L’AQUILA – “Fino a stanotte ero incensurato. Poi non so che è successo». Così ha risposto Matteo Messina Denaro nel supercarcere  aquilano delle Costarelle a chi gli chiedeva i suoi precedenti per la compilazione della scheda anagrafica.

Mentre, come riferisce il Corriere della Sera,  alla domanda sulla residenza ha sorriso: “Non ne ho mai avuta una”. Il boss non ha voluto mangiare. Non ha chiesto giornali, libri o altro. Durante la visita, a parte il tumore, è apparso in buone condizioni di salute.

Poi è stato accompagnato in cella. Dove sarà in regime di 41 bis. La cella, quattro metri per tre e senza fornello per il cibo, sarà sua tempo indeterminato. In un’altra cella, adibita ad infermeria, sarà sottoposto a chemioterapia. Potrà vedere la Tv ma non le reti private per il timore che gli venga lanciato da qualche ipotetica emittente un messaggio in codice.

Repubblica aggiunge che nel carcere il boss si è presentato con camicia e pantaloni di marche di lusso, cintura di pitone, stivaletti di pregio. Immancabili il giaccone e il berretto in pelle. Il fisico asciutto tradisce la frequentazione di palestre o la ginnastica in casa.

All’aeroporto di Boccadifalco ha chiesto carta e penna per scrivere un appunto: «I carabinieri del Ros e del Gis mi hanno trattato con grande umanità». E la frase in cui si autodichiarava incensurato si è conclusa con un sarcastico «non so perché sono qui». Mentre alla domanda se la sua famiglia avesse precedenti ha semplicemente replicato: «Quale famiglia?».

“Non collaborerò mai”;  secondo il Fatto Quotidiano  Messina Denaro ha già chiuso le porte a qualsiasi tipo di collaborazione con lo Stato. “Non voglio collaborare”, è il senso di quello che ha detto al procuratore Maurizio De Lucia e all’aggiunto Paolo Guido. Il quotidiano racconta anche la reazione dei boss detenuti all’arresto: “Se lo sono venduti», è stato il commento di alcuni esponenti dei clan di camorra. «Qualcuno ha fatto la spia”, è stata la frase di alcuni malviventi di piccolo calibro. Nelle celle dei boss invece vige la regola del silenzio. Non una parola da Giuseppe Graviano e dal fratello Filippo. Che, incidentalmente, si trova proprio all’Aquila.

Il covo del  boss  si trova a Campobello di Mazara, nel trapanese, paese del favoreggiatore Giovanni Luppino, finito in manette insieme al capomafia.

L’abitazione risulta intestata ad Andrea Bonafede, il geometra che ha prestato la sua identità al padrino. Al momento non risulta che nell’immobile vi fossero documenti particolari tanto che gli inquirenti sospettano che possa esserci un secondo immobile in cui cercare il cosiddetto tesoro di Messina Denaro. E Andrea Bonafede starebbe parlando con i pm: con i magistrati avrebbe fatto mezze ammissioni dicendo di conoscere il capomafia fin da ragazzo e di essersi prestato a comprare, con i soldi del padrino, la casa in cui questi ha passato l’ultimo anno. Il geometra risulta indagato per associazione mafiosa.

In quel covo, secondo i carabinieri, il boss abitava da sei mesi o al massimo un anno.  “Perquisizioni e accertamenti sono in corso” dicono  gli investigatori . Stiamo rilevando la presenza di tracce biologiche, di eventuali nascondigli o intercapedini dove può essere stata nascosta della documentazione. Un lavoro per il quale occorreranno giorni”. Il boss è assistito dalla nipote, l’avvocato Lorenza Guttadauro.