TERAMO – Sono stati trovati questa mattina dai Carabinieri e agenti del Corpo forestale, abiti e oggetti che potrebbero essere attinenti al caso dell’omicidio di Melania Rea, la donna di 29 anni di Somma Vesuviana (Napoli) trovata morta il 20 aprile scorso.

La perlustrazione, che ha permesso il rinvenimento di nuovi materiali che potrebbero essere utili a far luce sulla morte della giovane madre, è stata effettuata tra Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), luogo dove fu trovato il cadavere di Melania, e Colle San Marco, in un tratto di strada e di area boschiva lungo circa 5 chilometri.

Tra i reperti una maglietta a maniche corte e un pantalone jeans da uomo, trovati in un tragitto di circa dieci chilometri, che i militari hanno controllato addentrandosi in profondità per una quarantina di metri a valle della strada provinciale.

Notevole la quantità di materiale abbandonato in un tratto boscoso che assomiglia a una specie di “discarica”, in cui escursionisti e cacciatori, nel tempo, hanno lasciato di tutto.

La t-shirt e i jeans sono stati prelevati perché a un primo sguardo sembrano più nuovi, e dunque meritevoli di attenzione.

Il colonnello Alessandro Patrizio, comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno, ha dichiarato che sugli indumenti sembrano esserci tracce di sangue, anche se per maggiore sicurezza si dovranno attendere i risultati delle analisi scientifiche.

Al momento però non è possibile ipotizzare alcun collegamento fra i due capi di vestiario e Melania Rea: anzi, gli investigatori credono che pantaloni e maglietta “non abbiamo nulla a che fare con l’inchiesta per la morte della donna”.

Non è escluso che nei prossimi giorni vengano perlustrate altre aree.

Nel pomeriggio nella caserma dei Carabinieri del comando provinciale di Ascoli saranno di nuovo ascoltati testimoni e persone informate sui fatti.

LA FIACCOLATA DI IERI, COMPLEANNO DI MELANIA

Un lungo applauso. E poi, palloncini bianchi e lanterne nel cielo. È così che si è conclusa ieri sera a Somma Vesuviana la fiaccolata in ricordo di Melania.

Tantissimi, oltre duemila, dicono gli amici che hanno organizzato il corteo, coloro che preso parte a questo commosso, ennesimo addio, a Melania, nel giorno del suo ventinovesimo compleanno. Tantissimi i cittadini che hanno seguito la fiaccolata, per oltre due chilometri, e altrettanti coloro che si sono affacciati ai balconi, che hanno applaudito al passaggio della fiaccolata e che hanno accesso piccoli lumini.

La fiaccolata si è conclusa via Pomintella, davanti casa della famiglia Rea. “Evviva Melania”, hanno urlato in tanti. Poi, anche dal marito Salvatore Parolisi, sono state accese delle lanterne bianche e rosse, che sono state successivamente fatte volare.

IL PAPA’: “TANTA RABBIA, SIAMO IN ALTO MARE”

NAPOLI – La rabbia c’è, e si sente. Gennaro Rea, il papà di Melania, ieri, come tutti i giorni, insieme a sua moglie Vittoria, è andato al cimitero di Somma. Ieri, però, era un giorno ancora più doloroso, se è possibile. Perchè Melania avrebbe compiuto 29 anni. Ed invece è morta, ammazzata.

Ad oggi senza ancora un perchè I suoi compleanni, Melania, li trascorreva sempre con i suoi genitori, ”o veniva lei qui a Somma o andavamo noi da lei. Di sicuro stavamo sempre insieme”, racconta all’Ansa il papà Gennaro.

Se fosse viva ”le avrei regalato tutto quello che voleva”. Ed invece ”sono stato sulla sua tomba, come faccio ogni giorno. Le ho portato dei fiori, le ho parlato un po’, le ho detto che mi manca e che avrà giustizia”.

Giustizia è una parola che pesa sempre di più sulla vita della famiglia Rea, ”perché non arriva ancora” e perché ”l’attesa è sempre più snervante”. Gennaro, ex militare, mantiene sempre il controllo. Però, oggi, ammette: ”Se fosse per me avrei fatto altro”. E il riferimento è alle indagini in corso. Non scende nei dettagli, ”me lo tengo per me e, poi, non spetta a me dirlo”.

Ma, aggiunge, ”gli addetti ai lavori dicono sempre che un corpo in due-tre giorni parla. Ed, invece, noi siamo in alto mare”. Il corpo senza vita di Melania fu ritrovato lo scorso 20 aprile, a Ripe di Civitella (Teramo).  Gennaro parla anche della nipotina, la piccola Vittoria, ”quando sta con noi sta benissimo”.

