PESCARA – Stessa carica di energia, con un pizzico di esperienza in più che non guasta. I The Gift, storica band pescarese, torna dopo 25 anni di assenza dalle scene musicali con un nuovo album e tanto ancora da dire.
L’occasione della tanto attesa reunion è “Rebirth”, il cd della rinascita che verrà presentato venerdì al Wake Up di Pescara e che gli indissolubili Ugo Sala (voce), Pino Petraccia (batteria e percussioni), Belfino De Leonardis (basso) e Danilo Burchielli (chitarra) porteranno in giro per l’Italia in un concerto che promette la stessa grinta di 25 anni fa.
I suoni e i contenuti dell’album sono ancora attualissimi e segnano un ‘continuum’ con il percorso interrotto nel 1987, dopo quattro anni di successo in cui The Gift hanno potuto vantarsi di essere una delle principali realtà del panorama indie-rock italiano.
Una fortunata reunion in cui manca solo il compianto Stefano Alici, tra i fondatori del gruppo, la cui presenza però è sempre forte e vive nel nome della band, scelto da lui in omaggio al romanzo “Der Golem”.
Sull’onda del ricordo e con uno sguardo al futuro, i The Gift, tramite il portavoce Pino, raccontano del loro presente e del fuoco mai spento che brucia per la tanto amata musica.
Da cosa è nata, o meglio “rinata”, la voglia di tornare a suonare insieme dopo 25 anni?
Tutto è nato quando Belfino, il bassista del gruppo, ha tirato fuori un disco che avevamo registrato anni fa e mai distribuito. Riascoltandolo lo abbiamo trovato fresco, nonostante fossero passati più di vent’anni.
Com’è stato ritrovarsi a suonare dopo tutti questi anni?
Alcuni di noi non si sono visti per decenni, con il cantante erano 20 anni che non ci si vedeva. Basti pensare che il giorno che ci siamo rincontrati quasi ci siamo ripresentati. (ride)
Ci siamo subito messi a suonare ed è stato piacevole e molto divertente, come se tutti questi anni non fossero passati .
Invece ne sono passati 25, da quel lontano 1987, anno in cui vi siete fermati. Cosa è cambiato da allora?
A livello musicale siamo rimasti gli stessi, portiamo avanti lo stesso stile, anche perché le canzoni contenute nell’album le abbiamo composte negli anni 80. Il tutto però è arricchito dall’esperienza che abbiamo accumulato nel corso degli anni.
I testi delle vostre canzoni sono comunque molto attuali nei contenuti…
Attualissimi, direi. Nelle nostre canzoni parliamo di disagio giovanile, dei sogni che si avevano vivendo a quei tempi in una città di provincia, che poi sono gli stessi che si hanno oggi. Un tema che non affrontiamo, o che comunque tocchiamo poco, è invece l’amore.
Il disco riflette l’evoluzione musicale dei The Gift, racchiudendo nei brani, vecchi e nuovi, la vostra storia e la mutazione che già nel corso dell’avventura degli anni 80 avete subito. Questa narrazione storica, fatta attraverso la musica, ha guidato anche la costruzione della scaletta del concerto.
È così. La prima parte del concerto è infatti più dark, più oscura, un po’ alla ‘Joy Division’, per intenderci. Nella seconda parte predomina il rock, che poi è il genere che ci viene più naturale. Infine approderemo al ‘new wave’, accompagnati sul palco dal pianista Stefano Taglietti.
Il disco “Rebirth” è una “rinascita” che avete scelto di dedicare a chi invece non c’è più, ossia il chitarrista che è stato tra i fondatori del gruppo, Stefano Alici.
Oltre che nel disco, ricorderemo Stefano anche nel concerto. La prima parte, quella in cui proporremo i nostri brani più dark, è dedicata a lui, perché proprio in quelle canzoni la sua mano compositiva è più predominante. Lo immagineremo lì, suonare insieme a noi.
Domani, venerdì 6 maggio, ci sarà il primo concerto che sarà la prova del nove dopo 25 anni di pausa. Come state messi a grinta?
Qualcuno di noi dice che è più forte di 25 anni fa, qualcuno pensa sia la stessa. La grinta comunque c’è, ed è alta. Il live sarà una vera e propria ‘botta energetica’.
Un bilancio finale. Cosa è cambiato da 25 anni a questa parte?
Poco o niente, a parte il fatto di aver scoperto che ci chiamavano a nostra insaputa la ‘banda Bassotti’, perché non siamo proprio alti.
Belfino dice che il tempo è stato molto clemente con noi. Brutti eravamo e brutti siamo rimasti!



