TERAMO – “Il direttore Tartara sarà in aspettativa due mesi per motivi personali, e in questo periodo il reparto sarà affidato a Corrado Lucantoni“. Del tutto “infondate” le voci su abbandoni e malcontenti” e su eventuali accorpamenti con la Neurochirurgia di Teramo, che “stiamo potenziando”, con quella dell’Aquila. Solo “fantasie” i conflitti interni.

Per la prima volta parla la Asl di Teramo, con il dg Maurizio Di Giosia, per fare chiarezza, dopo mesi di disagi vissuti nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Mazzini, con più di un addio e defezione di medici storici del reparto. Dopo la richiesta di aspettativa, dal 2 settembre al 3 novembre, già  anticipata da Abruzzoweb, da parte del direttore Fulvio Alberto Tartara, entrato in servizio a gennaio 2025, dopo aver vinto un concorso per il quale si sono registrati ricorsi.

E a spaccare ancor di più la squadra, da quanto si è appreso, la notizia, data dallo stesso Di Giosia nella nota odierna, che a sostituire pro tempore Tartara sarà il dottor Corrado Lucantoni.

Esponente di una stimata ‘dinastia’ medica tra le più influenti e potenti della sanità teramana: è infatti il figlio di Danilo Lucantoni, direttore per ben 23 anni, e fino al 2023 della stessa Neurochirurgia, a sua volta fratello di Riccardo Lucantoni, dal 2017 anni in pensione, direttore della chirurgia generale di Teramo oltre che direttore del dipartimento di Scienze chirurgiche. Specializzando in neurochirurgia a Roma è l’altro figlio Davide Lucantoni, l’altro figlio di Danilo Lucantoni.

Il reparto però, da quel che si apprende, sarebbe in subbuglio, perché la decisione non piace, e in questi giorni si moltiplicano le voci, approfittando di questa vacatio di Tartara, di un disegno volto ad una clamorosa fusione della Neurochirurgia dell’Aquila con quella di Teramo. Affidata per di più al primario del reparto aquilano Alessandro Ricci.

Di Giosia smentisce duramente, ma ad aver preso contatti con Ricci e il reparto aquilano, sarebbe stato innanzitutto il fronte interno della Neurochirurgia di Teramo, che vorrebbe sbarrare la strada a Lucantoni. E da quel che trapela, Ricci ci avrebbe pensato seriamente. Non solo, se ne sarebbe parlato anche a livello di vertici, tra Di Giosia e il direttore generale della Asl dell’Aquila, Paolo Costanzi.

Di Giosia, in carica dal 2020, nominato e poi riconfermato dal centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, scrive però nella nota: “supporre che per una semplice richiesta di aspettativa per motivi personali, che questa direzione ha accolto, venendo incontro alle esigenze del personale secondo un modus operandi ormai consolidato in questa azienda, si giunga all’ipotesi di una Neurochirurgia unica tra i due capoluoghi è davvero un eccessivo esercizio di fantasia”.

E bolla come “totalmente infondate” e “frutto di supposizioni fantasiose” le voci, “lette su alcuni organi di stampa, riguardo ad abbandoni legati a malcontento o a contrapposizioni fra direttore della Uoc e azienda”.

I fatti dicono che però innanzitutto si è sempre più assottigliata la squadra di professionisti allievi, negli anni d’oro del reparto, di Renato Galzio, neurochirurgo di fama internazionale, direttore dal 1988 al 2000, prima dell’avvento di Danilo Lucantoni, con successivo trasferimento all’ospedale dell’Aquila, poi nel policlinico San Matteo di Pavia, per concludere la carriera come professore universitario.

Ad aprile è andato via una colonna portante del reparto, sin dai tempi di Galzio, Filippo Pineto, a breve andrà in pensione Rosario Sepe, ed anche Beniamino Nannavecchia sarebbe prossimo ad un trasferimento a Roma, già in autunno.

E c’è chi assicura che non ha tutta questa voglia di restare nemmeno lo stesso Tartara, non essendosi mai davvero ambientato, neurochirurgo lombardo di grande fama, già dirigente medico in altri prestigiosi ospedali italiani con all’attivo oltre 7.000 interventi chirurgici in 25 anni di esperienza e svolge anche una importante attività privata, in particolare in studi e strutture private del Nord Italia.

Al suo posto  c’ dunque chi vorrebbe non Lucantoni, ma Ricci, che dirige la Neurochirurgia dal gennaio 2023, ed anche lui è uscito dalla scuola di Galzio, avendo lavorato a Teramo dal 1993 al 1999, prima di passare definitivamente al San Salvatore.

