L’AQUILA – Se non sarà approvato in tempi brevi il piano economico finanziario (Pef) per mettere in sicurezza antisismica  i 280 chilometri di autostrada A24-A25, Strada dei Parchi potrebbe anche recedere dal contratto di concessione, e chiedere 2,5 miliardi di euro di indennizzi.

Ad affermarlo perentoriamente  al quotidiano di Confindustria Il sole 24 ore, è Mauro Fabris, vice-presidente della società che fa parte della holding delle imprenditore abruzzese Carlo Toto.

Ascoltato oggi in audizione all’ottava commissione della Camera dei deputati.

Questo nei giorni in cui sindaci, parlamentari abruzzesi, cittadini e associazioni di categoria sono sul piede di guerra in vista dei possibili aumenti del del 25% dei pedaggi a fine anno, già molto cari. Congelati dal 2017, con la promessa di approvare il Pef.

E dunque, ribadisce Strada dei Parchi l’unica via per non aumentare i pedaggi è quella di sbloccare il maxi piano di messa in sicurezza, che prevede entro il 2030 anno in cui scadrà la concessione a Strada dei parchi un volume di investimenti di 6,3 miliardi di cui 2,2 miliardi a carico di Strada dei Parchi.

Da qui la minaccia:  “Recedere al contratto è una possibilità – tuona Fabris – , e Strada dei Parchi può esigere dallo Stato un indennizzo per mancata remunerazione di investimenti, mancati ricavi per il blocco dei pedaggi e così via. Parliamo di una cifra intorno ai 2,5 miliardi di euro”.

ll piano economico finanziario è stato previsto nella legge di stabilità del 2012 nella quale, a seguito del terremoto dell’Aquila del 2009 le due arterie si considerano strategiche in caso di calamità naturali, sono al palo da anni: nonostante la nomina, nel giugno 2020, da parte del governo dell’ex ad di Rfi, l’ingegnere abruzzese Maurizio Gentile, a commissario per la messa in sicurezza nell’ambito del “Decreto Rilancio” teso a sbloccare i cantieri, e quella ordinata dal Consiglio di Stato dopo che il Ministero per le infrastrutture, non avendo approvato il Pef entro il 30 ottobre del 2019 come sancito dal Tar al quale si era rivolta Sdp, era stato estromesso dalla competenza. Questa carica è stata affidata, prima, ad aprile 2020, al capo Dipartimento per il coordinamento amministrativo presso la Presidenza del consiglio, Maria Barillà, e poi, nei mesi scorsi, all’avvocato generale dello stato Sergio Fiorentino. Nella vicenda c’è un terzo commissario, Corrado Gisonni, anche questo di nomina governativa, per la essa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, sotto al quale insiste il tunnel autostradale.

Durissime le parole di Fabris al Sole 24 ore: “stiamo vivendo dal 2012 una situazione paradossale. Si sono alternati 5 governi e 5 ministri e oggi ministero delle Infrastrutture nonostante la nostra disponibilità a trovare un’intesa sul valore di investimenti e sulla sostenibilità finanziaria del Piano, non ho ancora deciso cosa fare”.

“Tutto questo inaccettabile non possiamo sostenere ulteriori investimenti con risorse proprie della società per esempio affrontando le spese di manutenzione straordinaria in assenza del pef lo stato il padrone di casa e strada dei parchi l’inquilino non si può certo chiedere all’inquilino di rifare fondamenta e tetto della casa a sue spese”, aggiunge Fabris.

Nel 2017 sono stati poi bloccati gli incrementi dei pedaggi

Strada dei parchi lamenta che le manutenzioni straordinarie a suo carico arriveranno a fine 2020 a 260 milioni, rispetto ai 28 milioni previsti nel contratto l’anno.  Che durante la pandemia ha perso 60 milioni di euro con il crollo degli spostamenti in auto e bus.

Fabris ribadisce per l’ennesima volta che l’approvazione del pef oltre a mettere in sicurezza un autostrada che presenta numerosissimi viadotti in un’area estremamente sismica potrebbe creare migliaia di posti di lavoro per i prossimi 10 anni. Oltre che ad evitare l’aumento mostro del pedaggio, confermando però che comunque ogni anno aumenterebbero del 2% previsti dal contratto fino al 2030.