TERAMO – La sua forma è curvilinea, sinuosa, il suo colore fa pensare al miele, le sue venature sono profonde, delicate e regolari. È il basso abruzzese, un sogno per gli appassionati di musica, uno strumento che prenderà piede sul mercato, per gli esperti del settore.

È stato realizzato con un legno di castagno preso dai boschi locali, lavorato da mani abruzzesi e suonato da un bassista abruzzese, o meglio, dall’oriundo piemontese Marco Di Natale, insegnante, scrittore e amante della musica.

I suoi genitori sono nati a Montorio al Vomano (Teramo) ma si sono trasferiti a Torino, dove lui è nato, città che ha ben presto lasciato per tornare tra i suoi amati appennini.

Ed è proprio Marco a spiegare ad AbruzzoWeb la genesi di questo progetto e gli sbocchi futuri che questo può avere.

“Tutto è nato grazie a un mio studente, Piergiovanni Battibocca, che mi ha fatto vedere un prototipo di basso prodotto con legni del posto – spiega – È stato realizzato da un artigiano aquilano, Nino Maurizi, di Scoppito. Il mio allievo gli ha proposto di confezionare uno strumento esclusivamente per lui e solo in seguito l’ha presentato a me. Ora lo suonerò io e stiamo studiando le misure, le dimensioni e le tecnologie per costruirne di livello ancora più professionale”.

Di Natale ha abbracciato questa iniziativa facendola sua e credendoci fino in fondo, con la possibilità di portarla anche al di là dei monti, con la sua figura di musicista conosciuto in tutto il Mondo grazie alle sue collaborazioni e a una pubblicazione con la Ricordi di un volume di trascrizioni (Invenzioni/Inventions Mlr625/2002) in due lingue (it/ingl. contenente la prefazione di Ares Tavolazzi).

La mossa vincente che contraddistinguerà interamente il prodotto e che risponde a quello che si chiedono tutti “perché è abruzzese?” è: “Le mani che la ‘forgiano’ sono abruzzesi, e il materiale è esclusivamente del luogo, un legno di castagno preso dalle parti di Avezzano (L’Aquila) – spiega di Natale – Ultimamente ho ripreso i contatti con un costruttore di corde del posto, che si trova a Campo di Fano nei pressi di Sulmona (L’Aquila), la D’Orazio Strings. Con cui avevo rapporti nel 2000, quando suonavo i miei pezzi con le sue corde”.

Ma non è solo il legno di castagno a essere la “guest star” dell’impresa, anche il pioppo ha una certa attrattiva per l’artigiano, in quanto “ha una buona conducibilità delle vibrazioni, è sufficientemente solido ma non troppo denso per non essere troppo pesante”.

La scelta di intraprendere un progetto così ambizioso nasce da condizioni commerciali/economiche ben precise, di disillusione nei confronti di marchi noti, nella globalizzazione che ha portato a capillarizzare il commercio degli strumenti e a renderli fruibili a tutti, a discapito, però, della qualità.

“Io ho avuto rapporti con grandi marchi come la Yamaha, ma ormai le politiche delle grosse multinazionali non le seguo più – commenta il musicista – molti marchi noti, come la Fender, per esempio. Se prima eccellevano nella manifattura e nei materiali, adesso sono più scadenti, iniziano a proporre strumenti che a rapporto qualità prezzo possono essere appetibili, ma il valore di 50 anni fa non è più raggiungibile”.

“Io spiego sempre ai miei ragazzi che il marchio – ormai – non è più garanzia di qualità. Il mercato è ormai pieno di produzioni messicane e del Sud America, con legno da due soldi e di poco pregio”.

“Per questo il nostro obbiettivo è quello di raggiungere risultati ottimali tra validità del prodotto e costo – puntualizza Di Natale – Per molti aspetti siamo sulla buona strada perché i costi si abbatteranno grazie alla produzione in loro e all’azzeramento delle distanze di trasporto materiali. Per questo cercheremo di costruire una linea che possa andare incontro alle esigenze di tanti consumatori e creare con questo piccolo artigianato locale una certa eccellenza con un mercato tutto suo”.

“Con ogni probabilità il marchio sarà Imanet”, conclude.