L’AQUILA – L’Aquila blatera, ribalta e polemizza sulla Perdonanza Celestiniana mentre gli altri fanno i fatti: al Castello di Zumelle, in provincia di Belluno, si conclude oggi la Fiera della Perdonanza.

A circa 650 chilometri dal capoluogo abruzzese che vide l’incoronazione di Papa Celestino V e dalla Porta Santa della Basilica di Collemaggio che Pietro dal Morrone fece costruire, ma che c’azzecca un evento sulla Perdonanza?

Il legame è flebile ma infiocchettato bene dagli organizzatori veneti: “Correva l’anno 1294 quando Celestino V, appena eletto pontefice, concesse l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli in visita alla basilica di Santa Maria di Collemaggio – si legge nella brochure – Chiamata successivamente ‘Perdonanza’, questa cerimonia del perdono venne estesa a tutto il mondo cattolico e fatta propria anche di Zumelle, e resa occasione di festa, fiere e spettacoli”.

Tanto basta per giustificare una due giorni di eventi interessanti: rievocazioni di arti e mestieri (come si faceva una volta negli scorci più caratteristici dell’Aquila), duelli giudiziari con riproduzioni di processi dell’epoca, spettacoli e quant’altro, ovviamente con la valorizzazione dei prodotti locali e menù a prezzo fisso per attirare turisti e consumatori.

Un attivismo che non può certo far gridare allo “scippo”, visto che nella Bolla papale Celestino si rivolge “universis Christi fidelibus”, a tutti i fedeli di Cristo che prenderanno visione del documento, senza distinzioni di Regione o Provincia.

E ovviamente, il privilegio dell’indulgenza plenaria resta localizzato nella sola Basilica aquilana, lucrato passando per la Porta Santa, come vuole la tradizione, o qualsiasi altra porta in generale dell’edificio di culto oggi in fase di ricostruzione post-sisma, secondo studi più recenti e dibattuti.

Ma questo è scontato, non è questo il punto. Il punto è che se nel lontanissimo Veneto si riesce a organizzare una manifestazione profana ancorché legata al sacro, proprio come voleva Celestino, a tema Perdonanza, fanno un po’ sorridere la laboriosità e la ministerialità di certe prassi organizzative dell’evento aquilano.

Cambiamenti al corteo, dimissioni polemiche tra gli organizzatori, Bolle portate da amministratori un po’ narcisi in nome del cambiamento tout court, figure amate a rischio taglio come la Dama della Bolla e il Giovin Signore; e poi, il “messaggio celestiniano” sbandierato qua e là come un mantra a giustificare ogni scelta, dalla carenza di iniziative alla non eccezionalità dei cartelloni di spettacolo.

Il Comitato è partito in anticipo quest’anno per la prima volta negli ultimi anni e la virtuosità di questo è stata giustamente sottolineata. Peccato che ora ci si stia perdendo in un bicchiere d’acqua e a un mese e mezzo dal traguardo tutto appaia circondato (sperando di sbagliarsi) da un alone di provvisorietà e improvvisazione.

Tutto questo mentre, in Veneto, associazioni sperdute organizzano eventi in nome del Giubileo aquilano. Gli organizzatori accelerino e trovino la quadra perché non c’è più tempo da perdere e l’esame internazionale dell’Unesco incombe. Difendete la Perdonanza. Oppure distruggetela. (alb.or.)