L’AQUILA – Ancora risarcimenti milionari della Regione a privati per vicende, dalla lunga durata, caratterizzate da percorsi non proprio impeccabili da parte della macchina burocratica e politica regionale.
Dopo i circa 4,7 milioni che la Regione ha sborsato per la questione dell’impianto a biomasse mai realizzato ma autorizzato a Colonnella, a favore della Sagitta immobiliare, con una deliberazione dello scorso 20 gennaio l’Esecutivo abruzzese, presieduto dal governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, ha dato il via libera alla transazione con la Rubner Holzbau Spa: 1,5 milioni di euro che riguardano lavori eseguiti dalla società nel complesso “Le Naiadi“ di Pescara, di proprietà dell’ente regionale, addirittura negli anni 1987 e 1988, una struttura molto spesso al centro di polemiche, problematiche e disfunzioni.
Si tratta di un contenzioso che, come nel caso di Colonnella, l’attuale maggioranza di centrodestra, al timone da un anno, ha ereditato ma che ha deciso di risolvere con una transazione, nonostante il giudizio ancora pendente, perché le Avvocature, di Stato e regionale, hanno certificato l’alto rischio di soccombenza.
La vicenda trae origine nell’ambito della procedura di scioglimento dell’Azienda di soggiorno e turismo di Pescara, a cui è seguito il subentro della Regione per quelle competenze.
Singolare e curioso l’aspetto delle difese legali nelle due vicende. Per il caso Naiadi, ad assistere la Regione, sin dall’inizio del contenzioso, l’avvocato Osvaldo Prosperi, del foro di Pescara, docente di diritto privato all’Università D’Annunzio, incaricato con delibera della giunta regionale di Ottaviano Del Turco, nel novembre 2006.
A difendere la società gli avvocati, entrambi del foro di Chieti, l’oggi novantenne Marcello Russo, ex presidente del Consiglio regionale, uno dei padri dello Statuto regionale, e punto di riferimento dell’avvocatura abruzzese, affiancato da Manuel De Monte, quest’ultimo diventato nel 2015, con il centrosinistra di Luciano D’ Alfonso, presidente di Abruzzo Sviluppo.
Va poi ricordato che Russo, che è genero di De Monte, ha difeso, anche qui con successo, proprio la Sagitta immobiliare, nel contenzioso dell’impianto a biomasse, terminato con una transazione da 4,7 milioni, comprese prese legali, rispetto ad una richiesta di risarcimento danni iniziale di 57 milioni.
Tornando alla Rubner Holzbau Spa: la società aveva inizialmente aperto il contenzioso nei confronti della stessa Azienda di soggiorno e turismo, ma il tutto si era chiuso con la sentenza della Cassazione di annullamento dei contratti d’appalto riguardanti l’esecuzione delle opere perché le relative delibere non erano state poste all’approvazione della Giunta regionale. Addirittura per alcuni lavori erano addirittura assenti le delibere che ne autorizzassero la conclusione.
Ecco perché nel 2015 la Rubner ha presentato ricorso contro la Regione Abruzzo chiedendo la condanna al pagamento di un indennizzo quantificato nella minor somma tra il miglioramento conseguito dall’Ente pubblico e il costo dell’intervento eseguito, ovviamente oltre alla rivalutazione degli interessi legali. Nel 2016 il Tribunale dell’Aquila, accogliendo la domanda, aveva condannato la Regione al pagamento di 857 mila euro. Sentenza annullata dalla Corte d’Appello il 3 ottobre del 2017 a causa della nullità dell’atto di citazione, disponendo al contempo il ritorno al tribunale ordinario di primo grado.
Giudizio, quest’ultimo, che resta ancora pendente. Nel frattempo l’Avvocatura di Stato e l’Avvocatura regionale, tenendo conto del riconoscimento dell’utilità delle opere realizzate, quantificandole nella cifra di 857 mila euro riportata nella delibera di giunta regionale 885 del 2013, hanno evidenziato un elevato rischio di soccombenza nel giudizio di primo grado, addirittura prefigurando esiti più sfavorevoli alla Regione rispetto alla cifra da corrispondere all’azienda privata.
Per questo, sono state intraprese trattative per cercare di arrivare a una soluzione bonaria del contenzioso che limitasse l’esborso da parte della Regione. L’accordo si è trovato sulla cifra di 1,5 milioni di euro.
Il presupposto, però, è il riconoscimento della somma tra i debiti fuori bilancio. Secondo la Regione sono stati accertati, anche giudizialmente, l’esecuzione dei lavori e l’indebito arricchimento. Ecco perché, pur in presenza di sentenze contro la volontà del privato e di un giudizio ancora pendente, si è proceduto alla transazione.





