L’AQUILA – Oltre un terzo dei medici di base, presidio fondamentale sul territorio, ha più di 66 anni e un carico di pazienti sempre più pesante. Un punto di riferimento del cittadino oggi rischia di diventare sempre più stressato dal carico di lavoro e dalla mancanza di un ricambio generazionale. E l’Abruzzo non fa eccezione, tanto che in base alle proiezioni, nel 2025 andranno in pensione 352 medici, e ne entreranno in servizio 225 con un saldo negativo di -127.
Nell’intero paese, sempre nel 2025 andranno in pensione 13.780 medici di base, rimpiazzati da 10.148 giovani colleghi, anche qui con un ammanco drammatico di 3.632 medici.
I dati e le relative proiezioni solo dell’Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, e conferma le ragioni di fondo delle mobilitazioni che anche in Abruzzo si stanno verificando per la carenza dei medici di base, e per la difficoltà di rimpiazzarlo quando vanno in pensione. Solo l’assaggio di quello che potrebbe accadere senza energiche contromisure tra qualche anno.
Commenta infatti l’Agenas: “Per risollevare la situazione il decreto Milleproroghe ha alzato (su base volontaria) l’età pensionabile da 70 a 72 anni. Ma resta il problema di una categoria sempre più anziana, anche se dotata di una maggiore esperienza. Il Governo ha stanziato 15,63 miliardi del PNRR per la sanità dando priorità alle reti di prossimità con le case di comunità. Che però, anche dove avviate stentano a decollare per carenza di personale e di programmazione. Si cerca di supplire alle difficoltà di accesso alla professione causate anche dai ritardi nei bandi delle Regioni, che spingono i giovani alla specializzazione post laurea. E questo nonostante le borse per la formazione dei medici di base nel corso degli anni siano aumentate”.
I numeri di Agenas del resto parlano chiaro. Più di un terzo ha superato i 66 anni e i laureati da almeno 27 anni (che hanno tra i 52 e i 54 anni) rappresentano i tre quarti del totale.
Mentre i medici di famiglia laureati da meno di 6 anni sono appena 666 e quelli con un’anzianità da 13 a 20 anni (intorno ai 45 anni) sono circa 2000.
Dunque sempre meno giovani intraprendono la professione e diventa sempre più difficile riempire i vuoti lasciati da chi va in pensione.
Sempre in cifre, tra due anni e mezzo saranno entrati poco più di 10 mila giovani medici, mentre 13.780 avranno interrotto il servizio.
Le conseguenze saranno pesanti per i pazienti, dato che il numero di assistiti pro capite si attesta su una media di 1.237, con picchi superiori alla soglia massima fissata di 1.500.
Va detto anche però che in Abruzzo almeno al 2021, c’erano 26 medici di medicina generale ogni 100mila abitanti, una media molto alta e ben superiore a quella italiana, di soli 18 ogni 100mila abitanti.
Analizzando più in dettaglio a livello regionale il dato dell’anzianità di servizio nel 2021, i medici di medicina generale con oltre 27 anni di anzianità erano di Abruzzo 803 su 1.036.
Dunque il problema è destinato a breve ad esplodere e a dirlo sono le proiezioni al 2025, considerati i medici che in tale intervallo di tempo compiranno 70 anni di età e senza tener conto di quel piccolo numero di medici che per cause diverse annualmente lascia la convenzione indipendentemente dall’età anagrafica.
Insomma, nel 2025 andranno in pensione in Abruzzo 352 medici, e si prevede che ne entreranno 225 con un saldo negativo di -127, Un fenomeno che riguarda tutta l’Italia e tutte le regioni nessuna esclusa al 2025 andranno in pensione 13.780 medici di base, e si prevede che ne entreranno in servizio 10.148, anche qui con un ammanco di 3.632 medici.
La stima dei medici entranti, va precisato è stata elaborata a partire dal numero di posti disponibili al Corso di formazione in medicina generale negli anni dal 2022 al 2025, ipotizzando che, con un tasso di copertura dei posti del 100%, il 100% degli ammessi completi l’iter formativo nei tre anni previsti.
C’è infine un altro aspetto sottolineato dall’Agenas, la situazione demografica italiana, e l’invecchiamento della popolazione in generale.
“L’Italia è quinta al Mondo per aspettativa di vita con una media di 84,01 anni (81,90 per gli uomini e 85,97 per le donne). Una buona notizia che rischia di pesare sempre di più sul sistema sanitario. Una cittadinanza che invecchia è fragile ed ha bisogno di assistenza, cure e terapie, ossia di una sanità pubblica efficiente. Da anni il medico di base è una figura di riferimento, in particolare per il paziente anziano, con un ruolo concreto, ma anche di rassicurazione e sostegno, insostituibile. Così come è stato durante lo “tsunami Covid”. E con meno medici, e più pazienti, senza un forte intervento di potenziamento del settore la situazione rischia di diventare drammatica.






