L’AQUILA – Va all’Abruzzo la maglia nera della regione italiana con il più elevato tasso di mortalità sul lavoro: un indice di incidenza degli infortuni mortali sulla popolazione lavorativa pari a 51,2, contro una media nazionale di 18,6. Non va molto meglio in Calabria (42,4), in Molise (37,3), in Liguria (34,8) e in Umbria (33,1).
Ben 26 gli incidenti mortali avvenuti da gennaio a novembre di quest’anno, su una popolazione lavorativa di 508 mila persone.
Lo rivela uno studio dell’osservatorio sicurezza lavoro Vega Engineering.
Alla Lombardia, invece, il triste primato per numero di vittime, con 52 infortuni mortali, seguita da Emilia Romagna (41), Sicilia (36), Campania (32), Toscana e Veneto (28), Puglia (27), Abruzzo (26) e Piemonte (25).
Genova è la provincia che conta il maggior numero di vittime (16), seguita da Brescia (15), Chieti e Cosenza (12), Perugia e Salerno (11), Bologna e Milano (10), Pescara, Foggia e Palermo (9).
Le cause più diffuse di morte sono sempre il ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (29,7 per cento dei casi), la caduta dall’alto (21,3 per cento) e lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti (17,8 per cento dei casi). In agricoltura ha perso la vita il 46,9 per cento delle vittime del 2013 e il 18,5 per cento in edilizia.
Gli stranieri deceduti sul lavoro da gennaio a settembre sono 46, pari al 10,8 per cento del totale delle vittime in Italia. La maggior parte di nazionalità rumena ed albanese.
Osservando, poi, le fasce d’età più coinvolte nel dramma, ad emergere è quella degli ultrasessantacinquenni (119 morti da gennaio a fine novembre 2013). Sempre gli ‘over 65’ quelli con il tasso di mortalità più elevato rispetto alla popolazione lavorativa (316,6 contro il 33 dei 55-64enni, il 13,4 dei 45-54enni, il 10,3 dei 35-44enni).
Ancora un bilancio tragico quello delle vittime del lavoro nel mese di novembre.
Sono 28 infatti morti bianche registrate dall’Osservatorio Sicurezza sul lavoro in ambiente di lavoro ordinario. Praticamente una vita spezzata ogni giorno del mese da Nord a Sud del Paese. Si muore soprattutto nei campi a causa del ribaltamento dei trattori, ma sono moltissime anche le vittime nei cantieri edili.
Nonostante gli alti numeri, dall’inizio dell’anno a fine novembre sono 427 i lavoratori che hanno perso la vita nello svolgimento della loro attività, rispetto alle 485 del 2012.
“Unico dato positivo è il decremento della mortalità rispetto allo scorso anno del 12 per cento. Ma tale contrazione – precisano gli ingegneri dell’Osservatorio mestrino – Deve essere rapportata purtroppo necessariamente anche alla flessione del numero degli occupati”.
“Ecco perché il raffronto con i dati del 2012 in cui si contavano a fine novembre 485 vittime non deve spingere verso la dichiarazione di false vittorie sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro – aggiunge il presidente dell’Osservatorio Vega Engineering che è la la prima società privata italiana impegnata in attività sociali per la lotta contro gli infortuni sul lavoro – e se non bastassero le nostre elaborazioni a ricordarci l’emergenza, c’è la quotidiana cronaca di morte nei luoghi di lavoro raccontata dai media. L’ultimo dramma l’incendio di Prato dei giorni scorsi”.




