TERAMO – Un giovane si aggira all’Emiciclo. È il teramano Sandro Mariani, capogruppo in Consiglio regionale del Partito democratico, che con i sui 34 anni compiuti a giugno, è il più giovane tra i capigruppo nei Consigli regionali italiani.

Un abruzzese entrato della speciale topo ten, ricavabile dai dati del sito del Ministero dell’Interno dedicata agli amministratori locali in più verde età.

Per la cronaca, il sindaco più giovane è Tommaso Fiazza, primo cittadino di Fontevivo in provincia di Parma, appena 22enne. C’è poi Matteo Rancan, 25 anni, consigliere regionale dell’Emilia Romagna, Debora Serracchiani, 46 anni, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Manuela Bora, 31 enne, assessore al Commercio della Regione Marche.

“Non lo sapevo – commenta Mariani – non mi ero mai messo a fare una ricerca di questo tipo. Quando mi è stato detto però non nascondo che ho provato soddisfazione”.

Va detto che però Mariani non è comunque un politico di “primo pelo”, la sua gavetta politica l’ha fatta già ai tempi del liceo, poi è diventato consigliere di amministrazione dell’Università di Medicina di Teramo, è stato dunque eletto al Comune di Campli, il suo paese di residenza, dove ha ricoperto la carica di assessore, ed è diventato vice segretario provinciale del Pd. Infine nel maggio 2014  l’elezione in Consiglio regionale, con 5.818 preferenze.

Mariani ci tiene però a dire che non è tra quelli che si sono fatti persuadere dalla retorica del “giovanilismo”.

“Il ringiovanimento della classe dirigente è un fatto positivo – spiega Mariani – ma non bisogna esacerberare il concetto: noi giovani dobbiamo lottare e impegnarci per dimostrare che valiamo, il dato anagrafico però non è l’unica caratteristica di un buon amministratore”.

Riflessioni che hanno il loro peso dopo la sconfitta del “Si” al referendum e dell’ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi, il “giovane” per antonomasia, in questa seconda repubblica oramai al tramonto, la cui carriera, che sembrava sfolgorante, ha subìto una battuta d’arresto che rischia di essergli fatale.

“Renzi forse deve recuperare serenità, e sopratutto umiltà – osserva Mariani – . Ho grande rispetto e stima per il leader del mio partito, ma oggi va rivisto il modo di approcciarsi alla gente, quando le cose vanno male, anche se ti impegni al massimo, va riconosciuto”.

E aggiunge: “La sconfitta al referendum nasce da uno scollamento, il popolo aveva creduto in quel ‘simpatico giovane’ che dava speranza, poi all’improvviso qualcosa si è rotto, si è persa empaptia, e ha preso, anche questo va detto, il sopravvento da parte sua dell’arroganza”.

Alla domanda se in Regione sente di aver fatto finora abbastanza per gli altri giovani abruzzesi, quelli che a migliaia e migliaia non hanno lavoro e prospettive, e sempre più spesso fanno le valige e se vanno, Mariani risponde che “stiamo facendo tutto quello che è possibile, con il massimo dei nostri sforzi, è chiaro che non è mai abbastanza per la gente, e non è mai abbastanza nemmeno per noi, il problema è talmente grande, che non è facile risolverlo”.