PESCARA  – Chi manda avanti la baracca in Italia pagando le tasse che devono finanziare funzionamento del Paese, pagare stipendi pubblici, far funzionare scuole e servizi e assistenza sociale, riparare le strade e realizzare opere, rendere possibile il welfare e tanto altro ancora?

Dal report del Centro studi e ricerche itinerari previdenziali, la risposta è per certi aspetti sconvolgente. La metà degli italiani non dichiarando redditi non paga un euro di Irpef, una esiziale entrata per le casse dell’indebitatissimo Stato italiano. Mentre c’è un terzo degli italiani che si deve fare carico dei due terzi dell’Irpef.

E c’è anche un clamoroso e oramai incancrenito divario territoriale: da sola la Lombardia versa da sola di Irpef quanto tutte le regioni del Sud. Dal lato opposto la Sicilia spende il doppio di quello che versa. L’Abruzzo rientra a pieno nelle regioni del Sud, versando di Irpef 2,3 miliardi ma ha un fabbisogno di 3,3 miliardi di euro che trattiene o gli vengono versati dall0 Stato.

I dati sono contenuti della settima edizione del rapporto “La Regionalizzazione del Bilancio Previdenziale italiano”; che rielabora i dati del ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate.

Ebbene: in riferimento ai  894 miliardi di euro di redditi prodotti nel 2021 e dichiarati nel 2022 ai fini Irpef, le entrate  ammontano  a 175 miliardi.

I dichiaranti sono 41,5 milioni ma i versanti, vale a dire coloro che pagano almeno 1 euro di Irpef, sono solo 31,3 milioni: ciò significa che a ogni contribuente corrispondono 1,4 abitanti.

E c’è un altro dato da sottolineare, quello dello squilibrio territoriale: sempre relativamente ai versamenti Irpef, risulta che il Nord contribuisce per 100 miliardi, pari a oltre il 57% del totale, il Centro con 38 miliardi pari al 21,8% del totale, mentre il Sud porta in dote solo 36,3 miliardi, pari al 20,7% del gettito complessivo.

Andando ancora più nel dettaglio, con poco meno di 10 milioni di abitanti, la Lombardia versa 40,3 miliardi di Irpef,   il 26,6 del totale, vale a dire un importo maggiore dell’intero Mezzogiorno, seguono Veneto con il 10,9%  Emilia-Romagna con il 10,4%  e Piemonte con 8,4%.

L’Abruzzo contribuisce a rimpinguare le casse pubbliche con circa 2,3 miliardi, che è l’ 1,5% del totale.

Il dato più significativo da considerare è però l’ammontare del versamento Irpef pro capite.

In testa c’è ancora una volta la Lombardia con 4.035 euro in media per  abitante. seguita poi dalla provincia autonoma di Bolzano con 3.839 e dunque dall’Emilia-Romagna con 3.665 euro; sul versante opposto, le quote più basse si trovano in Calabria con 1.621 euro per abitante, seguita dalla Sicilia con 1.678 euro, ben al di sotto dei 2.144 euro annui della spesa pro capite per la sola sanità.

Gli abruzzesi versano in media 2.352 euro, con la regione quintultima.

Si legge a questo proposito nello studio: “Confrontando il numero dei contribuenti con quello degli abitanti, risulta che al Sud a ogni singolo contribuente corrispondono 1,61 abitanti, 1,4 al Centro e 1,33 al Nord; valori che, senza troppe sorprese, riflettono il minore tasso di occupazione nelle regioni meridionali”.

C’è poi il dato di quanto versano in media i contribuenti di ciascuna regione: il versamento pro capite vede  in testa il Lazio con 6.867 euro (la regione ospita sia le istituzioni, italiane e straniere, sia il Vaticano); seguono la Lombardia con 6.837 euro, la provincia autonoma di Bolzano con 6.080 euro, altre regioni del Nord (Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Veneto) e la Toscana con più di 5.000 euro circa.

L’Abruzzo con 4.581 euro per ciascun contribuente in media è 15° in Italia, e in fondo alla classifica ci sono Puglia, Calabria e Basilicata.

Veniamo ora alle uscite, ovvero a quanto hanno bisogno le singole regioni per mandare avanti la macchina per le vari capitoli si spesa, escluse le pensioni, ma comprese le prestazioni temporanee,  come la disoccupazione, le integrazioni salariali agricole e non agricole, le prestazioni della gestione separata parasubordinati; malattia e maternità; Naspi e
indennità di mobilità; trattamenti di famiglia, sostegno alla maternità e genitorialità)

Sulle uscite totali il Nord assorbe 105 miliardi pari al 57% contro il 19,7% del Centro e il 22,7% del Sud che con 41,36 miliardi presenta uscite quasi doppie rispetto alle entrate.

Il Trentino e la Lombardia sono le uniche regioni con le uscite per prestazioni inferiori alle entrate. La Lombardia versa infatti all’erario 39.9 miliardi e riceve 39,4 miliardi, il Trentino versa 3,6 miliardi e riceve 3,5 miliardi.

Dal lato opposto c’è invece la Sicilia, che versa 4,8 miliardi e riceve invece 9,1 ,miliardi, la Calabria 1,5 miliardi contro 3,9 miliardi la Puglia 5 miliardi e 9 ricevuti

Anche l’Abruzzo vive questo forte squilibrio: versa all’erario di Irpef 2,3 miliardi, come detto, ma ha un fabbisogno di 3,3 miliardi.

Questo il commento: “La ripartizione per macroaree non presenta particolari variazioni rispetto agli anni precedenti, sintomo di una situazione statica che caratterizza soprattutto le regioni del Mezzogiorno che tuttavia hanno beneficiato di elevate forme di assistenza e fiscalizzazione degli oneri sociali. L’evidenziazione delle prestazioni temporanee mostra infatti un ulteriore deterioramento della situazione produttivo – occupazionale evidenziato dall’uso intensivo da parte delle regioni meridionali, in rapporto alla popolazione residente e al numero degli occupati, degli ammortizzatori sociali, in particolare la disoccupazione agricola e non agricola, la cassa integrazione, la Naspi e le indennità di maternità e malattia”.

Il ritratto di un Paese spaccato, con un Nord sviluppato, un Centro che gli si avvicina (trainato soprattutto dal Lazio) e un Sud apparentemente povero trova ulteriore riscontro anche nell’analisi delle altre principali imposte dirette e indirette, tra cui l’Iva che dopo l’Irpef contribuisce fortemente alle entrate del bilancio statale.

Si legge nel rapporto: “Il gettito relativo all’anno di imposta 2021 e dichiarato nel 2022 è di 130,995 miliardi di euro, con il Nord, il cui volume d’affari è pari al 62,80% del totale, che versa il 63,66% dell’intera imposta. Il Centro con il 23,37% di imponibile versa il 25,16%, mentre il Sud – con un imponibile del 12,04% – corrisponde il 10,33% di tutta l’IVA. Il gettito pro-capite evidenzia un elevato livello di sommerso: il Nord con 27.486.438 di abitanti ha un pro capite di 3.034,10 euro, il Centro con 11.786.952 di abitanti versa 2.796,11 euro per cittadino mentre il Sud, con 19.962.823 di abitanti, versa un’IVA pro capite di appena 677,56 euro. Considerato che la sola Lombardia corrisponde 46,446 miliardi di IVA, il 30% del più delle regioni meridionali, diventa facile ipotizzare fenomeni di evasione”. Filippo Tronca