L’AQUILA – Bisognerà ripensare da capo il percorso museale studiato nel 2009 per il complesso di Santa Maria dei Raccomandati, che sarebbe dovuto diventare un museo archeologico nel cuore del centro storico dell’Aquila, lungo il corso stretto e per il quale dovrebbe essere pubblicato dal Comune il bando di progettazione entro la fine dell’anno.
L’avvertimento arriva da Rosanna Tuteri, archeologa della Soprintendenza per l’archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo, per la quale il mantenimento del progetto originario “non è più pensabile oggi, anche perché non sarebbe possibile sfrattare tutti quegli oggetti che hanno trovato una collocazione e visibilità in altre sedi. Ma abbiamo ancora molto materiale da poter utilizzare – assicura – anche alla luce degli importanti ritrovamenti saltati fuori dalle recenti indagini di tipo archeologico venute fuori con la ricostruzione”.
Era prevista per fine aprile 2009, l’inaugurazione dello spazio espositivo, che avrebbe raccontato, attraverso reperti ed epigrafi, il territorio aquilano dalla protostoria fino all’urbanizzazione di epoca romana, pronto per essere svelato al pubblico ma che non ha mai visto la luce a causa del sisma del 2009.
I tanti tesori selezionati dalla Soprintendenza archeologica e che dovevano costituire l’esposizione del Museo, provenienti dalle necropoli di Bazzano, Fossa, Onna, per fortuna non danneggiati con il terremoto, sono stati trasferiti ed esposti presso altre strutture della regione.
“La parte dei reperti del periodo italico e protostorico è esposta nella Casa della cultura di Onna – spiega la Tuteri – mentre altro materiale ha trovato collocazione nel Museo archeologico di Chieti. Una parte dei tesori si trova attualmente al Munda, qui all’Aquila. Ma ci sono molti oggetti ancora disponibili e conservati nei magazzini della soprintendenza, in attesa di trovare una sistemazione”.
Il percorso espositivo, studiato dalla Soprintendenza, avrebbe raccontato attraverso una suddivisione per ordine cronologico e per contesto di scavo, l’evoluzione del popolamento della conca aquilana dalla preistoria alla fine dell’età romana.
Ritrovamenti databili alle età del bronzo e del ferro, oggetti provenienti da corredi funerari, la ricostruzione della vita quotidiana in epoca romana e amiternina attraverso le epigrafi e le iscrizioni che raccontano degli usi e costumi delle popolazioni del tempo.
“Una narrazione che avrebbe mostrato la ricostruzione della vita, per esempio, nella città di Amiternum, del suo Foro, i templi, le rappresentazioni teatrali e gli aspetti della sua valenza di comprensorio amministrativo, di potere e riferimento per il territorio circostante”, aggiunge la Tuteri.
Alcune ‘zone’ del percorso espositivo pensato per Santa Maria dei Raccomandati avrebbero riguardato le Domus o ville romane della frazione di Coppito (L’Aquila) “venute alla luce durante i lavori per la costruzione della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza alla fine degli anni ’80. Una di queste ville è ancora visibile” ha ricordato l’archeologa.
Ma ora si dovrà ricominciare da capo, facendo una cernita di quello che è rimasto e di quello che di nuovo è arrivato. “Bisognerà valutare poi se questo museo sarà civico o se vorrà essere trasformato in un museo del comprensorio e, quindi, di più ampio respiro”, conclude.