Oggi Ricci vanta un reparto aquilano che ha chiuso il 2024 con 470 interventi, 107 in più rispetto all’anno precedente. Ricci è stato suo malgrado coinvolto, con le accuse di falso e i turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, nell’inchiesta della Procura dell’Aquila sulla gara d’appalto milionaria per l’acquisto dei neurotrasmettitori midollari, secondo l’accusa cucita su misura di una ditta specifica. Indagati con lui anche il primario di Chirurgia vascolare Gennaro Bafile e i funzionari della Asl Paolo Spaziani, Michela D’Amico e Carlo Fruttaldo. A inizio marzo però tutti e cinque sono stati assolti nell’udienza preliminare del Tribunale dell’Aquila con rito abbreviato.

Il progetto di integrazione tra i due reparti, è stato poi osservato, ricalca in modo seppure parziale e non formalizzato, ovvero deciso dall’esecutivo regionale,  il modello e la linea di indirizzo dei due Dea di secondo Livello, con tutte le specialità, con la localizzazione da decidere entro l’anno, recita la legge della rete ospedaliera approvata da dicembre 2023 ed ancora inattuata,  tra i quattro ospedali dei comuni capoluoghi, nella sua forma “condivisa” e “diffusa”, secondo il modello messo a punto dall’ex direttore generale dell’Agenzia sanitaria regionale, Pierluigi Cosenza, in pensione a marzo ed ora sostituito dall’ex sindaco di Teramo e direttore sanitario della Asl teramana.

Ovvero due Dea di secondo livello L’Aquila -Teramo e Pescara – Chieti, per non scontentare nessuno, tenuto conto che escludere due dei quattro capoluoghi porterebbe a una bufera politica, con i big locali di tutti i partiti pronti alle barricate.

Una ipotesi, quella della fusione delle Neurochirurgia di Teramo e L’Aquila che però crea, seppure sia tutto sulla carta, scontento anche ad Avezzano, dove il reparto è stato chiuso nel luglio 2016, e ora c’è nel nosocomio della città marsicana soltanto un ambulatorio che fa capo alla struttura dell’Aquila. Da giugno sono state raddoppiate le visite, da da quattro a otto al mese, ma  si argomenta comunque che invece di prevedere fusioni tra L’Aquila e Teramo, la priorità dovrebbe essere quella di riportare in auge la neurochirurgia di Avezzano.

Tornando a Teramo e alla nota di Di Giosia: per quanto riguarda l’aspettativa di Tartara, si assicura nella nota che “la Asl ha risposto positivamente a un’esigenza del professionista che non sottende null’altro se non una necessità squisitamente personale. Da smentire dunque come totalmente infondate e frutto di supposizioni fantasiose le voci, lette su alcuni organi di stampa, riguardo ad abbandoni legati a malcontento o a contrapposizioni fra direttore della Uoc e azienda”.

Piuttosto, “quello che lega la direzione aziendale al dottor Tartara è un rapporto di profonda stima e collaborazione e in questi 18 mesi abbiamo supportato l’attività del reparto, fornendo le attrezzature richieste e lo faremo in futuro, con ulteriori potenziamenti. La Neurochirurgia è un’unità operativa centrale nelle strategie aziendali, tanto che è stata costantemente supportata sul fronte del personale e delle attrezzature. In particolare per quest’ultimo aspetto, l’azienda ha acquistato le nuove strumentazioni ritenute necessarie dal direttore come sistemi operatori per interventi alla colonna vertebrale o un nuovo neuronavigatore. Sarà incrementata anche l’attività chirurgica, secondo un piano di potenziamento che coinvolgerà l’attività chirurgica in generale nell’azienda, grazie a imminenti assunzioni nella Uoc Anestesia e rianimazione, che consentiranno l’aumento delle sedute operatorie.”

Il costante potenziamento del reparto, dunque, “contrasta e indirettamente smentisce l’altra voce apparsa su organi di stampa: quella di un ipotetico accorpamento della Neurochirurgia di Teramo con quella dell’Aquila. L’ipotesi di trasformare il reparto del Mazzini in una “costola” di quello del San Salvatore sotto la direzione del primario di quest’ultimo è totalmente infondata e non è stata mai presa in considerazione”.

Infine: “vorrei ricordare la strenua battaglia sostenuta da questa direzione per tutelare la sussistenza dell’unità operativa complessa di Neurochirurgia. Supporre che per una semplice richiesta di aspettativa per motivi personali si giunga all’ipotesi di una Neurochirurgia unica tra i due capoluoghi è davvero un eccessivo esercizio di fantasia”.