L’AQUILA – “Per i medici è un paziente come un altro. Lo impone la deontologia professionale. Siamo abituati a tenere da parte i nostri sentimenti personali. Per noi non esistono figli e figliastri”.
Sono le parole, rilasciate in un’intervista al Corriere della Sera, di Luciano Mutti, direttore dell’Oncologia del “San Salvatore” dell’Aquila, l’ospedale che ha preso in carico il paziente Matteo Messina Denaro.
Mutti riponde così al sospetto, avanzato soprattutto attraverso i social, di un ipotetico trattamento di favore rispetto a un normale cittadino.
Cinquantanove anni, genovese, Mutti è all’Aquila dal 1° ottobre del 2022 dopo una permanenza di 13 anni in Inghilterra (Londra e Manchester) e negli Stati Uniti (Philadelphia). È tornato in Italia come professore associato di oncologia dopo aver vinto un bando pubblico. È specialista di mesoteliomi, tumori generati da cancerogeni ambientali, soprattutto amianto.
Mutti ha visto il nuovo assistito, due ore di colloquio in una stanza del carcere del capoluogo abruzzese. Lo ha anche visitato?
“Non c’era bisogno. Conosciamo la sua storia clinica. Abbiamo scambiato informazioni con i sanitari della casa di cura La Maddalena di Palermo”, dove l’ultimo dei padrini stragisti era seguito per un tumore. “Ma parte della documentazione manca”.
“Ci siamo stretti la mano come con tutti i malati. Ero assieme con una collega. Alla fine ci ha ringraziati educatamente. È stato come incontrare una persona normale. Noi dobbiamo dimenticare che è un boss mafioso. Le emozioni restano fuori. L’unica anomalia è che per ragioni di sicurezza ci è stato chiesto di trattarlo all’interno del 41bis. Condurlo in ospedale avrebbe significato un dispiegamento di decine di uomini e mezzi. Non era il caso. Abbiamo in cura un’altra detenuta dello stesso istituto penale che però viene accompagnata da noi per fare la chemioterapia”.
“Ci ha fatto molte domande, tipiche di chi vuole sapere, conoscere la verità. Sa bene da quale malattia è affetto e dei rischi. Ovviamente non posso dire nulla delle sue condizioni di salute. Sono stati già divulgati dettagli che io invece ho appreso direttamente da lui”. E ancora: “A me è sembrato un uomo non incline all’autocommiserazione. Ha ascoltato attento, guardandoci diritto negli occhi, come immagino sia sua abitudine. In lui ha prevalso il desiderio di essere informato in modo chiaro e preciso”.
Avete già scelto i farmaci? “Sono gli stessi prescritti a Palermo. Il direttore generale della Asl 1 abruzzese, Ferdinando Romano, ha fatto in modo che venisse allestito in tempi record un locale adiacente il luogo di detenzione per la somministrazione di antitumorali. Si comincerà subito”.






