PESCARA – La mancata proroga del contratto a tempo determinato di un’infermiera incinta è stata ritenuta discriminatoria dal giudice del lavoro di Pescara Andrea Pulini, che ha condannato la Asl a stipulare il contratto e a risarcire la lavoratrice con cinquemila euro.

La vicenda è riportata dal quotidiano ‘Il Centro’: l’infermiera era in servizio alla Rsa di Tocco da Casauria e aveva già avuto tre proroghe. Alla scadenza del contratto, il 31 gennaio scorso, la Asl ha rinnovato il rapporto degli altri sette infermieri a tempo determinato, ma non il suo.

Secondo la ricorrente, la scelta era legata al suo stato di gravidanza. Nel ricorso sono state evidenziate le norme del decreto legislativo 198 del 2006, relative al Codice delle pari opportunità tra uomo e donna e alla discriminazione diretta e indiretta.

La difesa ha inoltre sottolineato che le proroghe concesse agli altri colleghi avrebbero consentito loro di raggiungere i 18 mesi di servizio necessari per accedere alla stabilizzazione, possibilità preclusa alla lavoratrice.

La Asl ha negato ogni discriminazione, sostenendo che la decisione fosse dovuta esclusivamente a “valutazioni organizzative e funzionali” e alla necessità di garantire la continuità assistenziale.

Il giudice, però, ha rilevato che l’azienda non ha dimostrato l’esistenza di una specifica ragione organizzativa per non prorogare proprio il contratto dell’infermiera.

Secondo la sentenza, la Asl avrebbe dovuto prorogare il rapporto come avvenuto per gli altri lavoratori comparabili, mentre le modalità organizzative necessarie a garantire l’assistenza durante la maternità non potevano giustificare la scelta.

La sentenza ha quindi dichiarato la natura discriminatoria del comportamento, ordinando la stipula del contratto dal primo febbraio al 30 maggio 2026 e il pagamento di cinquemila euro per danno non patrimoniale, oltre alle spese legali.

Nel frattempo la donna era stata assunta dalla Asl Lanciano-Vasto-Chieti dal giorno successivo al parto, con un contratto di un anno.

La Asl di Pescara, tuttavia, si è opposta alla decisione e la vicenda passerà ora nuovamente davanti al giudice del lavoro.