ROMA – Un “governo del presidente”, credibile, oppure le dimissioni anticipate per uscire dall’impasse.
Sono le due opzioni sulle quali il Capo dello Stato Giorgio Napolitano sta vagliando in queste ore dopo che il suo portavoce, ieri, ha annunciati che il presedente si prendeva “un momento di riflessione”.
Si sbloccherà tutto questa stamattina e le due possibilità sono opposte.
La prima è la convocazione al Quirinale di una personalità di forte caratura istituzionale alla quale Napolitano potrebbe affidare l’incarico di formare un “esecutivo del presidente” o “di scopo”.
La seconda via è quella di dimettersi dal suo incarico le dimissioni anticipate del capo dello Stato, per accelerare l’avvento di un nuovo Presidente nella pienezza dei poteri che possa riuscire a superare lo stallo.
Queste dunque le sole alternative a un ritorno immediato alle urne, che possono chiudere la tormentata partita apertasi subito dopo le elezioni del 24-25 febbraio.
“Non sono disponibile a fare governicchi alla fine del mio mandato e all’inizio di una nuova legislatura”, ha ripetuto più volte, sottolineando quanto sia pesante l’incomunicabilità tra i partiti.
Silvio Berlusconi ieri ha ribadito la sua disponibilità a un governo delle “larghe intese”, tutti dentro meno che Grillo, dunque a braccetto insieme Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega.
Ultimatum respinto da Pier Luigi Bersani, che da un mese continua a dire “mai con il centrodestra”. “”I contrasti aspri tra le forze politiche – ha detto Enrico Letta, vicesegretario del Pd, dopo l’incontro con il presidente Napolitano al Quirinale – rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali”.
‘Siamo disponibili ad un governo 5 stelle’. Nel momento in cui Napolitano dovesse dare incarico al M5S noi in brevissimo tempo daremo al Presidente nome e programma”, ha invece detto Vito Crimi, capogruppo in Senato del M5S, al termine delle consultazioni al Quirinale.




