L’AQUILA – Saranno tutti multati entro luglio gli abruzzesi che non si sono vaccinati contro il Covid-19, fatto salvo chi è già stato multato e nonostante l’obbligo sia decaduto lo scorso 15 giugno.

In tutto, i cittadini di questa regione che non si sono vaccinati sono 63mila. Nel frattempo l’Anac, l’Autorità anticorruzione, ha comunicato di aver archiviato tutti i ricorsi e che non avranno alcun affetto. Bisognerà dunque pagare le multe.

Il ministero alla Salute, inoltre, ha comunicato alle Regioni che gli avvisi con la sanzione da 100 euro verranno spediti almeno per tutto il mese di luglio. E probabilmente sarà necessario proseguire anche dopo, visto l’enorme numero delle persone da raggiungere: oltre 3 milioni di italiani.

Abbiamo chiesto un parere su questa situazione all’avvocato Marco Mori, di ItalExit.

“Le sanzioni in riferimento agli over 50 – spiega Mori ad AbruzzoWeb – vanno semplicemente ignorate, senza pagarle in questa prima fase. Non solo perché il costo del ricorso è superiore alla sanzione stessa, ma soprattutto, e questo vale in particolare per chi non vuole arrendersi al ricatto vaccinale, perché la questione della legittimità dell’obbligo è ormai arrivata alla Corte Costituzionale. Precisamente il 29 novembre la Corte deciderà sull’ordinanza di rimessione del Consiglio per la Giustizia Amministrativa per la Sicilia”.

“Altre pronunce sono poi attese in merito alle ulteriori questioni di illegittimità sollevate da numerosi Tribunali. Ovvio che se la Consulta dichiarasse illegittimo l’obbligo l’esecutivo ed il Parlamento non potrebbero che prenderne atto ed ogni altra normativa in merito all’obbligo sarà necessariamente abrogata”, prosegue l’avvocato.

“A quel punto – spiega ancora Mori – chi non avrà pagato non sarà più tenuto a farlo. Lo stesso si verificherebbe se qualcuno impugnasse comunque la sanzione dei 100 euro e anche questa questione arrivasse in Corte e fosse dichiarata illegittima. Anche in quel caso chi non avrà pagato prima della sentenza non dovrà più alcunché”.

“Non ci sono timori di azioni esecutive, sia perché l’esiguità della cifra consentirebbe comunque di pagare anche in futuro prima di subire pignoramenti che vengono sempre preavvertiti, sia perché le procedure sono in ogni caso lentissime e la Corte Costituzionale definirà la vicenda già a fine novembre”, conclude.