TERAMO – Continua a far commuovere la vicenda del povero Alessandro Massetti, il giovane rimasto vittima all’alba del 2 aprile di un incidente stradale di ritorno da una discoteca delle Marche. Gli organi del ragazzo sono stati espiantati, il suo fegato salverà un altro giovanissimo, l’organo è stato inviato all’ospedale Bambin Gesù di Roma, il il suo cuore andrà invece a Modena, i reni all’Aquila.

Il ragazzo, che avrebbe compiuto 18 anni a novembre, è morto all’ospedale di Teramo in seguito alle gravi lesioni riportate.

Alla nostra redazione è arrivata una email firmata da Doria De Polo, una mamma della provincia di Bologna che ha vissuto la tragedia della perdita di un figlio, Davide, deceduto nel 2008. Anche gli organi del ragazzo sono stati donati, come per Massetti.

“La donazione di Davide, un gesto di grande amore. Cerco coloro che hanno ricevuto i suoi organi”, scrive la signora De Polo nell’oggetto.

IL TESTO DELLA LETTERA DI DORIA DE POLO, MAMMA DI DAVIDE

I suoi genitori (di Alessandro Massetti, ndr) hanno fatto un grandissimo gesto d’amore, donando gli organi del proprio figlio. In quel momento hanno lasciato, per un attimo, da parte il loro straziante e senza mai fine dolore e disperazione ed hanno pensato a salvare altre vite. A loro va tutto il mio affetto ed un abbraccio dal cuore.

Ora passo alla mia storia. Davide era figlio unico, aveva 18 anni. Un venerdì come tutti gli altri, il 18 aprile del 2008, era uscito prima con la macchina e poi lasciata la macchina al comando dei vigili di San Lazzaro di Savena, dove lavorava e lavora mio marito, ha preso la moto.

Erano da poco passate le 18, dopo circa mezz’ora ricevo una telefonata al mio cellulare ed un suo amico mi dice: “Doria, Davide ha avuto un incidente”. Subito ho risposto: “Avete chiamato l’ambulanza?”. Poi subito di corsa mi reco sul luogo dell’incidente, successo vicino casa, intanto arriva anche mio marito e la scena che vediamo è quella di nostro figlio li per terra, una scena che mai più toglieremo da davanti ai nostri occhi.

Intanto era arrivata anche l’ambulanza, cominciano a dargli assistenza. Mi fanno allontanare, perché in quel momento avevo perso la testa.

Ricordo che urlavo, non ricordo altro che quello e la scena di lui la per terra. Poi mio marito mi fa portare via da una mia amica e dopo ci rechiamo all’ospedale Maggiore di Bologna. Siamo rimasti al pronto soccorso, poi davanti alla rianimazione fino a che non ci hanno dato le prime notizie.

Eravamo terrorizzati, pieni di dolore, paura e tantissime altre emozioni che non si riesco a descrivere.

Poi verso le 00.30 i medici ci chiamano dentro e ci dicono che la prognosi era grave, che dovevano operarlo subito al femore sinistro perché rischiava di perdere il piede, che aveva un pneumotorace, un trauma cranico e che il giorno dopo lo avrebbero operato anche al braccio sinistro, per varie fratture e che l’avevano messo in coma farmacologico.

Passa il sabato, poi la domenica. La prognosi era sempre riservata, i medici avevano deciso che il lunedì gli avrebbero fatto la tracheostomia, perché non riuscendo a tenerlo in coma farmacologico lui morsicava il tubo dell’erogatore dell’ossigeno, quindi questa sarebbe servita per attaccargli il tubo dell’erogazione dell’ossigeno.

Il 21 aprile 2008 alle ore 9 ricordo che pioveva tantissimo e ricevemmo una telefonata, era un medico che ci diceva di recarci all’ospedale perché Davide si era aggravato. Io dissi subito a mio marito: “Davide è morto”. Lui mi diceva di stare tranquilla, ma sapevo che era così, perché facendo l’infermiera so che non si possono dare al telefono certe notizie.

Infatti quando arrivammo in rianimazione ci accolsero subito e ci dissero che Davide era andato in morte encefalica.

