L’AQUILA – C’è anche l’Abruzzo tra la trentina di enti locali italiani di cui l’agenzia di rating Moody’s ha declassato i rating di lungo termine.
Il salto avviene da A2 a Baa1, cioè dal secondo livello del “Debito di buona qualità ma a rischio futuro” al primo di “Grado di protezione medio”.
È stato una “Cassandra” il governatore, Gianni Chiodi, che, dopo il declassamento del debito sovrano dell’Italia, aveva avvertito: “Occhio, potrebbe toccare anche alle Regioni”.
Nel commentare a caldo la bocciatura, il presidente prova a essere ottimista e pone l’attenzione su un aspetto: “L’Abruzzo (assieme ad altri otto, ndr) è stato penalizzato solo di due punti, altri enti invece di tre”.
Bandisce il “pessimismo ottuso o eccessivo” sull’accaduto l’economista Giuseppe Mauro, che però giudica il declassamento “sorprendente” vista la congiuntura leggermente positiva e invita come correttivo a utilizzare i fondi Fas “per il problema del credito e per misure di crescita”.
Sul tema l’assessore regionale al Bilancio Carlo Masci ha convocato una conferenza stampa a Pescara, spiegando che il declassamento è “colpa delle pressioni” e che “con un po’ di coraggio Moody’s avrebbe potuto lasciarci in A”.
“Il deterioramento dell’affidabilità creditizia – si legge nella nota di Moody’s – e le misure di austerità imposte dal governo centrale andranno a impattare in varia misura sugli enti locali”.
“In Italia – prosegue Moody’s – il settore pubblico locale conta per circa il 30 per cento della spesa complessiva dello Stato e deve contribuire allo sforzo che il Paese deve fare per raggiungere gli obiettivi di consolidamento dei conti pubblici, attraverso i tagli e la stretta fiscale”.
“A seguito della revisione che si è conclusa oggi – spiega l’agenzia di valutazione – i rating degli enti locali italiani si possono suddividere in tre fasce: enti con rating superiori a quello nazionale; enti con rating uguale a quello nazionale ed enti con rating più basso di quello nazionale”.
L’Abruzzo appartiene a quest’ultimo gruppo, anche se la buona notizia è che il declassamento è stato solo di due punti, mentre la gran parte degli enti locali ne ha avuti tre.
“Il declassamento dell’Italia trascina le regioni italiane, ma l’Abruzzo meno di altre”.
Questa la lettura del presidente della Regione, Gianni Chiodi, che commenta a caldo ad AbruzzoWeb il declassamento del rating di lungo termine della Regione Abruzzo da parte dell’agenzia Moody’s.
Chiodi, che aveva profetizzato la mossa, evidenzia che la ‘bocciatura’ ha riguardato “tutte le Regioni. Ma mentre l’Italia e gran parte delle altre Regioni sono state declassate di tre punti – evidenzia – l’Abruzzo solo di due e anche questo è significativo”.
Bicchiere mezzo pieno, insomma, considerando anche che la mannaia sull’Abruzzo era per il pres “un’inevitabile conseguenza del declassamento dell’Italia”.
“Il declassamento del rating a lungo termine dell’Abruzzo da parte di Moody’s ci suggerisce come investire i fondi Fas: per il credito e per la crescita”.
Questo il commento ad AbruzzoWeb dell’economista Pino Mauro, ordinario di Politica economica all’Università “D’Annunzio”, dopo la notizia della bocciatura da parte dell’agenzia di valutazione del rating a lungo termine.
Bocciatura che per il prof è “diretta conseguenza di quanto avvenuto a livello nazionale”, ma è anche “sorprendente, perché viene dopo una fase interessante di lenta ripresa dell’economia abruzzese nel primo semestre 2011, seppure le previsioni non siano così incoraggianti”.
Positivo, anche se non determinante, per Mauro, che l’Abruzzo sia stato declassato di soli due punti, mentre altri enti locali (e l’Italia) di tre. “È importante, ma non siamo i soli, anche altre nove Regioni scendono di soli due punti”.
“Il declassamento – spiega Mauro – si collega molto a quanto avvenuto in Italia, che coinvolge tre fili essenziali: la vulnerabilità dei titoli pubblici, la mancanza prospettive di crescita e la credibilità. Le Regioni non sono entità astratte, ma inserite in questo quadro nazionale complessivo”.
Quali saranno le ripercussioni concrete sul sistema economico regionale? Per Mauro, “il problema è l’aumento del costo del debito, un indicatore fondamentale, che si trasmette su come utilizzare i fondi Fas, perché fa emergere il problema del credito”.
Quali i correttivi? “Può darsi che una rimodulazione del problema del credito e interventi a breve termine per avviare un processo di crescita possano essere segnali per modificare il giudizio che, ricordo, non è irreversibile. Bando, comunque, al pessimismo ottuso o eccessivo”.
