L’AQUILA – Dal 12 maggio scorso la messa in sicurezza antisismica dell’A24 e A25 e quella dell’acquifero del Gran Sasso sono incredibilmente e pericolosamente senza governance.

Ecco perché sembra passato nel dimenticatoio il maxi intervento che riguarda le autostrade laziali ed abruzzesi, prevista dalla legge finanziaria del 2012, che le ha considerate arterie strategiche in caso di calamità naturali, e questo dopo il devastante sisma dell’Aquila del 6 aprile 2009,  e alla luce del piano di azione per mettere al sicuro da infiltrazioni dal sistema Gran Sasso il prezioso acquifero della montagna abruzzese.

I due commissari, Marco Corsini per le autostrade, e Pierluigi Caputi per l’acquifero, sono infatti scaduti dal 12 maggio scorso. E questo dopo una serie di proroghe.

Un fatto molto grave che ha veramente dell’incredibile anche per un Paese come il nostro nel quale i ritardi e le lungaggini sono all’ordine del giorno: infatti, nessuno può firmare provvedimenti e nel malaugurato caso di emergenza nessuno saprebbe dove mettere le mani.

Ed ancora: i lavori nei due fronti, molto caldi, se si considera che siamo in estate, sono bloccati nonostante le gare siano state espletate, con le nove imprese vincitrici che attendono, e con alcune di esse che hanno già cantierizzato le prime aree di intervento.

In sostanza, 3 miliardi di euro fermi, come a dire: anche l’economia e lo sviluppo vanno a farsi benedire.

Il problema ultimo sta nel rimpallo di competenze tra il ministero dell’Economia e Finanze e il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, per la firma dei decreti di nomina.

Secondo quanto si è appreso, ci sarebbe una disputa burocratica con il Ragioniere generale dello Stato, Daria Perrotta, sulla opportunità o meno di inserire nel decreto di nomina per i prossimi tre anni dei compensi ai due manager pubblici.

Ma vale la pena di raccontare questa incredibile storia che vede protagonisti il parlamento e il governo.

La legge che istituisce i due commissari è scaduta il 31 dicembre scorso.

A quel punto è scattata la proroga di 45 giorni che è scaduta dunque il 14 febbraio, ma solo il 13 marzo il parlamento ha approvato la nuova legge, stabilendo che entro 60 giorni il Mef e il Mit avrebbero varato i due decreti di nomina.

Da allora una serie di errori di procedura e refusi hanno determinato la impasse nelle strategiche attività commissariali e nella messa in sicurezza dell’autostrada e del tratto critico del traforo del Gran Sasso, dove le falde falde idriche sono pericolosamente vicine ai Laboratori nazionali del Gran Sasso (Lngs), il centro di ricerca sotterraneo più grande e importante al mondo, e anche all’autostrada, con potenziali rischi di inquinamento delle acque.

A questo proposito va anche ricordato che Caputi aveva assunto il ruolo di commissario unico, riunendo sotto la sua regia sia la gestione e tutela del delicato bacino idrico sia gli interventi di sicurezza stradale all’interno del traforo, proprio per velocizzare le procedure.

Problemi sul tappeto da anni, che coinvolgono centinaia di migliaia di cittadini, su cui nuovamente è calato l’oblio. Tutto pericolosamente bloccato: sicurezza e sviluppo economico, di aree di montagna, non certo al centro di direttrici di crescita di rilievo. (b.s.)