A quel punto abbiamo messo da parte il nostro dolore, sgomento e tanto altro. Io e mio marito ci siamo guardati negli occhi e ancor prima che i medici ci dicessero che c’era la possibilità di donare gli organi, li abbiamo anticipati noi. “Vogliamo donare gli organi di Davide”.

Ci hanno risposto se eravamo sicuri, se non volevamo pensarci.

Io risposi “Dottore, quando uno crede in una cosa, la fa con il cuore. Siamo sicurissimi di quello che vogliamo fare”.

Anche Davide come noi aveva sempre creduto nella donazione degli organi. Abbiamo fatto il suo e nostro volere.

Davide fin da piccolo è sempre stato generoso, sempre pronto ad aiutare gli altri, era un ragazzo sempre sorridente, sempre pronto a donare un sorriso, a salutare tutti per primo chi incontrava, a donare un abbraccio, una spalla su cui piangere. Per gli amici si faceva in quattro, amava la vita.

Le sue passioni erano la moto e la cucina.. Infatti studiava per diventare cuoco.Un ragazzo unico, nei suoi 18 anni che ha vissuto è stato contornato da tanto amore sia da noi genitori che dai parenti e dagli amici.. Anche lui ha dato tantissimo amore, nonostante la sua breve vita ha lasciato a tutti coloro che l’ hanno conosciuto un grande insegnamento, ma soprattutto un grande vuoto che nessun altro riuscirà mai a colmare.

Durante la degenza di Davide in rianimazione è venuto anche l’uomo che ha investito Davide.

Appena l’ho visto il mio istinto è stato quello di abbracciarlo e fargli forza.

Noi tutti lo abbiamo perdonato perché si è dimostrao (e si dimostra tutt’ora, nonostante siano passati quasi 5 anni), una persona coraggiosa, piena di tantissima umanità e molto sensibile.

Molti ci hanno chiesto come abbiamo fatto a perdonarlo. A questo domanda io rispondo sempre che il perdono bisogna meritarselo, e lui se lo è meritato davvero. Noi viviamo con un dolore atroce che non avrà mai fine, ma lui vivrà comunque con un grandissimo rimorso, soprattutto vedendo suo figlio crescere e pensando che purtroppo ha spezzato le ali a un altro giovane ragazzo di 18 anni.

Ora mi è rimasto un desiderio, quello di conoscere coloro che hanno ricevuto i suoi organi. Sarei contenta anche solo di sapere se loro hanno il mio stesso desiderio. Non voglio sentirmi dire grazie, perché il miglior ringraziamento è quello di sapere che stanno tutti bene, e questo lo so e so pure dove a chi sono andati gli organi e la provincia dove abitano. E di certo non rivedrei Davide in loro, perché Davide era, è e rimarrà sempre unico!!!!

La nostra non è più vita, è solo sopravvivenza, il nostro è un dolore che non avrà mai fine, ogni giorno sempre peggio, ma ci mettiamo tantissima forza per andare avanti. Perché come si dice la vita continua.

So dove sono andati gli organi. Il cuore: trapiantato ad un signore di 55 anni residente in Emilia – Romagna (trapianto eseguito a Bologna, Ospedale Sant’Orsola. Rene e pancreas sono andati a un signore residente in provincia di Milano, trapianto eseguito a Parma, Ospedale Maggiore.

Purtroppo ha saputo a novembre dello scorso anno che questo signore è morto improvvisamente, ma la morte non è relativa al trapianto.

Rene e fegato sono stati donati a un signore residente in provincia di Teramo, trapianto eseguito al Policlinico di Modena.

Un uomo e una donna, a dieci giorni dalla morte di Davide, hanno preso le cornee. Dodici sono i malati di età compresa tra i 13 anni e i 59 anni che hanno beneficiato del dono delle ossa di nostro figlio. I trapianti sono stati effettuati nei mesi seguenti la donazione. Una volta guariti, i trapiantati sono tornati a casa per iniziare una nuova vita  in Emilia Romagna, a Milano, a Teramo.