“Pressioni di sistema”.
Questa, secondo l’assessore al Bilancio Carlo Masci, è la motivazione alla base del declassamento di Moody’s dei rating di 30 enti pubblici, tra i quali anche la Regione Abruzzo, che scivola dunque da A2 a Baa1, per effetto del downgrade della Repubblica Italiana che si abbassa di tre livelli da AA2 a A2, con prospettive negative.
“Notizia che non ci coglie di sorpresa”, spiega Masci, che ha convocato una conferenza stampa d’urgenza per “rincuorare gli abruzzesi sugli effetti di tale giudizio. Questo declassamento – aggiunge – è inevitabilmente legato al rating sovrano, che costituisce generalmente il limite superiore per i rating di regioni ed enti locali, ma non influirà né sull’affidabilità della Regione né tantomeno sulla nostra capacità di sostenere la fase due dello sviluppo”.
“E questo – sostiente – perché uno dei fondamentali elementi sui quali si basa il giudizio sul rating è l’esclusione di ogni ulteriore indebitamento”.
Secondo l’assessore Masci, “un esame attento della situazione mostra invece una sostanziale tenuta della Regione Abruzzo perché lo scivolamento non è stato di tre livelli ma soltanto di due. Non è accaduta la stessa cosa – sottolinea – per regioni virtuose come la Lombardia, la Toscana e il Veneto, per esempio, e, a voler tener conto della condizione di quelle che si trovano in piano di rientro come l’Abruzzo, si scopre che di tre livelli è scivolato il Lazio, che ha una capacità fiscale ben diversa dalla nostra. Forse Moody’s poteva avere più coraggio e lasciarci in A”.
Questo, secondo l’assessore, perché il giudizio sul rating espresso in questa circostanza è solo di natura macroeconomica, non effettuato, cioè, sulle politiche di bilancio della Regione, sulle quali, invece, Moody’s si era espressa soltanto a giugno scorso, nel suo rapporto annuale, per confermare l’A2, con prospettive stabili, e apprezzare la capacità di governo dei conti pubblici.
Dunque Masci conferma che “si va avanti sulla strada già tracciata. Restiamo convinti – assicura – della bontà delle operazioni di politiche di bilancio adottate dalla Regione negli ultimi anni, tese a un energico risanamento dei conti, alla razionalizzazione organizzativa che ha portato alla soppressione di numerosi enti regionali e, infine, al perseguimento dell’equilibrio finanziario ed economico dei conti della sanità”.
“Questi stessi elementi che hanno aiutato l’Abruzzo non solo ad evitare il default ma a permanere oggi nella posizione più alta della fascia, a giudizio di Moody’s compiuto”, ricorda.
“Insomma – spiega meglio Masci – al netto di effetti indotti da cause non imputabili alla nostra gestione amministrativa, l’Abruzzo può ancora contare su indici di oggettiva affidabilità, legata al risanamento dei conti e al mancato ricorso ad ulteriore indebitamento”.
“Per questo – conclude l’assessore – continuiamo sul percorso tracciato, nell’auspicio che nelle prossime valutazioni annuali l’agenzia di rating voglia valutare il nostro rating solo sulla base di specifiche per l’Abruzzo e degli straordinari progressi compiuti per l’abbattimento del debito pubblico regionale”.
Il declassamento di 3 punti deciso per l’Italia è stato riservato anche alle province autonome di Trento e di Bolzano, alla Cassa del Trentino e alla Regione Lombardia, che si trovano tutti al di sopra del rating nazionale.
Bolzano e Trento sono state declassate ad Aa3 con outlook negativo, dal precedente rating di Aaa. Scendono ad A2, lo stesso rating nazionale, le regioni Basilicata, Liguria, Marche, Umbria, che venivano da Aa3; le regioni Toscana e Veneto, che avevano Aa2; le province di Firenze, Milano e Torino, che avevano in precedenza Aa3, così come le città di Milano e Venezia, mentre Siena scende sempre ad A2 da Aa2; sul rating nazionale di A2 si colloca anche Finlombarda che aveva in precedenza Aa2.
Moody’s ha poi abbassato di due punti i rating di un ulteriore gruppo di enti locali il cui livello di valutazione si colloca al di sotto di quello nazionale, una fascia in cui il quadro già deteriorato si è vieppiù appesantito con le decisioni del governo. Il gruppo comprende nove regioni una provincia e tre città: Abruzzo scende a Baa1 da A2; Calabria a Baa2 da A3; Campania a Baa2 da A3; Lazio a Baa2 da A2; Molise a Baa1 da A2; Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia scendono tutte ad A3 dal precedente rating di A1, così come la provincia di Rieti; la città di Civitavecchia scende a Baa1 da A2; Firenze ad A3 da Aa3 e infine Napoli a Baa3 da Baa1.
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| In giallo la posizione precedente abruzzese, in arancio quella dopo il declassamento |






