla, e se l’Europa non lo farà, gli Stati avranno il diritto di abbandonare l’Unione. Certo, il pericolo di una guerra non viene scongiurato. L’Euro sarebbe un falso problema se si capisse come funziona l’economia, purtroppo oggi non lo capisce nessuno. Non è che ci voglia molto per capire concetti fondamentali, come quello che spiega benissimo che si lavora per esportare si ammazza la domanda interna, invece se si fa il contrario si migliora il mercato in uscita. Semplicissimo, eppure, per incapacità o disonestà intellettuale, si sta distruggendo l’Europa.






