L’AQUILA – In tutta Italia sono morti oltre 350 medici, vittime del covid, sacrificando di fatto la loro vita per salvare il prossimo, e con loro oltre 80 infermieri. Ma a pagare un altissimo tributo anche tanti altri lavoratori, nelle più svariate categorie, c0ntagiate mentre erano in servizio, in quei settori essenziali che non si sono mai fermati.
Ben 600, da inizio della pandemia, e si scopre che l’Abruzzo, con 20 vittime, è secondo in Italia per incidenza rispetto alle persone occupate, dietro solo al Molise.
I dati sono forniti dall’ Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering , in base a quelli dell’Inail aggiornati al 30 aprile e da inizio pandemia, a marzo 2020.
Spiega però Mauro Rossano presidente della Fondazione Vega engineering. “Per fortuna l’effetto vaccini stia invertendo la rotta della mortalità nel Paese: dei 600 decessi registrati da gennaio 2020 a causa del Covid, il 32,2% sono lavoratori deceduti ad aprile 2020, il 22,3% a marzo 2020. A gennaio 2021 la quota era pari al 6,2%, a febbraio 2021 al 3,0%, a marzo 2021 al 3,5% per poi arrivare ad aprile 2021 all’1,8%”.
Morti che in ogni modo vanno ad aggiungersi al bilancio delle morti bianche in Italia, tragedia su cui ha contribuito ad accendere i riflettori sulla tragedia di Luana D’Orazio, morta a 22 anni perché risucchiata in una pressa mentre lavorava in un’azienda tessile di Montemurlo, in provincia di Prato.
Il quadro tracciato dall’Inail sul primo trimestre del 2021 parla chiaro: le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’istituto entro il mese di marzo sono state 185, 19 in più rispetto alle 166 registrate nel primo trimestre del 2020 (+11,4%), effetto, sottolinea l’Inail, degli incrementi osservati in tutti i mesi del 2021 rispetto a quelli del 2020. In sostanza due persone ogni giorno muoiono mentre fanno il loro lavoro.
Non ha fatto eccezione l’Abruzzo, dove nel primo trimestre 2020, i morti sul lavoro sono stati 3, contro gli 11 decessi registrati quest’anno. Ed è per questa ragione che Cgil, Cisl, Uil, hanno organizzato nei giorni scorsi la manifestazione “Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro”, in piazza San Pietro Coppito, all’Aquila.
Per quanto riguarda le morti bianche causa covid: l’indice di incidenza delle vittime in Abruzzo è di 40,8 ogni milione di occupati, rapportando appunto le 20 vittime su 490.624 di persone che lavorano. Incidenza ben superiore a quella nazionale del 26,1.
Primo il Molise con incidenza del 76,3, terza la Lombardia, epicentro italiano dell’epidema con 40,2. a seguire la Campania con 39,4, quinta la Campanai con 36,6.
Incidenze minime in Sardegna 7,1, Basilicata, 5,3 e Provincia Autonoma di Bolzano con zero vittime e dunque con incidenza nulla.
Il 97,2% delle denunce per infortunio, anche non mortale, nella tipologia contagio causa covid contratto nel luogo di lavoro sono state 166.993 nel settore Industria e Servizi, la quasi totalità con il 97,2%, 3.780 nel settore statale, 515 nell’agricoltura, e pari numero nel settore navigazione.
Sul fronte della mortalità per settore, scopriamo che l’89,8% delle denunce di morti sul lavoro per Covid rientra nell’Industria e Servizi.
E in questa macro area produttiva con il 26% delle denunce con esito mortale, troviamo ancora il settore Sanità e Assistenza Sociale; seguono con il 13,3% il settore Trasporti e Magazzinaggi e con l’11,5% dei casi le Attività Manifatturiere (lav. prod. chimici, farmaceutica, stampa, ind. alimentare…); con il 9,7% invece si trova il settore dell’Amministrazione Pubblica e Difesa (att.tà degli organi preposti alla sanità es. Asl, legislativi, esecutivi) e con il 9,4% quello del Commercio.
In 16 mesi di pandemia e di emergenza, anche le professioni più colpite dal dramma sono e rimangono anche a fine aprile 2021 quelle dei tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti) con l’11,2% dei casi. Seguiti da impiegati, addetti alla segreteria e agli affari generali (10,7%), conduttori di veicoli a motore (7,1%), i medici (6,3%). E ancora: operatori sociosanitari (4,7%), il personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli) (3,7%).
Per quanto riguarda invece le denunce di infortunio totali legate al contagio da gennaio 2020 ad aprile 2021, ammontano a 171.804, ovvero un quarto del totale delle denunce di infortunio pervenute.
Il 38% delle denunce di infortunio riguardano i tecnici della salute, seguiti dagli operatori sociosanitari OSS (assistenti nelle case di riposo) con il 18,7% delle denunce; dai medici (8,7%), e dagli operatori socioassistenziali (nelle strutture ospedaliere) 7,1%.
Anche in questo caso è la Lombardia a guidare la classifica con il 25,8% del totale nazionale.
Seguono Piemonte 13,4%, Veneto 10,6%, Emilia Romagna 8,3%, Lazio 6,4%, Campania 5,6%, Toscana 5,4%, Liguria 3,9%, Puglia 3,7%, Sicilia 3%, Marche e Friuli 2,4%, Provincia Autonoma di Trento 1,7%
L’Abruzzo è all’1,6%, Sardegna e Provincia Autonoma di Bolzano 1,5%, Umbria 0,8%, Calabria 0,7%, Valle D’Aosta e Basilicata 0,5%, Molise 0,3%.






