L’AQUILA – “Con i fondi per l’accoglienza agli immigrati, i famosi 32 euro pro capite, riusciremo anche a far funzionare la mensa di Celestino per i poveri aquilani, a creare lavoro, a fare manutenzione a questa struttura, visto che fino a qualche mese fa non avevamo neanche i soldi per pagare le bollette. Fare del bene, fa bene anche a noi”.
A parlare con schiettezza è Pierino Giorgi, responsabile del movimento Celestiniano dell’Aquila, che gestisce il centro di accoglienza di piazza D’Armi in cui sono ospitati 38 migranti, la maggior parte nigeriani (già da 8 mesi), alcuni ragazzi del Ghana e Senegal (da un mese) e 13 immigrati dal Bangladesh (arrivati pochi giorni fa).
Nel momento in cui Giorgi rilascia l’intervista ad AbruzzoWeb stanno frequentando un corso di italiano, e per la precisione stanno declinando, non senza difficoltà, il verbo “comprare”.
“Questa è gente che fugge dalla guerra – spiega Giorgi – da feroci persecuzioni, dalla carestia e della fame più nera. C’è uno di loro che si è fatto il deserto del Sahara a piedi scalzi, poi si è imbarcato in Libia, è arrivato sulle coste siciliane per miracolo. E ora è qui, che studia l’italiano e vuole rimanere a vivere qui in Europa, anche perché non saprebbe dove tornare: il suo Paese e la sua comunità non esistono più”.
Il programma governativo Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo) ha accordato al Centro Celestiniano un rimborso di 32 euro al giorno per immigrato ospitato. Soldi ben spesi per Giorgi, che portano benefici anche agli italiani, come indotto di una buona causa.
“Con questo budget – spiega – garantiamo i pasti, le spese di alloggio, il corso di italiano, l’attività sportiva, ovvero calcio e piscina al centro Verde Aqua, un corso di fitness e un corso di musica presso l’associazione Icarus. E ancora paghiamo lo psicologo e 4 operatori sociali. Due euro e mezzo quotidiani vanno ai ragazzi per le loro piccole esigenze, il cosiddetto pocket money”.
Giorgi lascia intendere che sono tutti soldi che “alla fine tornano sul territorio e rappresentano una vera e propria boccata di ossigeno in tempi di crisi”.
Una nuova economa della solidarietà che andrebbe vista in una luce meno critica e più obiettiva, “perché poche mele marce come quelle fatte emergere dall’inchiesta di Mafia capitale, non possono gettare discredito sul lavoro utile e onesto di tante persone”.
Certo, c’è chi osserva che ci sono tanti poveri italiani e famiglie ridotte ala fame, che la pensione completa e il corso di fitness e musica se lo scordano. E non è un caso che qualche frequentatore “locale” della mensa di Celestino guardi in cagnesco gli ospiti “stranieri” del centro.
“Non bisogna generare guerre tra poveri – ribatte però Giorgi – sono problemi diversi. I nostri figli sono i primi ad aver bisogno di un lavoro e la povertà di tante famiglie italiani è un’emergenza a cui bisogna far fronte con mezzi adeguati. Qui stiamo parlando di accoglienza temporanea di circa 8 mesi di rifugiati provenienti da Paesi poveri in guerra, a cui un cristiano deve garantire l’accoglienza, così come deve aiutare i poveri del suo Paese”.
E a tal proposito Giorgi, tornando sui famosi 32 euro, spiega che “alla fraterna Tau resta solo un piccolo margine”, che viene reinvestito sulla manutenzione della struttura realizzata dal complesso prefabbricato di Celestino V, realizzato a piazza d’Armi dalla Protezione civile nel 2010, a seguito del terremoto del 6 aprile 2009, adibito in questi anni a mensa dei poveri, a nuova chiesa di San Bernardino, a convento dei frati minori e ora a centro di accoglienza per immigrati.
Una struttura che era nata come provvisoria ma che ormai di fatto è stata imposta come definitiva.
I soldi servono anche a comprare cibo per la mensa di Celestino. “Fino a qualche mese fa non avevamo i soldi neanche per pagare le bollette, ora grazie a queste entrare per l’accoglienza degli immigrati riusciamo a far tornare i conti”
“Ci sono persone molto benestanti aquilane – è l’ultima frecciata di Giorgi – che dicono che gli immigrati rubano il pane ai nostri poveri. Non li ho mai visti però tirare fuori un solo euro, donare un solo pacco di pasta per i poveri aquilani, di cui a parole dicono di averne cure le sorti”.




