TERAMO – Si terrà oggi, in “un’ora e un luogo riservati”, l’incontro tra Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’esercito indagato per il brutale omicidio della moglie Melania Rea, scomparsa ad Ascoli Piceno il 18 aprile scorso e trovata uccisa a coltellate il 20 aprile a Ripe di Civitella, e i suoi legali Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.

Parolisi in realtà ha già avuto un primo abboccamento con l’avvocato Gentile ieri sera nel suo paese, Frattammaggiore (Napoli). Ma oggi il colloquio dovrebbe proseguire in vista dell’appuntamento di domani, quando il militare si presenterà in Procura ad Ascoli Piceno.

“Stiamo facendo valutazioni un po’ su tutto – spiega l’avv. Biscotti -, su tutte le ipotesi, a tavolino”. In particolare, i legali stanno ripercorrendo “tutte le dichiarazioni rilasciate” dal caporalmaggiore, che é stato sentito tre volte come parte lesa dai magistrati di Ascoli. Ancora non si sa quale sarà la linea seguita dal vedovo, che potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere. “Decideremo lì per lì, al momento”, ribadisce Biscotti.

No comment anche dai legali di Parolisi (come aveva fatto ieri il procuratore di Ascoli Piceno Michele Renzo) sull’affondo dell’Unione Camere penali che aveva parlato di “clamorosa violazione dei diritti della difesa” per l’iscrizione tardiva nel registro degli indagati, se non la promessa “parleremo domani”. Intanto “non abbiamo atti in mano” dice ancora l’avvocato. Il collegio difensivo è anche in attesa delle valutazioni del perito di parte professor Felice Varetto, che ha acquisito tutti i dati degli esami autoptici effettuati su Melania. “Penso che saranno pronte per domani”.

GIALLO SU FACEBOOK E MINACCE MORTE AD AGENTE DI CUSTODIA

Stanno proseguendo, da parte della polizia postale, le indagini sulla vicenda delle minacce di morte nei confronti dell’agente di custodia carceraria Raffaele Paciolla (amico e vicino di casa a Folignano ad Ascoli Piceno di Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’esercito indagato per omicidio in relazione alla morte di Melania Rea) minacce pervenute tramite il suo profilo facebook, agli inizi di giugno.

L’avvocato Tommaso Pietropaolo presento’ regolare denuncia per l’episodio, e spiega: “Al momento non abbiamo novità. Ma la vicenda è molto recente, e quindi dobbiamo attendere l’esito delle ricerche delle forze dell’ordine. Per il resto – continua – noi pensiamo potrebbe trattarsi dell’opera di un mitomane, ma potrebbe essere anche qualcosa di più serio, tanto più che nella minaccia era scritto esplicitamente “stai attento a quello che fai…”.

Per il legale di Paciolla, l’agente penitenziario che ieri è stato di nuovo interrogato dai magistrati per capire cosa accadde il 7 giugno, quando l’agente incontro’ a Folignano Salvatore Parolisi, proprio nel giorno in cui – prima di tornare a Frattamaggiore – il militare tento’ di nascondere un telefonino nel campo sportivo del paese, la storia delle minacce non sarebbe legata al caso di Melania Rea.

“E io non credo – ha sottolineato l’avvocato Pietrapaolo – che lui sappia qualcosa di più di quanto ha già detto sulla vicenda della donna uccisa”.

E’ comunque il caso di ricordare, che proprio in queste ore gli investigatori stanno svolgendo indagini approfondite sul falso profilo facebook di Parolisi, registrato come lo pseudonimo di “Vecio Alpino” , ora sequestrato, e grazie al quale il caporalmaggiore potrebbe aver comunicato con soldatesse del Reggimento Piceno, sue ex allieve, o con altri soggetti. Dalla sede centrale del social network, negli Stati Uniti, si attendono maggiori informazioni sulla questione.

MAGISTRATURA INDIPENDENTE: “PENALISTI FANNO DEMAGOGIA”

TERAMO – “Le dichiarazioni delle camere penali sono frutto di demagogia priva di riscontri”; “gli inquirenti stanno invece lavorando con grande equilibrio, riservatezza e professionalità nel gestire questo caso complicato e delicato”: Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe, scende in campo a difesa dei magistrati che indagano sull’omicidio di Melania Rea e che erano stati accusati dall’Unione delle Camere di aver clamorosamente violato le garanzie di difesa dell’unico indagato, il marito della donna Salvatore Parolisi.

Il segretario di Mi, Cosimo Ferri, condanna i “toni aggressivi ed ingiusti” usati dai penalisti contro l’operato dei magistrati, e li accusa di “travisare la realtà” .

“Occorrerebbe, invece -sostiene a nome della corrente- complimentarsi con i magistrati per la compostezza che stanno tenendo, pur pressati quotidianamente dagli organi di stampa, e per il modo in cui stanno conducendo le indagini nel rispetto delle norme processuali: hanno sentito diverse volte per ricostruire i fatti la persona piu vicina alla vittima e colui che ne aveva denunciato la scomparsa, solo nel momento in cui si sono ravvisati indizi a suo carico, si è proceduto alla sua iscrizione, con tutte le garanzie previste”.

UCPI: “DA MAGISTRATURA INDIPENDENTE DIFESA CORPORTATIVA”

TERAMO – “Demagogia priva di riscontri? Invieremo al dottor Ferri gli annali delle cronache giudiziarie degli ultimi anni affinché si possa documentare sulla prassi, che tutti fuorché il dottor Ferri conoscono, che privilegia come strumento investigativo proprio l’ascolto non garantito di colui che viene identificato come uno dei possibili indagati”.

Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione delle camere penali, replica così al segretario di Magistratura indipendente sul caso Melania e lo accusa di fare una “difesa corporativa” dei magistrati.

“Il dottor Ferri, con involontario umorismo, accusa le Camere penali di demagogia per aver sottolineato come, anche per l’indagine sull’omicidio di Melania, così come avviene usualmente quando si indaga su fatti simili o persino per vicende molto meno gravi, la persona sulla quale si appuntano gli interessi investigativi degli inquirenti sia stata sentita per ore e ore in qualità di persona informata dei fatti, salvo poi assumere la qualità di indagato solo in un secondo momento quando invece era del tutto evidente che egli era uno, se non il principale, dei sospettati fin dal primo momento. Ripetendo il mantra sul momento della ‘emersione degli indizi’ ignora, o fa finta di ignorare, che l’iscrizione nel registro notizie di reato è fatto ampiamente discrezionale da parte del pm, così come ampiamente discrezionale è il momento in cui tale ‘emersione degli indizi a carico’ avviene”.

Nelle critiche di Ferri in realtà “si cela la rivendicazione del diritto di decidere arbitrariamente e persino in spregio al buon senso quando taluno sia raggiunto da indizi di reità”, aggiunge Spigarelli, spiegando peraltro che “la nota dell’Unione non accusava tanto i magistrati di Ascoli, quanto una prassi diffusa e soprattutto quei difensori d’ufficio della magistratura che sono sempre pronti a invocare il rispetto della legalità a parole ma non nei fatti. Come, per l’appunto, il segretario di Mi”.