PESCARA – Gianfranco Mazzoni, giornalista e voce storica della telecronaca del campionato di Formula 1, è un uomo che fa del suo lavoro la sua più grande passione.

Teramano, 52 anni, non si vanta del suo ricchissimo curriculum, né cerca si spostare l’attenzione su di sé, tant’è che quando gli si dice che su Internet in molti scrivono che “se un giorno dovesse andare via non ci sarebbe più motivo di guardare le gare”, risponde semplicemente che “è solo questione di abitudine, perché a ogni epoca ci si affeziona al telecronista di turno, si familiarizza con la voce e quindi se ci dovesse essere un altro ci si abituerebbe a quello; poi – ridendo – ci sono anche quelli che mi dicono male”.

“Bisogna rimanere a contatto con la realtà – dice Mazzoni – perché i superuomini sono altri: i medici che combattono per salvare una vita, i militari che partono in missione, quelli che con 1.000 euro al mese si occupano della famiglia”.

Parla con una voce pacata e tranquilla, Gianfranco, al contrario di tutte le partenze di Formula 1, che, con fiumi velocissimi di parole e toni elevati ed emozionati, rende partecipi tutti i telespettatori.

In uno sport come la Formula 1, in cui tutto è programmato e sempre più tecnologico, con tempi scanditi e ben precisi, com’è cambiato il rapporto tra il giornalista e la Formula 1?

Negli anni ‘90 Senna aveva introdotto una professionalità estrema, perché se non eri competente non voleva perdere tempo. Prima c’era una sola tv, pochi giornali e tutto era più familiare. Poi di colpo è esploso tutto, la tecnologia è diventata fondamentale, bisogna avere molte più informazioni anche sul gossip e sulle vite dei soggetti di cui si parla, perché quando devi improvvisare nei momenti buchi non si può rimanere zitti, quindi devi essere informato su tutto. E poi c’è meno tempo a disposizione per parlare con i piloti.

Quindi commentava quando è morto Senna?

Facevo il radiocronista. Con lui avevo un grande rapporto di professionalità reciproca; la radio allora non era molto considerata, invece lui la metteva allo stesso livello della tv. Sono rimasto molto colpito dalla sua morte; il giorno prima era morto Ratzenberger e lui stesso ci rimase di sasso. Ricordo che, alla sua scomparsa, per due giorni lavorai di continuo senza fermarmi fin quando vidi il feretro ed è lì che sono crollato. Credo che non tornerà mai uno come lui a livello di personalità.

Com’è cambiata la sicurezza in pista?

È cambiata tanto. Prima le macchine erano molto più pericolose e i sopravvissuti, nel caso di incidenti, erano pochi. Ora i circuiti sono più sicuri e lo sono anche le vetture, grazie soprattutto a Mosley che ha fatto una grande battaglia per una maggiore sicurezza. Ci sono ancora difetti, però, come le vetture che decollano se si toccano con le gomme.

Parliamo di tifoseria. Chi è il suo preferito?

Non tifo perché noi dobbiamo essere imparziali e professionali, però con Trulli e Liuzzi, che sono abruzzesi come me, ho un grande rapporto di amicizia. Alonso e Hamilton ritengo che abbiano un potenziale grandissimo e nella Gp2 Valsecchi e Coletti sono ragazzi molto interessanti.

Schumacher fa ancora breccia nel cuore dei telecronisti?

È stato un grande campione, ma sono 31 gare che non vince e non riusciamo a vederlo sul podio. Noi dobbiamo basarci sui dati, anche se lo stimo molto.

Come ha visto il suo ritorno?

Ha avuto un grande coraggio. C’è chi dice che probabilmente ha avuto un tracollo finanziario o problemi familiari. Poi evidentemente gli è tornata la carica e la motivazione per rimettersi in gioco. Ora ci sono piloti nuovi e una F1 anche diversa, quindi ha avuto il coraggio di confrontarsi. Lui provava tantissimo, ora non si può; ora si utilizza molto il simulatore, ma lui per esempio vomita quando lo usa.

Come si prepara per commentare i gran premi di Formula 1?

Ci vogliono tre elementi fondamentali: metodo, disciplina e costanza. Io leggo notizie tutti i giorni per almeno due ore, sistemo i file così che riesca ad avere sempre una visione completa e giornaliera di quello che succede. La preparazione deve esserci 365 giorni l’anno e anche in circuito devi informarti e parlare con la gente.

Ha mai provato una monoposto?

No, perchè ci vuole una licenza particolare e poi non ho più l’età. Però ho provato sui kart (ride).

Qual è stato il circuito più bello visitato?

Ce ne so diversi; il circuito di Spa-Francorchamps in Belgio, quello di Suzuka in Giappone, Interlagos del Brasile. Mi piacciono anche il circuito di Melbourne, australiano, e quello di Silverstone in Inghilterra.

L’incidente più spaventoso?

Quello di Webber l’anno scorso con Kovalainen, Kubica al Gran Premio del Canada del 2007 che finisce anche lui fortunatamente illeso, anche se credevo fossero spacciati. Anche quello di Trulli a Silverstone è stato brutto.

Qual è stato il Gran premio più emozionante?

Batte tutti quello di Donington del ’93. Era il giorno di Pasqua e pioveva; Prost partì avanti con Senna al sesto posto, ma dopo il primo giro Senna era primo con due secondi di vantaggio: è stata la sua apoteosi.

Che ne pensa del Gp di Roma?

Sapevo che non si sarebbe fatto niente. Ci vogliono troppi soldi per realizzarlo, e poi due Gp nello stesso Paese non ci devono stare; inoltre, io sono contro i circuiti cittadini perché sono pericolosi e causano disturbi alla gente.

E dell’interesse di Elkann e Murdoch per la Formula 1?

Secondo me avere due persone ricche e competenti potrebbe portare benefici e poi prima o poi un post Ecclestone dovrà esserci.

Vede realizzabile il cambio di timone?

Dipende tutto dai soldi.

Come ha visto l’impegno di Trulli e gli altri per il terremoto?

Jarno e Liuzzi sono molti sensibili e il loro senso di appartenenza all’Abruzzo è molto forte. Jarno ha fatto diverse iniziative, come un marchio chiamato “Abruzzo nel cuore” per raccogliere fondi e ed è sempre stato attento che i soldi avessero una giusta destinazione finale. Oltre i corregionali, tutti sono rimasti molto colpiti dal sisma, perché in un mondo così globalizzato avverti in qualche modo i dolori collettivi. Inoltre, essendo la Formula 1 un ambiente molto competitivo in ogni settore che lo riguarda, quindi dove il tuo primo nemico è il tuo compagno di squadra, queste iniziative risaltano.