E, poi, di Salvatore. Dopo le troppe storie di tradimenti, di dubbi e sospetti, la fiducia ”è affievolita”. Ma c’è, comunque, ”la normalità dei rapporti”. ”Normalità tra virgolette”, dice fermo Gennaro che aggiunge: ”Lo dobbiamo fare per forza, per la piccola Vittoria”. Non lo nomina neanche, Salvatore, quando spiega che stasera, alla fiaccolata, ”dice che viene, insieme ai suoi parenti”. Intanto, Gennaro e la moglie Vittoria chiedono solo una cosa: ”La verità sulla morte di nostra figlia. E la giustizia, perché ogni giorno che passa diventa più difficile”.

ESITO AUTOPSIA NON PRIMA DEL MESE DI GIUGNO

TERAMO – Dovrebbe essere depositato “non prima dell’inizio del prossimo mese” l’esito degli esami autoptici effettuati sul corpo di Carmela Melania Rea, la ventinovenne di Somma Vesuviana (Napoli) scomparsa ad Ascoli Piceno il 18 aprile scorso e ritrovata uccisa a coltellate il 20 in un bosco del Teramano.

Lo ha detto il professor Adriano Tagliabracci, il medico legale che ha eseguito le autopsie (la prima il 21 aprile, la seconda il 13 maggio), su incarico della Procura di Ascoli Piceno, titolare dell’inchiesta.

Tagliabracci ha rifiutato di scendere in particolari (“non posso”) sia sui quesiti posti dagli inquirenti, sia sulla natura delle ferite inferte post mortem, limitandosi a definire “fantasiose” le ipotesi di archi temporali sinora circolate sull’ora della morte.

SI CERCANO ABITI ABBANDONATI

TERAMO – Tra gli obiettivi del nuovo sopralluogo che carabinieri e agenti del corpo forestale stanno effettuando sulla Montagna dei Fiori, al confine tra le Marche e l’Abruzzo, in relazione alle indagini sul caso dell’omicidio di Melania Rea, c’è anche quello del rinvenimeto di abiti che potrebbe essere appartenuti a qualcuno che è coinvolto nella vicenda dell’assassinio e forse del rapimento della giovane madre di Somma Vesuviana.

Una ricerca condotta direttamente sul ciglio o nelle zone più prossime alla strada che collega Ripe di Civitella del Tronto, nel teramano, a quota 1200 metri, con Colle San Marco, circa 15 chilometri più in basso, nell’ascolano, a 700 metri di quota. E questo forse perché gli investigatori pensano che alcuni capi possano essere stati abbandonati e gettati in fretta nell’area vicina a quella di ritrovamento del cadavere, nelle ore cruciali della vicenda.

Già nei primi giorni dell’inchiesta, emersero dubbi sull’abbigliamento del vedovo di Melania, Salvatore Parolisi, che la mattina del giorno della scomparsa della donna, il 18 aprile, fu ripreso da una telecamera di un supermercato ascolano vestito con giubbotto e abiti invernali, mentre nel pomeriggio, sul Colle San Marco, dove egli ha detto di essere andato con la moglie e la figlioletta di 19 mesi, è stato visto indossare da alcuni testimoni, in testa il titolare del chiosco del pianoro, Alfredo Ranelli, abiti estivi e “strani”.

Un mistero tra i tanti, nel caso ancora irrisolto del brutale omicidio della 29enne campana, che viveva a Folignano.

NESSUNA TRACCIA DI SANGUE SUGLI INDUMENTI RITROVATI

TERAMO – “Non ci sono tracce di sangue sugli indumenti che abbiamo trovato oggi. Ma esse potrebbero essere state solo lavate dall’acqua caduta nella zona. Per capirlo dobbiamo attendere i risultati delle analisi scientifiche che verranno svolte al più presto”.

Lo dice all’Agi il colonnello Alessandro Patrizio, comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno, in relazione ai pantaloni e alla maglietta di taglio maschile rinvenuti oggi in un fossato nell’area di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), non lontano dal luogo dove fu trovato il 20 aprile scorso, massacrato con 32 coltellate, il cadavere di Melania Rea.

Il ritrovamento odierno è il frutto di una nuova perlustrazione del territorio montano e boschivo compreso tra Ripe e Colle San Giacomo, località situata pochi chilometri più in basso, a metà strada con Colle San Marco, già nell’ascolano, effettuato questa mattina dai carabinieri e dal corpo forestale.

“Per oggi ci siamo fermati alla zona di San Giacomo – spiega ancora il comandante – perlustrando una fascia di 50 metri dalla strada di collegamento locale. Ma se fosse necessario nei prossimi giorni potremmo scendere anche più in basso, verso San Marco”.