TORTORETO – Nessuna certezza in più su quella notte di tre anni fa, ma una unica convinzione a legare le pagine di una nuova richiesta d’archiviazione: suicidio.

Per i Pm Enrica Medori e Davide Rosati la 19enne Giulia Di Sabatino, la ragazza di Tortoreto precipitata da un viadotto dell’A14 e dilaniata dalle auto, quella notte scelse di togliersi la vita. La seconda richiesta d’archiviazione, come racconta Il Centro, firmata e già notificata ai vari legali, arriva dopo sei mesi di nuove indagini.

Il giudice per le indagini preliminari Domenico Canosa, l’anno scorso ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura e ha disposto un’ampia integrazione istruttoria, passata per nuove prove testimoniali e l’acquisizione delle immagini riprese da un tutor installato nelle vicinanze del punto in cui la giovane precipitò nel vuoto.

Tra le nuove indagini disposte dal gip, anche ulteriori approfondimenti sui cellulari della vittima e degli indagati per verificare eventuali contatti con altre persone.

Nel fascicolo aperto all’epoca dalla Procura teramana per istigazione al suicidio ci sono tre indagati: il 25enne finito nelle cronache come l’uomo della Panda rossa, l’ultimo ad aver visto Giulia viva e ad aver avuto un rapporto sessuale con lei quella notte, l’uomo con lo scooter che quella sera le diede un passaggio per un tratto di strada e un trentenne di Giulianova accusato di pedopornografia nell’inchiesta aperta dalla Procura distrettuale.

Il 23 novembre, per quest’ultimo, inizierà all’Aquila il processo per pedopornografia, dopo che sul suo telefono cellulare sono state trovate foto osè di Giulia e di altre ragazze, che sarebbero state divulgate anche attraverso WhatsApp, risalenti ad un periodo in cui erano minorenni.

Nei mesi scorsi, a questo proposito, i genitori di Giulia hanno lanciato un appello affinchè la Procura teramana, nel chiudere la sua inchiesta, valutasse anche il procedimento del capoluogo abruzzese. I genitori della giovane sono assistiti dall’avvocato Antonio Di Gaspare.