L’AQUILA – La Regione Abruzzo non poteva vietare il passaggio del metanodotto Snam in zona sismica con una sua norma perché questa scelta legislativa doveva essere concordata con lo Stato.

Con una sentenza pesantissima la Corte Costituzionale rimette così la palla al centro sull’annosa vicenda del metanodotto Sulmona-Foligno, un ‘tubone’ di 167,7 chilometri con centrale di compressione a Sulmona (L’Aquila) che la società Snam Rete Gas ha intenzione di realizzare.

Dando ragione al ricorso del governo, i giudici costituzionali hanno stabilito l’illegittimità di una norma della Regione, l’articolo 3 della legge numero 28 del 19 giugno 2012, cosiddetta “legge anti-metanodotto”, che modificava unilateralmente la disciplina precedente in fatto di competenze regionali sulla localizzazione e realizzazione di oleodotti e gasdotti nelle zone sismiche.

Il ricorso del governo era stato rapido, pochi mesi dopo l’approvazione della legge, ad agosto dello stesso anno. Ora è arrivato il verdetto, atteso in verità per giugno: quando si legifera su produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, ha sentenziato la Corte, la potestà legislativa è concorrente ossia condivisa con lo Stato, che norma i princìpi fondamentali.

“La disposizione impugnata – scrive la Consulta nella sentenza 182, depositata oggi – stabilendo l’incompatibilità a priori tra le zone sismiche del territorio regionale classificate di prima categoria e la localizzazione e realizzazione dei gasdotti di maggiori dimensioni, sottrae la scelta al confronto – viceversa necessario – tra Stato e Regione”.

“Le norme interposte richiamate – scrive ancora la Corte riferendosi alla normativa in materia – hanno ridefinito, in modo unitario e a livello nazionale, i procedimenti di localizzazione e realizzazione della rete di oleodotti e gasdotti, in base all’evidente presupposto della necessità di riconoscere un ruolo fondamentale agli organi statali nell’esercizio delle corrispondenti funzioni amministrative, a fronte di esigenze di carattere unitario, tanto più valevoli di fronte al rischio sismico”.

Dando ragione al governo, la Consulta crea un bello scombussolamento per il fronte del no al metanodotto, che ha riunito cittadini, associazioni ed enti, con riunioni, sit-in, mobilitazioni e ricorsi.

Una protesta che dura ormai da quasi 4 anni, anche perché l’istanza presentata dalla Snam Rete Gas per il rilascio della dichiarazione di pubblica utilità del metanodotto fu depositata l’8 aprile 2009, appena due giorni dopo il tragico sisma, mentre l’avviso di avvio del procedimento arrivò il 21 maggio, comunque in piena emergenza umanitaria e abitativa.

Il progetto interessa molti comuni della provincia dell’Aquila: a parte la stessa Sulmona e altri centri della Valle Peligna, toccherebbe i territori dell’Aquila, Pizzoli, Barete, Cagnano, Montereale, Barisciano, San Demetrio, San Pio delle Camere, Prata D’Ansidonia, Poggio Picenze e Fagnano.

Ecco perché negli anni è stato proposto un percorso alternativo, che potrebbe raggiungere l’area di San Salvo (Chieti) da Briccari (Foggia) o da Vastogirardi (Campobasso). Da qui entrerebbe in mare nelle acque dell’Adriatico per rientrare sulla terraferma a Ravenna.

Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, lo aveva detto in tempi non sospetti che non si poteva fare niente: “È un’opera strategica a livello nazionale che scavalca le competenze degli enti locali che possono solo esprimere il loro parere”, disse in un convegno, attirandosi strali a non finire.

Anche sull’approvazione della legge anti-metanodotto ci sono state polemiche a non finire: prima dell’ok dall’aula dell’Emiciclo, il testo è stato rimandato in II commissione consiliare (Territorio) per approfondire i rischi di incostituzionalità, sebbene l’ufficio legislativo del Consiglio regionale in precedenza avesse già espresso il positivo parere di costituzionalità.

Adesso, si ricomincia tutto daccapo.

CHIODI ATTACCA: ”CHE FOSSE INCOSTITUZIONALE LO SAPEVANO TUTTI”

“La legge anti-metanodotto fu un emendamento approvato per compiacere una serie di pressioni ricevute. Era palesemente incostituzionale e lo sapevano tutti, anche quelli che l’hanno presentata”.

Lo afferma il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, commentando ad AbruzzoWeb la bocciatura da parte della Corte Costituzionale dell’articolo 3 della legge regionale numero 28 del 19 giugno 2012, dopo l’impugnazione da parte del governo.

La decisione della Consulta ha riaperto il caso del metanodotto di 167,7 chilometri con centrale di compressione a Sulmona (L’Aquila) che la società Snam Rete Gas ha intenzione di realizzare con un passaggio in zona sismica nonostante 3 anni di proteste della popolazione e degli enti locali.

“I consiglieri – insiste Chiodi – sapevamo benissimo che i rischi di costituzionalità sarebbero stati altissimi, mentre personalmente sulla base delle mie conoscenze non c’era nessun dubbio che sarebbe accaduto questo. Nonostante ciò si ritenne opportuno fare quell’emendamento, fu un tentativo che il Consiglio volle esperire. Ora c’è sicuramente rammarico”.

Il governatore è prudente sul futuro. “Non so che cosa accadrà ora, devo rivedere la situazione – spiega – Su questo argomento la potestà legislativa non è regionale. Sugli idrocarburi, invece, la costituzionalità del provvedimento, dopo due impugnazioni, è arrivata solo perché abbiamo fatto un lavoro di fino incredibile e concordato con il governo, altrimenti non ci saremmo riusciti”.

“Quando le cose si vogliono fare seriamente si riescono a fare, quando si fanno solo per mettersi in mostra invece si combinano questi ‘patatrac’ che durano anche poco”, conclude Chiodi. Alberto Orsini